In 40 mila senza casa, gli sfollati trasferiti negli hotel di Teramo

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Dopo l'estate ancora incertezza sul futuro dei terremotati che non hanno più una casa.


In attesa che le unità abitative volute dal Governo siano pronte, e comunque non basteranno per tutti, ci si sta organizzando e l'alternativa resta quella degli alberghi.
Infatti ormai da qualche giorno la protezione civile nazionale sta cercando di concentrare nelle strutture ricettive della costa teramana gli sfollati che hanno trascorso gli ultimi quattro mesi in alberghi della provincia di Pescara e Chieti, e in strutture ricettive nel territorio di Ascoli Piceno, dell'Umbria e del Lazio.
L'intenzione è già contenuta in alcuni provvedimenti.
A questa valutazione si è giunti per il fatto che la costa teramana è più vicina all'Aquila: dai centri strategici saranno organizzati bus navetta che porteranno all'Aquila famiglie ed anche alunni e studenti che hanno deciso di frequentare le scuole nel capoluogo di regione investito dal sisma.
Da fonti della protezione civile viene sottolineato che negli alberghi della costa chietina e pescarese potranno rimanere casi particolari che hanno ragioni motivate.
Non verranno invece costretti a muoversi gli anziani che cambieranno struttura ricettiva solo se manifesteranno la volontà di avvicinarsi all'Aquila.
Ma ci sarebbe un allarme numeri per la sistemazione degli sfollati con una corsa contro il tempo in vista dell'inizio dell'anno scolastico, fissato per il 21 settembre, e la graduale dismissione delle tendopoli prevista tra il primo ed il 30 settembre.
Numeri discordanti in particolare sono emersi dal 'Progetto Case', 4.500 appartamenti per dare una casa confortevole a circa 15 mila sfollati con case danneggiate classificate E ed F, dal quale rimarrebbero fuori i nuclei familiari costituti da una e due unità, mentre sarebbero coperti quelli a tre, quattro e cinque.
Un quadro reso ancora più difficile dal fatto che molte case classificate A, a danno lieve, non sono state riattivate e che la ricostruzione delle B e C ancora non decolla.
A questo quadro si deve aggiungere il ritardo di più di un Comune del cratere nell'appaltare i lavori per l'urbanizzazione e la realizzazione di casette in legno, la cui costruzione è stata appaltata da diverse settimane dalla Protezione civile.
L'accertamento della insufficiente disponibilità di case in relazione al numero di terremotati ci sarebbe stato in una convulsa riunione di qualche giorno fa alla quale ha partecipato il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.
L'allarme numeri è confermato dal vice presidente del consiglio regionale Giorgio de Matteis (Mpa), che da tempo denuncia l'insufficienza degli alloggi e boccia il 'Progetto Case'. «Sono migliaia e migliaia le persone senza sistemazione - attacca -. Si è fatto un affidamento eccessivo sul famoso 'Progetto Case' che comunque era al massimo previsto per 15 mila persone, in realtà si è sottovalutato il fatto che per mettere 15 mila persone lì dentro bisognava preoccuparsi degli altri 50 mila che teoricamente sarebbero dovuti rientrare già nelle case classificate di tipo A, B e C. Tutto ciò senza contare gli alloggi per gli studenti, altre migliaia di posti».
Tra le soluzioni ipotizzate dalla Protezione Civile per nuove unità abitative ci sarebbe l'ipotesi di utilizzare il ribasso d'asta del bando per le case prefabbricate, per realizzare altre piastre sulle quali costruire nuovi insediamenti.
Altra ipotesi é quella di destinare agli sfollati posti letti negli alberghi dell'Aquila e dintorni tornati in funzione; occupati finora da Protezione Civile, forze dell'ordine e ditte che vi hanno sistemato tecnici ed operai. Altra soluzione, infine, è la conferma delle prenotazioni di posti letto negli alberghi della costa teramana.
Nei giorni scorsi, invece, il Comitato di cittadini 3.32, costituitosi subito dopo il sisma, ha attaccato aspramente il senatore abruzzese del Pd, Franco Marini che ha espresso elogi sul progresso di ricostruzione. «Forse non ne sa granchè», ha tuonato il comitato. «Già il fatto che 30.000
persone abbiano dovuto trascorrere 5 mesi “in campeggio” è frutto di una scelta scellerata. Adesso alle 40.000 persone rimaste senza un tetto si dice che se non troveranno posto nel piano c.a.s.e, saranno ospitate negli alberghi del teramano. Peccato che il piano c.a.s.e. preveda appena 4000 posti letto pronti a Settembre. Nonostante questo l'onorevole Franco Marini dichiara: “Sono soddisfatto perchè il lavoro sta dando risultati”. Forse si riferisce al fatto che è stato nominato membro della
commissione di garanzia che dovrebbe vigilare su come saranno spesi i 70 milioni di euro donati da tutti gli italiani».
Il comitato spiega che «gran parte di questi soldi (40 milioni di euro) sono stati destinati al finanziamento del piano c.a.s.e per il quale il decreto già stanziava ben 700 milioni. Se Marini si degnasse di rimettere piede a L'Aquila, forse si renderebbe conto che la ricostruzione qui
non è ancora partita, e che le nostre case sono ancora nelle stesse condizioni in cui erano il 7 aprile (se non peggiorate visto il ritardo nei puntellamenti)».

01/09/2009 8.38