Scontro manifestanti e polizia, striscioni strappati e risposte inevase

Alessandro Biancardi

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I VIDEO L’AQUILA. Continuano le manifestazioni di protesta dei comitati spontanei preoccupati, nonostante le promesse e i proclami positivi del premier Berlusconi.


Quello che fa paura è l'inverno e c'è una certezza che aleggia tra i componenti del comitato: le case in costruzione non saranno sufficienti a far ritornare a L'Aquila e nei proprio comuni di appartenenza tutti gli sfollati entro la fine dell'anno.
Ieri pomeriggio una cinquantina di attivisti aquilani del comitato 3.32 si sono recati recata fuori ai cantieri di Cese di Preturo ad attendere l'arrivo del presidente del Consiglio.
Il premier avrebbe dovuto fare tappa lì per l'apposizione delle bandiere tricolori sopra i tetti completati delle case in costruzione.
«Siamo andati lì per smascherare l'inganno mediatico», hanno raccontato gli attivisti, «che vuole far credere agli italiani che a settembre tutti noi sfollati avremo un posto nelle c.a.s.e. In realtà come confermato dai dati della stessa protezione civile a settembre saranno disponibili solo 4.000 posti letto».
«Visto che a settembre si è detto che si vuole smantellare le tendopoli e riportare qui i cittadini che vivono sulla costa, dove si pensa di mandarli?», si domandano oggi gli attivisti.



«A questa domanda», raccontano, «non ha saputo rispondere neanche il presidente Chiodi in mattinata. Come suo solito invece, il presidente del Consiglio, ha evitato le contestazioni, e la bandiera l'ha portata a Bazzano, guardandosi bene dal metter piede a Cese di Preturo, seppure la contestazione come sempre era assolutamente pacifica ed ironica».
A quel punto i contestatori si sono recati fuori al Dicomac, dove Berlusconi era atteso per una conferenza stampa.
«Quando abbiamo cercato di aprire degli striscioni», raccontano i ragazzi, «fuori all'ingresso della caserma è arrivato un numero spropositato di agenti di polizia, in borghese e in assetto antisommossa, sostenendo che lì fuori vige il divieto di manifestazione. Dopo esser stati identificati uno ad uno, abbiamo ottenuto il consenso ad aprire gli striscioni. Tutto ciò fino al passaggio di Berlusconi e la sua troupe. A quel punto un agente in borghese ci ha strappato con violenza lo striscione (tenuto da alcune ragazze), dichiarando “qui decidiamo noi quello che si fa!”».
Lo striscione diceva “dopo 4 mesi ancora nelle tende... è questo il vostro miracolo?”.
«Ancora una volta», continuano gli attivisti, «si cerca di reprimere e celare il dissenso, trattando con violenza e mancanza di rispetto chi cerca di difendere il proprio territorio e i propri diritti, con dignità».

31/07/2009 11.54

DA YOUDEM.IT