Spostati i confini per le case a Bazzano. Vincono le proteste

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Cambiano i confini del sito di Bazzano, dove c'é il più avviato cantiere tra i 20 nei quali saranno costruite le 4.500 case antisismiche.





L'AQUILA. Cambiano i confini del sito di Bazzano, dove c'é il più avviato cantiere tra i 20 nei quali saranno costruite le 4.500 case antisismiche.



I confini dell'area saranno portati verso est per recuperare circa quattro ettari che saranno restituiti al proprietario che a sua volta ha ceduto un'altra area nella parte est.
E' quanto deciso in una riunione tra Stefano Properzi Curti, il proprietario del terreno che ieri aveva bloccato con la Jeep i lavori, e i tecnici della protezione Civile che stanno seguendo il Progetto Case. Alla riunione che si è conclusa nel pomeriggio di ieri è intervenuto per qualche istante anche il capo della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso.
Con questa intesa Properzi Curti ha deciso di desistere dalla protesta.
I lavori andranno avanti nella parte rimasta invariata mentre nella parte est prima di aprire il cantiere saranno fatti i rilievi per posizionare le piastre sulle quali sorgeranno le case.
«E' un compromesso - ha spiegato - che può andare bene per entrambe le parti. Abbiamo messo a disposizione terra di nostra proprietà nella parte est per recuperare meno di quattro ettari dei nove edificatori. Mi sembra una soluzione che rappresenta meglio i nostri interessi».
I siti di proprietà pubblica ma soprattutto privata espropriati sono 20. Sono stati scelti tra 60 siti individuati dalla Protezione Civile. L'iter dell'esproprio non è stato ancora completato: per ora la Protezione civile ha operato una occupazione di"urgenza, nelle prossime settimane si dovrà intavolare una trattativa per stabilire con i proprietari il costo da saldare. (ANSA).
Nei prossimi giorni, intanto, comincerà nel centro storico la rimozione degli inerti prodotti dalle macerie del terremoto in modo da liberare altre strade che potrebbero anche essere riaperte ed aggiungersi al primo tratto di centro storico, dalla villa comunale a piazza Duomo, tornato da domenica di nuovo fruibile ai cittadini nella fascia oraria che va dalle 11 alle 22.
Vanno avanti anche le verifiche di agibilità. Al momento sono 58.701 i sopralluoghi effettuati negli edifici nelle zone terremotate dai tecnici della Protezione civile. Di questi il 52,7% è risultato agibile con la assegnazione della categoria A, il 13,4% con la categoria B (temporaneamente inagibile, tutto o in parte, ma agibile con provvedimento di pronto intervento, il 2,8% di categoria C (parzialmente inagibile), lo 0,9% categoria D (temporaneamente inagibile da rivedere con approfondimento), il 25,2% categoria E (inagibile) e il 5% categoria F (inagibile per rischio esterno). Gli edifici privati ispezionati sono stati 55.105, i pubblici 1.283, gli ospedali 53, le caserme 167, le scuole 591 e le attività produttive 1.495.

«LA REGIONE E' UNA COMPARSA MUTA»

E anche nella giornata di ieri non sono mancate le proteste, come quelle dei rappresentanti di Rdb Cub, Cobas e Sdl intercategoriale.
Per i sindacati «é ora che il governo regionale smetta di fare la comparsa muta e operi per gli interessi degli abruzzesi».
E' stato poi stato stilato un documento unitario, da consegnare al presidente della Regione, Gianni Chiodi, in cui si ribadisce l'insufficienza dello stanziamento disposto dal governo con il decreto n.39 e si fa presente che «non si può pensare a una ripresa dell'Aquila se prima non c'é una ripresa del territorio abruzzese».
I sindacati sollecitano: azzeramento del deficit sanitario regionale; immediata assunzione di tutti i precari del pubblico impiego; blocco del taglio di 1.400 posti nella scuola abruzzese e finanziamento aggiuntivo per l'Aquilano, per l'assunzione straordinaria di personale in tempo per l'inizio del prossimo anno scolastico; estensione dell'indennità speciale di disoccupazione di 800 euro a quanti, a seguito del sisma, sono rimasti senza lavoro; piena competenza e finanziamenti adeguati a enti locali e organizzazioni di cittadini per la ricostruzione delle abitazioni; estensione degli sgravi fiscali e risorse per tutte le comunità colpite dal sisma, non solo per i 49 Comuni individuati dalla Protezione Civile.

SEMPRE PIU' DIFFICILE ENTRARE NELLE TENDOPOLI

E aumenta con il passare dei giorni la difficoltà di entrare nei campi degli sfollati.
Come raccontato dalle pagine del Messaggero anche i pass che venivano utilizzati dai giornalisti fino a qualche giorno fa non sono più sufficienti.
«La giustificazione ufficiale», scrive il cronista, «è quella di non dare fastidio agli sfollati che invece si sono rivelati molto ansiosi di parlare. Un regime da carcere di prima sicurezza».
Poi il permesso viene concesso, ma giornalista e fotografo vengono scortati da un addetto della protezione civile.
A chi giova questa chiusura? Non certo agli aquilani.


23/06/2009 9.34