G8, l’emergenza nell’emergenza tra sprechi e contraddizioni

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Decine di operai al lavoro, sotto al sole cocente di metà giugno. C’è da rifare l’erbetta, piantare alberi. * SINDACATI: «CASERMA GDF IDEALE PER OSPITARE L’UNIVERSITÀ»





L'AQUILA. Decine di operai al lavoro, sotto al sole cocente di metà giugno. C'è da rifare l'erbetta, piantare alberi.


* SINDACATI: «CASERMA GDF IDEALE PER OSPITARE L'UNIVERSITÀ»

Si stanno ripulendo i muretti esterni con grande attenzione ai particolari: si è messa in moto la macchina organizzativa del G8. Tutto deve essere perfetto. E' emergenza.
Il summit che si terrà all'Aquila ha avuto il “merito” di riportare almeno da queste parti una apparente normalità, frenetica quanto in totale contrasto con la vita dei terremotati ed il paesaggio circostante.
A qualche chilometro di distanza dalla Caserma della Guardia di Finanza di Coppito sono partiti i lavori per le casette antisismiche di chi non ha più una casa.
Ma anche qui, nella cittadella militare che dopo il sisma si è dimostrata fondamentale, c'è un gran bel daffare.
E' una emergenza nell'emergenza: se per gli aquilani si costruiscono case resistenti e confortevoli, da queste parti si pensa ai dettagli per ospitare al meglio i grandi della terra che dall'8 al 10 luglio sfileranno nel centro del sisma.
Così da qualche giorno decine di operai soprattutto di ditte romane, campane, sono all'opera: stanno rifacendo tutti i giardini, piantando alberelli nuovi e l'erbetta verde.
Stanno ripulendo e riparando ogni muretto, stanno pulendo e ridipingendo il muro di cinta da quelle piccole tracce di umidità che c'erano.
Tutto deve essere perfetto, niente deve essere lasciato al caso: così è stato chiesto.
Stanno rifinendo tutti i locali, anche quelli che non ospiteranno direttamente le delegazioni estere perchè sono ambienti "tecnici".
Lunedì gli operai si sono dedicati ai sanpietrini dei marciapiedi e hanno ricoperto con pannelli di legno i corridoi e i tralicci di metallo della struttura interna del palazzo assegnato al DiComaC, poco distante.
Si lavora velocemente e qualcuno mugugna «questi lavori servono per far vedere a Obama e company che bel lavoro di carpenteria siamo bravi a fare».
C'è poca voglia di parlare, si ha paura di avere problemi con i propri superiori. Qui tutto è segreto, coperto, guai a parlare, guai a fotografare.
Se si prova a chiedere agli operai da dove vengono la risposta è sempre quella: qualcuno lavora per ditte della capitale, altri vengono dalla Campania.
Difficile trovare aquilani ma magari non esistono muratori, giardinieri, carpentieri tra i terremotati…
E tra un timore e un altro c'è anche chi assicura «ho visto tanto spreco e tante risorse utilizzate solo per la sicurezza che tutto funzioni. Oramai anche io faccio parte di questo schifo, questo spreco. Vediamo cosa accadrà quando sarà passata questa "grande emergenza" e rimarrà solo la "piccola storia dei terremotati". Vediamo che fine faremo noi…».
Insomma qualcuno sembra proprio non accettare che in un momento di grande emergenza (quella vera) si debba pensare anche a quella (pure vera ma non piombata dal cielo) del grande evento mondiale. Pareri, si dirà.
E come sono state gestite le gare d'appalto?
Domanda tabù, perché qui nessuno sa o nessuno vuole raccontare: «non lo so», dice qualche dipendente di qualche ditta prescelta.
«Non so se ci sono state gare d'appalto».
Se sul web c'è la parvenza di una certa trasparenza qui, la trasparenza vera è davvero lontana e lo sanno bene gli stessi aquilani e gli enti locali, da subito messi fuori gioco e trasformati in spettatori di un film che proprio non piace.

