Il Comitato 3.32 recupererà l'ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio

Alessandro Biancardi

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L'INIZIATIVA L'AQUILA. Il comitato 3.32 ha annunciato che recupererà uno stabile in disuso da tempo, all'interno del complesso dell'ex Ospedale Psichiatrico dell'Aquila con l'intento di restituirlo alla collettività.



La legge 180/1978 da più di 30 anni ha imposto la chiusura degli ospedali psichiatrici.
Una volta dimessi i pazienti, l'ospedale psichiatrico di Collemaggio ha attraversato anni di degrado e parziale utilizzo.
Solo alcuni edifici prima del sisma sono stati utilizzati in maniera appropriata.
Il Progetto Obiettivo per la tutela della salute mentale già dal 1994 sancisce che gli ex ospedali psichiatrici devono essere riqualificati, adibiti ad altro uso, venduti o affittati ed il ricavato deve essere devoluto per progetti sulla salute mentale.
Questo è stato solo parzialmente fatto (vendita all'Accademia dell'Immagine o la riqualificazione di altri spazi ma adibiti esclusivamente ad uso sanitario).
«Oggi più di ieri il processo di riqualificazione dell'ex Ospedale Santa Maria di Collemaggio non si può né si deve interrompere», dicono dal Comitato.  «L'emergenza abitativa e di nuovi spazi pubblici e sociali è una priorità assoluta».
La migliore riqualificazione in un momento come questo, infatti, sostiene il comitato, è quella di aprire spazi per la cittadinanza, far rivivere un posto altrimenti morto.
Così i rappresentanti di 3.32 hanno annunciato il loro impegno: «entro 14 giorni presenteremo il progetto tecnico e si impegnano ad affrontare le spese per la messa in sicurezza dello stabile e quelle l'esecuzione del progetto. Siamo anche disponibili a concordare un affitto purchè il ricavato vada esclusivamente a progetti per la salute mentale come definito dal suddetto Progetto Obiettivo sulla salute mentale».
L'idea attuale è quella di attivare collaborazioni con il Dipartimento di Salute Mentale per gestire insieme agli utenti psichiatrici attività socializzanti e risocializzanti, progetti volti all'integrazione sociale e lavorativa di tutte le persone.
«In un momento in cui i campi tenda vengono smantellati», spiegano ancora gli ideatori del progetti, «la protezione civile dà chiaro  segnale della fine dell'assistenza, e a molti aquilani viene offerta come unica alternativa la deportazione in altre città e province, troviamo normale e sano poter continuare a vivere e a far vivere questa città con le risorse umane e materiali che ancora possiede. Vogliamo restare per contribuire alla rinascita sociale del territorio. Solo così è possibile una ricostruzione partecipata, senza perdere la dignità. Un piccolo segnale di cittadini e cittadine che si riprendono la città».
Nei mesi scorsi il comitato 3.32 è riuscito ad istituire al Parco Unicef un punto di incontro fondamentale per i cittadini che si sono uniti spontaneamente dopo il sisma.
E' stato messo in piedi anche un medialab/internet point gratuito e accessibile per tutti, uno sportello legale, un punto di ascolto e aggregazione per le donne.

07/09/2009 11.38