Riaperto parte del centro storico. Bertolaso:«almeno 5 anni per ricostruzione»

Alessandro Biancardi

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Riaperto parte del centro storico. Bertolaso:«almeno 5 anni per ricostruzione»
L’AQUILA. A due mesi e mezzo dal terremoto è stato aperto un breve tratto del centro storico. Un segnale di speranza? Una illusione? Bertolaso: «non illudetevi. Almeno 5 anni per la restituzione del centro storico». *CONVIVENZA DIFFICILE TURISTI SFOLLATI?
Sono stati oltre 500 gli aquilani ad approfittare della riapertura del cuore della città.
Complice la mattinata di sole, che ha dato una tregua alle condizioni non buone del tempo, si sono viste intere famiglie anche con il cane al seguito, mamme con passeggini e carrozzine, anziani e molti giovani.
Almeno per qualche istante i visi sono tornati sorridenti, almeno per un attimo si sono dimenticate le problematiche della ricostruzione.
Nonostante le ferite del terremoto siano ancora visibili, in molti sono apparsi emozionati.



E' stata la prima volta, ieri mattina, e solo per poche ore: in gruppi da 50 persone, scortate dai vigili del Fuoco si è potuti così passare nel corridoio dalla villa comunale a Piazza Duomo. Nessuno, se non protezione civile e soccorritori era passato di lì negli ultimi due mesi.
Nelle prossime settimane è intenzione del sindaco, Massimo Cialente, una volta operati ulteriori interventi di messa in sicurezza di alcuni edifici, di riaprire anche il tratto da piazza Duomo ai Quattro Cantoni - quello dello storico "struscio" sotto i portici - e dai Quattro Cantoni alla basilica di San Bernardino.



La riapertura di ieri- dalle 11 alle 22 - è avvenuta alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Al suo arrivo, attorno al varco d'ingresso, vi erano circa duecento persone: alcune hanno applaudito, altre fischiato e si é sentito anche qualche imprecazione nei confronti della classe politica. Durante il tragitto Letta ha dichiarato: «Si tratta di una giornata importante. L'Aquila deve tornare a volare. Quello odierno è un segnale di rinascita per ridare fiducia e speranza».
Per Letta la manifestazione di protesta a Roma, così come le critiche che vengono mosse nei confronti del governo, sono «ingiuste e ingenerose».
«Comprendo lo stato d'animo di tutti», ha aggiunto, «rispetto il dissenso di chi non è d'accordo, ma una cosa credo non si possa contestare, l'impegno con il quale il governo ha fatto fronte alle emergenze del primo momento e quello con il quale sta facendo fronte alla seconda fase, quella della ricostruzione».
«750 anni di storia - ha detto ancora - non si possono cancellare. La popolazione forte e operosa come quella dell'Aquila deve continuare a vivere e lavorare per dare il contributo che ha sempre dato al nostro paese. Un paese che sarà vicino agli aquilani perché possano fare tutto nel più breve tempo possibile»



Il capo della protezione civile ha poi messo le carte in tavola: «cinque anni non saranno forse sufficienti» per restituire il centro storico agli aquilani. «E' bene non illudere e prendere in giro nessuno», ha aggiunto. «Qua bisogna fare un lavoro molto difficile e complicato, che richiede anche un'analisi dettagliata, un piano collettivo di interventi e di nuova urbanizzazione, e poi fare quei lavori seri che bisogna fare».
E allora perché quella inaugurazione? Bertolaso l'ha definita «una buona base di partenza per continuare però con cose concrete, non a chiacchiere, a definire tutte le misure per la riapertura del centro storico, ben sapendo che per restituirlo agli aquilani ci serviranno non meno di cinque anni».

Ha parlato di «riapertura simbolica» del centro anche la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane: «la vera emergenza ora è la riapertura del cuore dell'Aquila e della provincia sui quali ruotano attività economiche, sociali e il tempo libero dei cittadini. E' una questione non solo di identità e di nostalgia ma di reale ripresa. Gli importanti uffici del centro storico, i negozi, come tutto quello che rende viva una città, devono riaprire i battenti velocemente prima che questa vivacità si rifondi altrove. Va bene anche una strada la volta, non pretendiamo miracoli, ma che si cominci. Per farlo bisogna dotare i vigili del fuoco di attrezzature e materiali che ora mancano, mentre piove nelle nostre case. Che non sia un malinconico bentornati in centro quello di oggi, ma un arrivederci qui, fra non molto».
«Oggi è la giornata dell'avvio delle coscienze degli aquilani», ha detto il sindaco. «E' una riapertura che ho fortissimamente voluto perché è necessario far sapere a tutti qual è la reale condizione del centro storico - ha continuato Cialente -. Per questo breve tratto c'é stata da parte mia una grande assunzione di responsabilità»




