I Comitati e la ricostruzione: «devono ascoltarci»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Sono sorti spontaneamente dopo il sisma e vanno avanti senza tregua: sono i comitati aquilani che si battono per una ricostruzione trasparente e rapida.
Ieri anche a causa del loro malumore il presidente Chiodi è stato costretto ad abbandonare l'aula dove era in corso il consiglio comunale straordinario.
La folla ha cominciato a rumoreggiare quando il governatore ha toccato l'argomento C.A.S.E: è quello infatti uno dei temi più osteggiati dai rappresentanti dei comitati.
«Il fallimento di quel piano», si legge nella pagina ufficiale del gruppo 3.32, «è stato ratificato oggi (ieri per chi legge, ndr) con l'ammissione della necessità di soluzioni abitative temporanee per settembre».
La proposta è quella di «agire subito» partendo dalla requisizione del patrimonio immobiliare sfitto per bloccare i cantieri del Piano C.A.S.E. non ancora partiti.
«Chiediamo che il Comune», continua il comitato, «renda pubblica la lista degli appartamenti sfitti ed agibili. Abbiamo richiesto anche l'assoluta trasparenza da parte del Comune e della Protezione Civile nella gestione dei fondi; il sito web del comune deve contenere un rendiconto dettagliato, fino all'ultimo centesimo».
«Da quattro mesi», continuano, «viviamo siamo nelle tende e sfollati, una scelta scellerata. Infatti sarebbe sufficiente rendere pubblici i dati sull'incremento dei decessi dopo il sisma, a causa nella permanenza nelle tendopoli, per comprendere l'effetto disastroso di questa scelta».
I comitati pretendono nient'altro di essere considerati come altre popolazioni che hanno vissuto lo stesso dramma, come gli umbri o i friulani.
«Ricostruire una città devastata da un terremoto ai tempi di Berlusconi non è cosa facile», scrive Marco Sebastiani, del 3e32, «come non è facile far capire agli italiani cosa stia realmente accadendo in questo territorio terremotato».
Il quadro che tutti fuori dall'Aquila si sono fatti, secondo Sebastiani, di questo evento e della ricostruzione avviata è tanto chiaro quanto sconcertante: «“c'è stata tanta solidarietà da parte di tutti, non potete lamentarvi” – si sente dire da chi non conosce la realtà».
«Urlare le ingiustizie che tutti gli aquilani stanno subendo», continua Sebastiani, «è l'unica via che hai per sperare di avere un futuro in un territorio che rischia di avere per sempre solo un passato.
La battaglia che i comitati cittadini hanno deciso di combattere non è una battaglia politica tesa a screditare il Governo e magari gettare fango sul suo operato, ma è una lotta per difendere il territorio da una speculazione già iniziata, un tentativo di evitare quell'invivibile sensazione di non sentirti più figlio della tua terra e delle sue montagne; è una battaglia di diritti».

28/07/2009 12.41