«I nostri morti già dimenticati. Lo Stato è assente, i responsabili tacciono»

Alessandro Biancardi

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«I nostri morti già dimenticati. Lo Stato è assente, i responsabili tacciono»
  L’AQUILA. Dalle 9.30 dell’11 settembre i familiari degli studenti universitari morti nel terremoto del 6 aprile 2009 manifesteranno a Roma davanti a Palazzo Chigi. «I nostri», hanno detto, «sono morti dimenticati».
Le famiglie degli studenti universitari morti a l'Aquila sostengono di non aver avuto alcuna attenzione dallo Stato.
«Il pur legittimo impegno per la ricostruzione non può far dimenticare che 55 studenti universitari sono morti, travolti dal terremoto del 6 aprile 2009», scrivono in una nota alcuni genitori.
«Da quel giorno nessuno ha più prestato attenzione al grande dolore che ha sconvolto la nostra vita. Nessuna attenzione morale e nessuna attenzione materiale», dicono, «sembra quasi che le proprietà immobiliari valgano di più dell'esistenza dei nostri figli e dei nostri fratelli».
Il motivo della manifestazione è chiaro poiché il messaggio che si vuole far giungere ai vertici dello Stato è che «prima di quella tragica data non solo non era stata presa alcuna seria iniziativa volta a scongiurare il pericolo che da molte parti si riteneva imminente, ma addirittura si faceva un'opera irresponsabile e colpevole di rassicurazione».
«I nostri figli», dicono oggi i familiari delle vittime, «ci comunicavano quotidianamente di non avere alcuna apprensione perché questo era quello che veniva loro detto dalle varie autorità, istituzionali e accademiche. Nel corso della manifestazione forniremo documenti che attestano quanto questa nostra affermazione sia fondata e anche confermata da sedi indiscutibili e competenti».
E poi nessuno, avvenuta la tragedia, avrebbe avvertito «l'elementare dovere» di render conto dei propri errori e di scelte che tanti lutti hanno provocato.
«Il terremoto è un fenomeno naturale», denunciano ancora le famiglie, «ma la scienza e l'esperienza umana consentivano di valutare i terribili rischi che correva il territorio aquilano e di tenerne informati i giovani che avevano scelto quella città per i loro studi. Nessuno ha avvertito il dovere di dimettersi o di darci comunque un riconoscimento morale, salvo una beffarda Laurea ad Honorem, che molti di noi hanno rifiutato. Alcuni di noi, nella fretta dello sgombero delle macerie, sono stati perfino privati del conforto del reperimento di un oggetto personale dei loro cari».
Se dalle istituzioni il silenzio è totale, quasi omertoso, sull'argomento i genitori degli studenti morti nella casa dello studente si aggrappano ai risultati che, si augurano, potranno scaturire da un lavoro meticoloso attento e professionale dei magistrati.
«Le indagini», dicono, «dovranno chiarire le responsabilità di coloro che hanno lucrato sulla pelle dei nostri figli costruendo case in violazione di elementari regole sismiche e omettendo i doverosi controlli nel corso del tempo. Siamo consapevoli che si tratta di indagini complesse, affidate in questo momento ad un unico Pubblico Ministero, che continua ad occuparsi anche degli affari correnti della sua Procura. Vogliamo che siano garantite le risorse necessarie per avere risposte di giustizia in tempi ragionevoli».
Con la manifestazione davanti Palazzo Chigi il coordinamento dei familiari degli studenti si augurano che tutti coloro che hanno perso i figli studenti sotto le macerie aquilane si uniscano in un unico soggetto per poter essere più forti e compatti nel rivendicare giustizia e diritti negati.
«Vogliamo far ogni sforzo perché i giovani studenti che hanno perso la vita all'Aquila in quella tragica notte, i nostri morti, non siano dimenticati».

10/09/2009 17.41