6 luglio ore 3.32: «cinquemila» nel centro storico a ricordare le vittime

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2290

L’AQUILA. Tre mesi dalla scossa del 6 aprile. Duemila aquilani alla fiaccolata per ricordare le vittime. I parenti delle vittime: «vogliamo verità e giustizia».
Una notte silenziosa, con duemila torce luminose ad accendere una città spenta da oltre tre mesi. Una notte surreale, dove l'emozione in alcuni momenti ha lasciato spesso il passo alla volontà ferma e decisa di una ricostruzione consapevole e trasparente.
Una notte per ricordare i morti, per portare una luce in quei vicoli bui e stretti, per far sentire alla città che gli aquilani ci sono.
L'intenzione degli organizzatori era proprio quella di riempire le strade ancora una volta di voci e di storie, di riconquistare i suoi angoli, di restituirle, come merita, dignità e fiducia nel futuro.
E soprattutto si è tornata a chiedere verità: chi sono i responsabili della tragedia? Chi dovrà pagare per le 300 vite finite sotto massi e macerie?



La fiaccolata è partita intorno alla mezzanotte di ieri dalla fontana luminosa e guardata a vista da un folto gruppo di forze dell'ordine.
Il corteo ha raggiunto via Strinella per poi arrivare alla villa comunale. Contrariamente a quanto si pensava, è stato autorizzato l'accesso al centro storico perché fin da subito si è capito che non c'era alcuna intenzione di creare caos o scompiglio.
Una delegazione di familiari delle vittime della Casa dello studente, accompagnata dai vigili del fuoco, ha deposto un mazzo di fiori davanti alla struttura crollata in via XX Settembre.
Piazza Duomo era raggiungibile attraverso il primo tratto di centro riaperto nelle scorse settimane: l'ordine di Protezione Civile e Vigili del Fuoco è stato quello di entrare nel varco della villa comunale a gruppi di 200. Uscito un gruppo ne entrava subito un altro. Così in silenzio per dire a tutti che L'Aquila non ha dimenticato e mai potrà farlo.
Presenti alla manifestazione pacifica una quindicina di comitati, tra cui il 3 e 32, Epicentro Solidale, Ara e Colta, sorti spontaneamente dopo il terremoto con l'intento di coinvolgere i cittadini nella ricostruzione e per chiedere la trasparenza negli appalti post sisma.
Con più di uno striscione si è chiesta giustizia per le giovani vittime nel crollo della casa dello studente.
In uno si sono ricordati i giovani universitari che hanno perso la vita: «Dopo il dolore, la rabbia e la necessità di verità e giustizia per Marco Alviani, Luciana Capuano , Davide Centofanti, Angela Cruciano, Alessio Di Simone, Francesco Esposito, Hussein Hamade (Michelone) e Luca Lunari. Assassinati alla casa dello studente il 6 aprile 2009. Firmato, Comitato famigliari vittime Casa dello Studente».
E ancora: «E' la San Giuliano d'Abruzzo. La casa dello studente trasformatasi in una bara di cemento è un capitolo a parte della tragedia aquilana. Il primo di cento punti interrogativi sulla qualità edilizia della città moderna. Sospetti atroci, che a lungo impegneranno la giustizia e che già pesano sulla coscienza di classi dirigenti e forze imprenditoriali. Verrà , poi, anche un tempo per chiedersi quanto L'Aquila sia stata ingrata con i suoi studenti. Dirci tutto è la prima pietra di una lunga ricostruzione».
All'altezza del parco Unicef, la madre di un giovane morto nella casa dello Studente ha rotto il silenzio parlando con il megafono: l'intervento è stato incentrato sulla richiesta di giustizia, qualora la magistratura dovesse rilevare delle responsabilità.
«Siamo in tanti, le torce non sono bastate, la partecipazione è andata oltre le più rosee previsioni – ha commentato soddisfatto Marco Sebastiani del comitato 3 e 32 -. E' un corteo silenzioso ed ordinato e siamo soddisfatti di questo, perché la manifestazione di questa notte ha il significato della commemorazione delle vittime del terremoto e della richiesta di giustizia. Non c'entra niente il G8».
«Noi non vogliamo perdere la speranza. Sarebbe il torto più grande fatto ai nostri figli, ai
nostri ricordi e alla nostra identità», hanno ripetuto dai comitati.
«A tre mesi ci sono 70.000 abitanti di un capoluogo di regione sparpagliati qua e là, in una diaspora che va dalle tendopoli agli alberghi sulla costa, dalle sistemazioni autonome a casette di legno sorte qua e là, pur di restare vicino, pur di continuare ad essere parte di una comunità divisa,
lacerata, disorientata».

06/07/2009 9.15

3.32: «TENTANO DI INNALZARE LA TENSIONE»

Alla fiaccolata hanno preso parte circa cinquemila cittadini di L'Aquila, secondo la stima riferita dal comitato 3.32.
In testa i familiari delle vittime. Il comitato parla però anche di una «nota stonata»: «l'inopportuna presenza delle forze dell'ordine, che hanno 'blindato' il corteo con un eccessivo dispiegamento di forze armate: caschi, scudi, la testa del corteo composta da centinaia di agenti e rumore di elicotteri che hanno offeso il silenzio e il raccoglimento della fiaccolata mancando di rispetto al dolore per le vittime».
L'assedio militare del corteo, per il comitato, «è una chiara conseguenza della decisione di spostare il G8 a L'Aquila e dell'ulteriore militarizzazione che essa ha causato ad una città già devastata e assediata, che non ha portato benefici ma solo disagi ad una popolazione già provata».
E da qui la denuncia di «innalzare la tensione alla vigilia del summit, confermato dall'ondata di arresti avvenuti in tutta Italia questa mattina. Condanniamo la politica di 'sicurezza' approvata con straordinario tempismo dal governo che permette di compiere arresti preventivi in violazione dei più elementari diritti umani, e esprimiamo solidarietà a tutti gli arrestati di stamani».
Il comitato rilancia inoltre gli appuntamenti con le iniziative previste in questi giorni, come il Forum per la Ricostruzione di domani 7 luglio e il sit-in del 9 alla Villa Comunale.
06/07/2009 18.04