Gas radon:«utile se studiato con metodo. Giuliani? Solo non-sense»

Alessandro Biancardi

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NAPOLI. Sono passati due mesi e mezzo dalla tragedia aquilana, e mentre la terra continua a tremare, tra la paura, la disperazione, i nervi a fior di pelle e la voglia di normalità, ritorna a far parlare di sé anche Gianpaolo Giuliani.
Il tecnico dell'Istituto Nazionale di Astrofisica presso i laboratori del Gran Sasso, noto alle recenti cronache per le sue teorie di presunta prevedibilità dei sismi, nei giorni scorsi aveva parlato di una presenza del gas «al di sopra della media stagionale». Un annuncio che però è arrivato dopo la forte scossa di lunedì sera (magnitudo 4.6) e non prima. Perché?

Il gas radon si studia sin dagli anni '70, in Italia come all'estero. Perchè finora l'opinione pubblica non ne aveva mai sentito parlare?
Lo chiediamo al professor Vincenzo Roca, avellinese d'adozione casertana, Docente di Fisica Applicata presso l'Università Federico II di Napoli.

«Perché quasi nessuno ne aveva mai parlato, se non in alcuni casi, e non sempre a proposito. Di radon si parlò, per esempio, quando, alla fine degli anni ‘80 vennero divulgati i risultati di un'indagine condotta all'interno della base americana di Aviano, in Friuli, secondo la quale la presenza del gas era da correlarsi con le armi nucleari nella base. Se ne è parlato molto meno quando, negli stessi anni, l'Istituto Superiore di Sanità e l'ENEA organizzarono la prima meritoria campagna nazionale per la misura dell'esposizione nelle abitazioni al radon e ai suoi prodotti di decadimento, a cui sono associate malattie dell'apparato respiratorio».

Lo scorso 15 aprile, in occasione di una conferenza sul tema svoltasi presso il suo Ateneo, ha avuto modo di sentire dalla viva voce di Giuliani, neo presunto teorico della prevedibilità dei terremoti attraverso il radon, i dettagli delle sue 'teorie': cosa ne pensa?
«Posso confermare che, nell'occasione, non è stata mostrata nessuna teoria, né dati degni di questo nome, ma solo qualche grafico senza significato dal quale si pretendeva di estrarre segnali che non c'erano. Neanche il funzionamento dello strumento che li avrebbe prodotti è stato spiegato, se non con delle affermazioni generiche che denotavano una certa mancanza di dimestichezza con la misura delle radiazioni».

Ma, secondo lei, è giusto dare così tanto risalto alla vicenda Giuliani, anche attraverso i media, senza, eventualmente, sondare prima il parere della Scienza?
«Assolutamente no. Soprattutto perché riguardava un argomento, la previsione dei terremoti, al quale il pubblico è naturalmente sensibile e quindi, prima di suscitare aspettative basate sul nulla, sarebbe stato opportuno effettuare le necessarie verifiche presso la Comunità Scientifica».


Esiste qualche possibile correlazione terremoti-radon non ancora studiata a fondo o, addirittura, considerata?

«Pur esistendo certamente relazioni tra le dinamiche che si sviluppano all'interno della crosta terrestre e le concentrazioni di radon e di altri gas e altri parametri geochimici e geofisici, ricavare da esse informazioni che permettano di localizzare un sisma con approssimazioni temporali che siano significative in termini di protezione civile, al momento non è possibile. Studiando però col giusto metodo queste correlazioni, la probabilità di raggiungere risultati positivi non è certamente trascurabile».


Regioni sismiche e regioni meno: crede che possa essere utile istruire i cittadini più a rischio con dei veri e propri corsi di comportamento in caso di eventi sismici, magari distribuendo ad ogni famiglia una sorta di piccolo manuale del sisma?

«Sarebbe senz'altro utile educare la popolazione a metter in atto i comportamenti corretti che, nel caso dell'occorrenza di un sisma, possano minimizzare i danni. In primis, però, bisognerebbe costruire a norma e a regola d'arte».
Rossella Regina 25/06/2009 10.59