Il capo della protezione civile ha poi spiegato che sarà commissario per l'emergenza «fino a quando non avremo consegnato le chiavi delle case che abbiamo cominciato a costruire, cioé entro la fine dell'anno».
Da quel punto tutte le attività di ricostruzione dovrebbero passare agli enti locali.
E non sono mancati problemi, ieri, anche al sito di Bazzano, dove si sta procedendo con gli espropri per partire con la costruzione delle case antisismiche.
Il proprietario dell'area su cui sorge il cantiere più avviato ha inscenato stamani un'azione mettendosi davanti alle ruspe e di fatto bloccando i lavori: Stefano Properzi Curti, ha chiesto che vengano spostati i confini dell'area edificabile sempre in uno spazio di sua proprietà. Sul posto è intervenuta la Digos, con la quale, come ha sottolineato Properzi «ho raggiunto un accordo secondo il quale, fino a quando non sarà presa in considerazione la mia istanza, i lavori sono bloccati».

22/06/2009 10.00







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CONVIVENZA DIFFICILE TURISTI SFOLLATI?

Pare che sia una convivenza difficile quella tra gli oltre 21 mila sfollati dall'Aquila e i turisti che arrivano sulla costa abruzzese in attesa del caldo estivo, come racconta Adam Hanzelewicz dell'agenzia Ansa.
«Da alcuni alberghi giungono segnalazioni di disparità di trattamento, soprattutto per quanto riguarda il vitto, e c'é anche qualcuno che si fa pagare la consumazione di acqua al ristorante o l'affitto di un ombrellone in spiaggia. Lo sfollato che vive in albergo, non fa però il villeggiante, e in spiaggia si vede davvero poco: chi ha conservato un posto di lavoro fa il pendolare tutti i giorni, tornando solo la sera per cenare e dormire, chi lo ha perso o non l'aveva cerca di trovarsi qualcosa da fare, imparando magari un nuovo mestiere o facendo lavori che prima non avrebbe fatto; in spiaggia vanno magari la moglie e i bambini».
Molti terremotati sono stati trasferiti in strutture dell'Abruzzo interno - che hanno registrato un crollo di prenotazioni del 90% - per fare fronte agli arrivi in occasione dei Giochi del Mediterraneo, che cominciano venerdì prossimo.
«Per gli albergatori», scrive Hanzelewicz, «sembra comunque una stagione da dimenticare tra prenotazioni annullate - a volte anche a causa della presenza di persone provenienti dall'area del cratere - sfollati ospitati a tempo indeterminato a prezzi necessariamente più bassi rispetto a quelli dell'alta stagione e i tempi piuttosto lunghi dei rimborsi da parte della Protezione civile, il tutto nel clima generale di crisi economica che attanaglia non solo l'Italia. Il sostegno dei fornitori nell'affrontare l'emergenza terremoto è durato appena un mese, dopo sono cominciati i primi problemi di liquidità e alcuni albergatori, a malincuore, sono stati costretti a mandare via gli sfollati per non chiudere l'attività. Al Bellavista di Roseto (Teramo) sono ospitati circa 150 sfollati e rappresentano la metà delle presenze attuali, ma le differenze non si notano, e gli aquilani sono ormai considerati da dipendenti e proprietario parte della loro famiglia allargata. "Dopo le prime due settimane di choc - riferisce una dipendente - tutti si sono ripresi bene, ora sono tranquilli, e vengono trattati alla pari degli altri. Ci hanno anche raccontato che purtroppo la situazione non è uguale in altre strutture, dove spesso gli sfollati sono sistemati altrove per mangiare, devono fare la fila per pranzare e cenare come se fossero in un campo di prigionia e spesso ricevono anche porzioni di cibo inferiori al consueto". Al Prestige di Montesilvano (Pescara) sono ospitati 83 sfollati, circa i due terzi delle presenze, e 32 tra lavoratori e turisti. Anche qui molti fanno i pendolari, mentre una signora ha trovato lavoro in un call center; da segnalare anche le difficoltà nel dover gestire alcune persone che hanno creato problemi seri alla direzione dell'albergo dal punto di vista comportamentale. Al River di Tortoreto (Teramo) ci sono 15 sfollati e una trentina di turisti: i primi difficilmente vanno al mare, alcuni lavorano, due sono pensionati. Al Bellariva di Pescara sono ospitati 26 sfollati, un terzo delle presenze, in netto calo, secondo quanto riferito da una dipendente, con una flessione negativa oltre le attese».
22/06/2009 10.00