L’Ingv: «Giuliani non è credibile, i suoi metodi non sono scientifici»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo molti mesi di aspre polemiche, lunghi dibattiti televisivi più o meno tecnici al riguardo, non è ancora emersa in modo chiaro e definitivo una risposta alla domanda “è possibile prevedere un terremoto?”.


ABRUZZO. Dopo molti mesi di aspre polemiche, lunghi dibattiti televisivi più o meno tecnici al riguardo, non è ancora emersa in modo chiaro e definitivo una risposta alla domanda “è possibile prevedere un terremoto?”.

Tutto nasce dalle note previsioni di Giampaolo Giuliani, lo scienziato che circa una settimana prima del sisma del 6 Aprile scorso predisse un forte evento sismico nella provincia.
Il “metodo Giuliani” si fonderebbe sul Radon, un gas che si concentrerebbe in maniera notevole ed anomala prima di un evento sismico.
Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in più occasioni ha dichiarato che «prevedere un terremoto è impossibile», molti studiosi invece, come il rettore dell'Università di Trento, il fisico Davide Bassi, ritengono che lo scienziato abruzzese sia «una persona attendibile».
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia conosce le teorie di Giuliani, e non ha nemmeno escluso che l'attività del gas radon possa in qualche modo essere collegata ad un evento sismico, ma non ritiene scientificamente validi gli studi di Giuliani.
Lo scienziato ha, infatti, omesso di spiegare molte cose, innanzitutto di far chiarezza sul metodo usato per individuare l'epicentro del sisma venturo, o la magnitudo di questo.
Ci sono inoltre grafici prodotti da Giuliani stesso riguardo lo studio dei picchi di radon, presi in considerazione come segni precursori di un sisma, che studiati con i suoi criteri, potrebbero significare allarmi permanenti, «con più di 15 picchi in 3 giorni».
Ma soprattutto, i picchi di radon, secondo L'Ingv, sono «molto frequenti, e molti terremoti sono anticipati da picchi, questo avviene semplicemente per caso».
Insomma, per l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia non è dimostrabile una relazione fra picchi di radon ed eventi sismici, ed anche se non esclude questa ipotesi, non ritiene attendibile questo metodo.

COSA SA PER CERTO LA SCIENZA: IL METODO ETAS

Sono molti i metodi proposti per prevedere i terremoti, teorie statistiche o modelli ancora definibili come “sperimentali” perché ancora non affidabili.
Uno dei modelli più diffusi ed accreditati per la previsione dei terremoti è il metodo ETAS (Epidemic – Type Aftershock Sequence), largamente applicato in Italia, Nuova Zelanda e California, che con una certa attendibilità può prevedere le cosiddette “scosse di assestamento”, basandosi sul fatto che, come spiega l'INGV, «si basa sul fatto che ogni terremoto può generare altri terremoti secondo regole predeterminate».
Il metodo, che fornisce probabilità e non certezze, è già stato usato con successo nei terremoti della California (1992) ed Umbria e Marche (1997).
Tuttavia questo metodo, nonostante sia un valido strumento, è ancora inefficace nel prevedere le scosse principali, come quella della notte del 6 Aprile. In quella data infatti la probabilità di un evento sismico di oltre 5.5 di magnitudo nel territorio aquilano era dello 0.01%.
Altri metodi di previsione delle probabilità di un sisma, non davano probabilità superiori allo 0.4%, e senza lo sciame sismico che da tempo interessava l'Aquila, le probabilità sarebbero state ancora di meno.
«In pratica – spiega l'INGV - anche se ogni terremoto aumenta la probabilità di avere terremoti di grande energia, la probabilità raggiunta prima del terremoto dell'Aquila era comunque molto bassa.»
Uno “sciame sismico” quindi non può essere considerato segno precursore di un grande terremoto, sia perché non sempre i grandi terremoti sono anticipati da uno sciame, e sia perché solo uno sciame sismico su mille, statisticamente, precede un grande terremoto.
E' comunque su questi metodi probabilistici, ed in particolare su l'ETAS che punta la comunità scientifica per futuri sviluppi nel campo delle previsioni sismiche.
Il dibattito è aperto ma forse gli eventi catastrofici di queste settimane hanno espresso un'unica grande esigenza: maggiore sicurezza contro i terremoti.
s.t. 04/07/2009 11.49