La paura dei baby calciatori aquilani a Viareggio, «oh no, anche qui...»

Alessandro Biancardi

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VIAREGGIO. In fuga dalla paura del terremoto sono rimasti braccati dal terrore delle fiamme.

Erano a letto da neanche mezzora quando il botto ha squassato i bungalow.
Sedici giovanissimi atleti dell' Aquila Calcio, tutti tra i 10 ed i 12 anni, con i loro genitori, sono in questi giorni ospiti a Viareggio della società sportiva Esperia: un'iniziativa di solidarietà per offrire un po' di normalità ai ragazzi aquilani.
Ma l'esplosione alla stazione ferroviaria ha fatto ripiombare i piccoli terremotati ed i loro accompagnatori in qualcosa di terribilmente già visto, un flash-back nell'orrore.
«Oh no, anche qui», si è lasciato sfuggire Andrea, dieci anni, portiere dei 'Giovani grifoni'' aquilani, quando dopo il boato ha sentito le grida e le sirene nella notte.
«Abbiamo visto il cielo arancione e abbiamo capito cosa era veramente accaduto», ha raccontato la mamma di uno degli atleti. «Abbiamo anche saputo quasi subito che c'erano state vittime. Ed è stato impossibile non pensare a quello che è accaduto a noi tre mesi fa e ciò che stava accadendo qui a Viareggio».
Il gruppo abruzzese, una quarantina di persone in tutto, è ospitato in bungalow e casette di legno in un camping ad un chilometro in linea d'aria dalla stazione di Viareggio.
Per diversi di loro, che da mesi dormono in roulotte o in tenda, quei bungalow rappresentano per ora un miraggio.
Sono arrivati sabato scorso, accolti dagli organizzatori del 'Viareggio Camp' che vede quest'anno invitati i giovanissimi atleti abruzzesi.
«Sono tutti gentilissimi e per noi è stata un'occasione preziosa di normalità», dice uno dei genitori. Di giorno allenamenti e partitelle, ma anche incontri con i grandi del calcio. Lippi, che a Viareggio ci vive, è andato a trovare i ragazzi proprio lunedì, poche ore prima del disastro.
E il destino ha voluto che anche a lì hanno rincontrato quei nomi e quelle parole che sono diventati familiari: protezione civile, emergenza, ospedale.
Ieri qualcuno del gruppo ha avuto perplessità sugli allenamenti. Poi ha prevalso la convinzione che lo stadio fosse uno dei luoghi più sicuri della città e, soprattutto, la scelta di dare ai baby calciatori quel po' di serenità che potevano ancora avere. «Anche se per tutto il giorno i cellulari hanno squillato spesso», confessa una mamma raccontando delle frequenti chiamate dei ragazzi ai genitori. «Speriamo di poter ricambiare l'ospitalità dei viareggini. Ma chissà quando. All'Aquila dovremo attendere ancora prima di poterlo fare. Ma già da ora - ripete - devono sapere che solo noi li possiamo capire davvero».


«CON PIU' REGOLE AVREMMO AVUTO MENO MORTI IN ABRUZZO»


Ed è tornato alle morti in Abruzzo per il sisma Elvezio Galanti della Protezione civile secondo il quale con regole certe probabilmente il terremoto avrebbe fatto registrare meno vittime.
Le emergenze, paradossalmente, sono regole che si possono creare con un'ordinanza», ha detto Galanti, «siamo meno bravi, dunque, a darci delle regole e a rispettarle».
«La prevenzione – ha proseguito Galanti – deve essere un elemento da inserire in tutto il sistema italiano. Il futuro della Protezione Civile si basa sull'introduzione del cosiddetto ‘rischio accettabile'. Non possiamo permetterci di operare bene soltanto nell'emergenza. Manca la percezione del rischio e il ‘rischio accettabile' rappresenta un patto tra i cittadini informati e le autorità competenti. Se a L'Aquila – ha concluso Galanti – avessimo garantito l'informazione sulle aree sicure avremmo, forse, risparmiato qualche vittima. Per il terremoto si muore anche a causa dei comportamenti sbagliati una volta che l'evento si è manifestato».


02/07/2009 9.21