Cialente non ha tempo di rispondere. Trasparenza negata: interviene la polizia

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3397

APPALTO DA 50MLN: I DOCUMENTI. PESCARA. Si torna a parlare dell’affidamento da 50 milioni ad una ditta da parte del Comune dell’Aquila.


APPALTO DA 50MLN: I DOCUMENTI. PESCARA. Si torna a parlare dell'affidamento da 50 milioni ad una ditta da parte del Comune dell'Aquila.









Una storia che sembra enorme, a tratti grottesca e pure incredibile. Con moltissimi lati oscuri e le strumentalizzazioni del caso. Tuttavia la mancata trasparenza non fa che alimentare dubbi e perplessità.
«Inquietante e sopra le righe il comportamento di Cialente: per questo chiediamo le dimissioni». Ha iniziato così, Gianfranco Giuliante, capogruppo del Pdl
in Regione, la conferenza annunciata già ieri per chiedere le dimissioni del sindaco del capoluogo.
Sotto accusa la delibera di giunta n.154 del 12 giugno scorso (ancora impossibile da ottenere come fosse un documento dei servizi segreti) con la quale si affidano i lavori per il deposito e le operazioni di selezione delle macerie all'impresa T&P per un ammontare di 50 mln di euro (giudicati da molti solo iniziali).
Le stranezze sarebbero tante.
Le ha passate in rassegna, Gianfranco Giuliante, illustrando i documenti reperiti:«una impresa inattiva fino al 31 maggio 2009. Il primo giugno la T&P presenta domanda di inizio attività. Il 4 successivo viene ceduta per 1.250 euro da Walter Tirimacco a Claudio Pangrazi, che lavora nella cava di Paganica, mentre il trasferimento delle quote presso il registro ditte della Camera di commercio avviene l'11 giugno, proprio il giorno prima della delibera di affidamento dei lavori». Quello che Giuliante ha definito un percorso «inquietante» ruota intorno a due domande di fondo: «la Giunta era competente per deliberare un atto di gestione come questo affidamento diretto?» e «è possibile che un'azienda, che era inattiva, abbia i requisiti soggettivi per essere affidataria di un tale appalto?».
Giuliante si dice dubbioso sul fatto che questa impresa abbia i requisiti, ma soprattutto disponga del capitale sociale, della forza lavoro e dei macchinari utili ai lavori.
La delibera “incriminata”, non ancora disponibile, è corredata di un allegato invece disponibile: l'offerta tecnico-economica della T&P srl con la descrizione dei lavori e prezzi.
«Questa è una altra anomalia: una azienda scrive anche il prezziario da sola», ha incalzato Giuliante.
Nella lettera però la T&P non sembra sprovvista dei macchinari.
Anzi elenca le attrezzature «immediatamente disponibili» da impiegare: un box ufficio dotato di sistemi informativi ed hardware di gestione rifiuti e contabilità, mezzi cingolati, escavatori, cisterne per rifiuti liquidi, unità mobile di decontaminazione amianto, pala cingolata (…) ed un impianto mobile di frantumazione.
A questo punto, perché solo la T&P ha presentato l' offerta?
La motivazione si legge sempre nella lettera dell'azienda, nell'incipit: «con riferimento a quanto in oggetto (delibera di giunta comunale n°144 del 19/05/09- riscontro Vs.Nota Prot. N°463 del 8/06/09, ndr) la scrivente T&P con sede a L'Aquila in Corso Federico II 36, nella qualità di proprietaria del sito indicato nella citata delibera nonché quale società avente ad oggetto la gestione di impianti per il trattamento e il recupero di rifiuti i genere, intende presentare a codesto ente una proposta tecnico economica (…)».

T&P PROPRIETARIA DEL TERRENO

La T&P sembra essersi fatta strada sulle altre aziende del campo per il fatto che era la proprietaria del sito individuato in una precedente delibera di Giunta.
Proprio sul sito c'è l'ennesimo appunto di Giuliante: «non so quanto saranno contenti gli abitanti di Paganica quando sapranno che quel sito è prospiciente le sorgenti del Vera».
Le perplessità di Giuliante su questa società non finiscono qui.
Facendo riferimento sempre alla stessa lettera dell'offerta tecnico-economica della T&P, Giuliante ha rilevato un altro particolare accrescendo il tono della polemica.
«Si dice che “relativamente ai materiali contenenti amianto si precisa che per il tramite di una società del gruppo, nello specifico la Pavind s.r.l. (…) è possibile garantire la gestione dei suddetti materiali” etc. Ma se era una società inattiva fino al 31 maggio, acquistata a 1.250 euro, come fa ad avere una società del gruppo? Ma di quale gruppo?». «Giocano sull' “oggetto sociale”», ha affermato Giuliante, «dicendo che è un'impresa che ha la gestione degli impianti, ma si deve vedere se davvero lavora in quel campo. Nell'oggetto sociale si possono mettere tante cose, e poi, per esempio, farne una sola».

