Terremoto, le case non bastano. La Protezione civile ora studia una via d'uscita

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Mancano 20 giorni all'inizio della scuola. E mancano 20 giorni anche alla fine dell'estate. Improvvisamente la Protezione civile sembra essersi accorta che le case non basteranno e si sta correndo ai ripari.





L'AQUILA. Mancano 20 giorni all'inizio della scuola. E mancano 20 giorni anche alla fine dell'estate. Improvvisamente la Protezione civile sembra essersi accorta che le case non basteranno e si sta correndo ai ripari.



I conti non tornano: troppi sfollati e troppe poche case. Anche la Protezione civile si è accorta che qualcosa non quadra e si sta lavorando in gran fretta ad un piano integrativo per reperire altre abitazioni.
Servono tetti sulla testa perchè tra poche settimane la città piomberà nel suo tipico prematuro inverno. Di promesse ne sono state fatte a bizzeffe e proprio in questi giorni i vertici del Dipartimento hanno avuto conferma del fatto che i conti sulla disponibilità delle case in relazione alle esigenze degli sfollati erano sbagliati.
Dalla Protezione Civile arriva una ennesima conferma che «ci sarà un tetto per tutti» ma ci sarà da lavorare parecchio.
Le discrasie si evidenziano soprattutto sul contestato progetto Case che prevede la realizzazione di 4.500 case prefabbricate per dare un tetto a circa 15 mila sfollati che hanno case gravemente danneggiate classificate E ed F: i tecnici della protezione civile hanno sistemato i nuclei familiari con tre, quattro e cinque componenti accorgendosi alla fine che i numeri non erano sufficienti per monolocali, ma soprattutto per bilocali.
Segno evidente che i dati sul censimento sono stati elaborati male: in tal senso, il vice della Protezione Civile De Bernardinis conferma indirettamente le difficoltà e sottolinea: «Stiamo percorrendo la strada di adeguare le soluzioni sul tappeto al numero e alle tipologie relative alle esigenze delle persone che non hanno casa, tenendo fede ad alcuni criteri fondamentali: la scolarità e la territorialità».

TRASFORMAZIONI IN CORSA: L'INVERNO E' ALLE PORTE

La Protezione civile ha deciso di interpellare le aziende che stanno costruendo le case prefabbricate per chiedere di trasformare i monolocali in bilocali e gli appartamenti per tre e quattro ancora in bilocali.
Gran parte di queste istanze, molto caldeggiate, sono state rinviate al mittente perché molte aziende hanno fatto presente di aver già acquistato materiali per i progetti originari.
Il dipartimento ha anche allertato le stesse aziende per proporre la realizzazione di altre piastre e di altre abitazioni, concordando nuovi incarichi a trattativa diretta utilizzando il ribasso d'asta del bando complessivo di qualche mese fa: ma su tale questione, sulla quale ci sarebbe dovuto essere una riunione proprio oggi, c'é stata una brusca frenata per il veto del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. In relazione a questa circostanza, il vicecapo della protezione civile ha precisato che si tratta di una possibilità «esattamente come le altre soluzioni che sono sul tavolo, ma sono possibilità sulle quali occorre confronto e concertazione con gli enti locali, i cui rappresentanti sono rappresentanti di protezione civile».

PEZZOPANE: «FARE IN FRETTA, A TUTTI UNA CASA»

«Vogliamo che la nostra gente a settembre torni in provincia dell'Aquila. La condizione imprescindibile è assicurare a tutti un'abitazione».
E' chiara e determinata come sempre, la presidente della Provincia Stefania Pezzopane, che lancia un ultimatum (l'ennesimo) tra la sfida e la speranza al Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.
Se gli alloggi del progetto Casa non saranno sufficienti, propone la presidente, «allora si faccia ricorso a soluzioni alternative. Case di legno, case mobili, alloggi sfitti e hotel nella nostra provincia».
L'invito quindi è a fare subito il punto della situazione sui fabbisogni abitativi e sulle soluzioni alternative al progetto CASE.
«E' un bene che i lavori per i nuovi insediamenti procedono a ritmi serrati», ha detto, «Tuttavia le abitazioni in costruzione non basteranno per tutti».

Anche la Provincia, insieme al Comune dell'Aquila, ha lanciato da tempo l'allarme, ma le soluzioni adottate finora «non ci sembrano rispondere alle reali esigenze degli aquilani», ha attaccato Pezzopane.
«Perchè non si pensa ad allestire case di legno o case mobili, anche a L'Aquila, come si sta già facendo in alcuni comuni della provincia?», si domanda la presidente. «L'esempio delle case di legno costruite dalla Provincia di Trento a San Demetrio e Villa s. Angelo, già pronte tra l'altro, dovrebbe essere un modello da seguire. Sono strutture leggere, di facile costruzione, poco costose, facilmente rimovibili, che potrebbero garantire in poco tempo il rientro degli aquilani almeno in provincia».
Molti genitori, ancora indecisi se iscrivere i loro figli nelle scuole aquilane o sulla costa, non avrebbero più dubbi se ci fossero appartamenti disponibili per tutti a breve.
Ma le proposte della Provincia non sono finite: «Perché non fare poi anche una stima degli alloggi sfitti e agibili a L'Aquila e nei comuni limitrofi, oppure non ospitare gli aquilani negli hotel della nostra provincia, invece di farli alloggiare ancora sulla costa, come si sta prospettando?»
Il rientro, secondo la Pezzopane, sarebbe più agevole, i costi (considerando le spese che finora la Protezione Civile sta sostenendo per l'ospitalità e per i trasporti) sarebbero meno onerosi, le risorse sarebbero tutte investite sul nostro territorio e non altrove.
«Finora si sono fatti sforzi enormi – ha chiuso la Pezzopane- e ringrazio tutti coloro che si sono spesi per garantire ospitalità e sicurezza alla nostra gente. Quello che chiedo è un impegno ulteriore. Gli aquilani dovranno tornare in città, o almeno in provincia. Solo così si potrà ripartire».

RIFIUTI E MACERIE: 1,5 MLN DI METRI CUBI

La Provincia dell'Aquila ed i Comuni stanno lavorando anche ad un piano generale di gestione delle macerie che secondo stime della protezione civile potrebbero raggiungere il milione e mezzo di metri cubi. Lo ha detto il vice capo della protezione civile nazionale, Bernardo De Bernardinis, tornando a parlare del problema dello smaltimento delle macerie.
«Lo stoccaggio - ha detto De Bernardinis - sta funzionando, ora attendiamo che l'ente locale stabilisca l'affidamento della parte selezione ed avvio in discarica ma al tempo stesso sia i Comuni che la provincia stanno lavorando per un piano generale di gestione macerie che toccano il milione e mezzo di metri cubi»

01/09/2009 16.02