ENTRARE IN TENDA PIU' DIFFICILE CHE ENTRARE IN CASERMA

Chi lavora in caserma e magari ha anche un accredito che non costringe a lunghe trafile burocratiche prima di entrare, sostiene che varcare l'ingresso delle tendopoli sia una impresa ben più ardua.
C'è anche chi lancia l'allarme sicurezza: «entriamo ed usciamo dalla caserma continuamente», raccontano a PrimaDaNoi.it alcuni manovali, «potrei introdurre qualsiasi cosa. Dei controlli in più farebbero brontolare tutti, da bravi italiani vogliamo sicurezza senza pagarne un piccolo prezzo. Ma il fatto che un giorno usino il metal detector e facciano aprire le borse, e altri 10 giorni no, mi lascia pensare che c'è qualcosa che magari non funziona».
Mentre in caserma c'è un gran movimento il centro della città è ancora completamente blindato ma si vedono bene i danni salendo sulla strada per Roio.
La sera tutte le luci dei palazzi sono spente e qui la vita si è fermata allo scorso 6 aprile.
Un'emozione forte che è come un pugno allo stomaco.
«L'altro giorno ho rivisitato l'università dove mi sono laureato molto tempo fa», racconta Alessandro, che è tornato in città dopo quasi dieci anni per far visita ad alcuni amici.
«Ho rivisto i posti dove sono stato, la casa dove ho abitato. C'è un buco nel muro della cucina e un buon pezzo di muro adesso è dentro il balcone. La padrona di casa, che abitava all'appartamento di fianco, spero stia bene, erano persone molto gentili. Tutti i condomini, gente molto comprensiva, hanno sopportato con pazienza tutto il casino che combinavamo, 5 studenti universitari scatenati e rumorosi. Spero stiano tutti bene, anche se non più a casa loro».
Qualche attività sta ripartendo: alcuni giornalai, qualche bar funzionano e gli affari cominciano a riprendersi. Tanti i camioncini che permettono di mangiare qualcosa al volo.
Tutti hanno negli occhi la forza di ripartire. E' vero quello che dicono sulla forza e l'orgoglio, ma dopo due mesi, dopo che sia la terra che la meteorologia sembra si accaniscano ancora su questa popolazione, dopo promesse, chiacchiere e nessuna certezza, c'è il rischio che la forza venga meno.

Alessandra Lotti 17/06/2009 11.41

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SINDACATI: «CASERMA GDF IDEALE PER OSPITARE L'UNIVERSITÀ»

L'AQUILA. «Servono decisioni rapide e funzionali, altrimenti il ridimensionamento dell'Università dell'Aquila non potrà essere evitato».
Dure le parole del segretario generale di Cisl Università, Rosaria Bucci, e del segretario Usr Cisl, Maurizio Spina che ritornano sulla «imprescindibilità della vocazione universitaria della città».
L'Aquila, ricordano i due, «dopo aver perso negli anni scorsi quasi completamente il polo elettronico, ha riposto molte delle sui speranze di sviluppo e di risorse nella Università che oggi rappresenta una eccellenza in termini di ricerca scientifica e di applicazioni tecnologiche».
Un sisma, per i due rappresentanti dei sindacati «non deve interrompere questo rapporto simbiotico con la città».
«Una Università dislocata su tutto il territorio regionale in mille rivoli, in mille sedi, non giova alla causa dell'Aquila né alla sua ripresa», sostiene Bucci. « In più, le strutture messe a disposizione degli studenti non sempre rispondono alle loro esigenze».
Superato il momento dell'emergenza, adesso per i sindacati bisogna seguire un «percorso unico ed obbligato per ritrovare quella normalità di sviluppo e di eccellenza che il terremoto del 6 aprile ha compromesso».
«La Caserma della Scuola della Guardia di Finanza», sostiene Spina, «rappresenta la soluzione di buona parte dei problemi. La Caserma è stata per la città dell'Aquila l'unico baluardo positivo in una realtà drammaticamente segnata e lo sarà ancora nei prossimi giorni come luogo “sicuro” dove ospitare i grandi della terra».
Per evitare il rischio concreto di una fuga in massa di iscritti e per ridare una speranza di ripresa economica del territorio, «è opportuno pensare che tale struttura possa ospitare l'Università e, soprattutto, divenire il primo nucleo “residenziale” per gli studenti».
Per il sindacato la misura, se presa, «andrebbe nella direzione giusta».

17/06/2009 14.30