Allevatori in ginocchio, «nelle tende ancora carne e latticini non locali»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Allevatori aquilani in ginocchio: «disatteso l’impegno di comprare carne e latticini locali per le tendopoli».

Nonostante il protocollo d'intesa firmato il 22 maggio scorso dall'Associazione Allevatori d'Abruzzo, la Regione Abruzzo e il Comune de L'Aquila, «la situazione è rimasta invariata, anzi è peggiorata», per gli allevatori aquilani, già duramente colpiti dal terremoto.
L'accordo stabiliva che il Comune si sarebbe rivolto all'associazione abruzzesi per acquistare carne e latte da produttori locali per l'approvvigionamento dei centri di accoglienza, in modo da sostenere le aziende locali e al tempo stesso assicurare, alla popolazione, prodotti freschi e di sicura qualità.
«Il protocollo d'intesa, fortemente richiesto e atteso, non ha quindi portato i risultati promessi», denunciano i diretti interessati.
«L'accordo non è stato minimamente considerato a causa di cavilli burocratici e prese di posizione ingiustificate da parte del Comune de L'Aquila, che ancora oggi, a distanza di oltre 2 mesi dalla scossa, preferisce acquistare carne e latte da grandi aziende nazionali o addirittura estere, piuttosto che rivolgersi ai produttori abruzzesi».
«All'associazione Allevatori», spiegano ancora gli imprenditori del settore, «è stato detto, dai funzionari Comunali, che il protocollo non può essere applicato in quanto prevede un rapporto diretto tra Comune e Associazione mentre le norme legislative prevedono procedure di evidenza pubblica e quindi unicamente gare di appalto. Se è così, perché la cosa non è stata messa in luce prima della firma del protocollo che era in loro possesso da varie settimane?»
Se la gara di appalto è l'unico sistema lecito per gli approvvigionamenti di derrate alimentari perché, si domandano gli allevatori, ad oggi, lo stesso Comune ha esperito una sola gara per le carni («per un quantitativo irrisorio di prodotto») e nessuna per i latticini?
«Poiché le gare non sono state indette, ed è questo l'unico sistema che il Comune de L'Aquila ha ritenuto lecito, come e cosa hanno mangiato decine di migliaia di ospiti delle tendopoli per oltre due mesi?»
E poi ancora: «perché le gare non sono state indette? Quali sono le ditte che hanno approvvigionato i Centri di accoglienza? E' stato comunque rispettato il principio della trasparenza, della rotazione e del equità dei prezzi? E in caso di risposta affermativa, di quest'ultima domanda, in base a quali criteri?»
Gli allevatori vogliono sapere anche quali sono state le ditte presso cui sono stati effettuati gli acquisti, quali sono stati i criteri di scelta, e che merce è stata fornita e di quale provenienza.


17/06/2009 10.48