LA TRASPARENZA?

«Cialente non ha replicato al nostro comunicato di ieri perché forse non sa che dire» ha continuato Giuliante senza preoccuparsi di inasprire i toni.
«Questa volta però la questione è proprio inquietante: questa mattina è dovuta intervenire la polizia perché non hanno consentito l'accesso agli atti al Comitato “Immota Manet”».
Il presidente del comitato “Immota Manet”, che riunisce tra i 700 e gli 800 cittadini, l'avvocato Stefano Di Salvatore si è visto rifiutare per ben 2 volte l'accesso agli atti dal Comune de L'Aquila. Sia lunedì mattina che oggi Di Salvatore ha chiamato la Polizia che ha verbalizzato l'accaduto. «Quando ho preteso rispondessero alla mia richiesta in forma scritta - ha raccontato Di Salvatore a PrimaDaNoi.it- hanno rifiutato e io ho chiamato le forze dell'ordine. Mi avevano liquidato verbalmente con un “no, no, no”».
Di Salvatore ha continuato: «ma è possibile che ad un cittadino, per di più presidente di un comitato che si propone proprio di vigilare sulla ricostruzione, venga negata la possibilità di leggere un fascicolo?»
Oltre alla carica di presidente, Di Salvatore ha fatto la richiesta di accesso agli atti in qualità di mandatario di un raggruppamento di 6 cavatori aquilani che avrebbero voluto fare la loro offerta per la rimozione e lo smaltimento delle macerie.

«L'UNICO CHE NON ERA NEL RAGGRUPPAMENTO HA AVUTO L'APPALTO»

Ma questa impresa è venuta dal nulla?
E perché non ha fatto parte dall'inizio del raggruppamento?
«Siamo sette cavatori a L'Aquila – ha raccontato Di Salvatore- e dopo il sisma ci siamo riuniti per ricostruire la nostra città dal basso, perché chi vive in quel territorio sicuramente ne avrà più cura, anche per rispetto ai propri figli e nipoti.Uno solo, dopo aver partecipato alle nostre prime riunioni sotto la pioggia battente in una tenda del comitato, ci ha lasciato con una motivazione che va oltre l'immaginazione. Non gliela posso riferire perché non ho i documenti. Ed era proprio quella impresa che poi ha avuto l'affidamento diretto dal Comune».

CIALENTE NON HA TEMPO

«Dall'alto della serenità che contraddistingue questa come le altre scelte che ho compiuto da due anni a questa parte, rilevo obiettivamente che, a tre mesi e due giorni dalla notte della tragedia che ci ha colpito, il capogruppo del Pdl dà segni della sua esistenza per la terza volta».
Si dice tranquillo il primo cittadino dell'Aquila, Massimo Cialente, che affida la sua risposta alle righe di un comunicato.
«Tre occasioni perse», dice Cialente, «per fornire un contributo proficuo e spese solo per attaccare l'amministrazione comunale e la mia persona. Desaparecido nella quotidiana battaglia per la sopravvivenza della città e nel confronto mai facile con il Governo, è occupato unicamente nelle battaglie interne al suo partito o nella lottizzazione delle nomine regionali. Se solo avesse partecipato a qualcuna delle centinaia di riunioni continue svolte dal Comitato direttivo dell'emergenza conoscerebbe le difficoltà che, con la Protezione civile ed altre massime cariche istituzionali, abbiamo dovuto affrontare per risolvere il drammatico problema dell'identificazione del sito per il doloroso smaltimento delle nostre macerie».
«Non ho né tempo né voglia di rispondere al capogruppo Pdl che, evidentemente, ha invece tempo da perdere in questi giochi, mentre altri stanno letteralmente “crepando”, per salvare quella che è anche la sua città», ha poi chiuso Cialente.

Manuela Rosa 08/07/2009 16.16