Decreto Abruzzo. A Roma in 600 per la "ricostruzione dal basso"

Alessandro Biancardi

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Decreto Abruzzo. A Roma in 600 per la "ricostruzione dal basso"
      ROMA. Ieri prove generali di protesta all’aeroporto di Preturo. Oggi il presidio si sposterà a Roma, davanti alla Camera dei deputati. Dal Pdl: «è un tassello del progetto eversivo contro il premier». (FOTO:Franco Botticchio) * INCHIESTA, PARTONO I PRELIEVI DI CEMENTO AL TRIBUNALE
I Comitati cittadini, trasversalmente (terremotati, sfollati e accampati), si sono organizzati mettendo a disposizione pullman gratuiti che sono partiti in mattinata.
Le due forme di protesta (a Preturo e a Roma) erano state decise dai sindaci riuniti venerdì in assemblea e rafforzate, appunto, da tutti i comitati cittadini ritrovatisi domenica a Roseto per ribadire che non esistono due volti dell'Aquila: quello di chi è rimasto a soffrire per la sua sopravvivenza e quello di quanti hanno dovuto, o preferito, trasferirsi sulla costa.
Oggi, quindi, sarà una sola, grande, manifestazione alla quale hanno già dato la loro adesioni politici ed istituzioni, oltre a migliaia di persone. Si stimano 2 mila partecipanti.
I manifestanti chiederanno a gran voce che il decreto venga migliorato affinchè sia assicurata «il 100 per cento della ricostruzione, trasparenza e partecipazione».
Ma se è vera l'ipotesi lanciata ieri dal relatore Roberto Tortoli, l'orientamento politico è quello di mantenere il dl «così com'è».
Anche perché nel pomeriggio di lunedì da Palazzo Chigi sono arrivate garanzie di un contributo per la ricostruzione delle seconde case anche dei non residenti in base al reddito, che potrebbe trasformarsi in un vero e proprio ordine del giorno approvato dall'assemblea.
Quello arrivato dalla presidenza del Consiglio, ha spiegato Tortoli, «è un impegno preciso, un atto formale di grosso significato che può lasciare tranquilli tutti».
Non mancano neppure le coperture, ha assicurato, per «8,5 miliardi di cui 3 nei primi due anni», con la possibilità «che le prossime finanziarie vadano a incrementare le coperture» visto che la ricostruzione in Abruzzo «impegnerà lo stato italiano per 20 anni».




«PROGETTO EVERSIVO CONTRO SILVIO»


Ma la protesta di oggi ha generato anche aspre polemiche come quelle del deputato del Pdl, Giorgio Stracquadanio.
«La rabbia dei terremotati dell'Aquila», ha detto il parlamentare, «sarebbe un tassello di quella distruzione dell'immagine del premier che dovrebbe portare alla sua caduta, insieme al caso Mills, al Casoriagate e all'assalto giudiziario napoletano nei confronti di Guido Bertolaso, reo di aver bonificato la più grande discarica d'Europa a cielo aperto». La protesta «sembrerà una situazione catastrofica. A noi ricorda quello che accadde in Cile nel 1973 per far cadere il legittimo governo socialista di Salvador Allende. E se non ricordiamo male anche Augusto Josè Ramon Pinochet Ugarte aveva baffi sottili».



PEZZOPANE: «CI RIPRENDIAMO LA CITTA'»

Ma già nel pomeriggio la presidente Pezzopane aveva assicurato che non c'era alcuna finalità politica nel presidio istituzionale che si è tenuto per circa trenta minuti all'aeroporto di Preturo (dove in occasione del G8 atterreranno i grandi della terra) organizzato da lei, dal sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente e dal vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, insieme a numerosi sindaci dei comuni ricadenti nell'area terremotata.
«Abbiamo voluto bloccare simbolicamente l'accesso all'aeroporto di Preturo, luogo simbolo del G8, per far sentire la nostra voce al Parlamento, che in queste ore sta decidendo le sorti del territorio», ha detto Pezzopane.
«Non è vero che tutto va bene, come si continua a dire. Non è vero che tutto è risolto. Il governo - ha detto Pezzopane -continua a non dare risposte che per noi sono fondamentali. Non vogliamo creare problemi di ordine pubblico, nè di altro genere, ma non vogliamo neanche che ce ne vengano creati. Questo è un presidio istituzionale, senza alcuna velleità politica o partitica, fatto anche a nome di tutti i cittadini del territorio, e serve a ricordare le necessarie modifiche al decreto, in discussione in queste ore e in particolare gli impegni assunti dallo stesso Presidente del Consiglio Berlusconi. Impegni traditi dal voto della Commissione Ambiente nei giorni scorsi».
Senza creare problemi di ordine pubblico, il presidio ha stazionato nelle vicinanze di uno spartitraffico a circa 500 metri dal piccolo aeroporto.
«Dobbiamo riprenderci - ha detto la Pezzopane - il diritto a ricostruire questa città, attraverso l'approvazione degli emendamenti da noi presentati sul decreto Abruzzo».




CONFESERCENTI: «COSI' L'AQUILA MORIRA'»


E sono preoccupati del destino della città anche gli imprenditori aquilani che si rendono conto che le prime risposte sono state date, ma per far ripartire L'Aquila è necessario «fare uno sforzo ulteriore, senza il quale la città rischia di morire definitivamente».
Preoccupato Bruno Basile, vicepresidente della Confesercenti aquilana: «senza il centro storico, senza l'università, L'Aquila non rinascerà. Temiamo il muro che inizia a dividere gli aquilani da chi prende decisioni sul loro futuro».
Intanto l'Università Cattolica di Roma ha fatto sapere che conferirà giovedì prossimo il suo riconoscimento annuale a due personaggi che hanno testimoniato grande impegno in questa vicenda: il vescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari e il giornalista della Rai Bruno Vespa. A consegnare i premi sarà Pippo Baudo. La cerimonia sarà presieduta dal Rettore dell'Università Cattolica Lorenzo Ornaghi e sarà seguita dalla celebrazione eucaristica nella solennità del Sacro Cuore presieduta mons. Giuseppe Bertello, nunzio Apostolico in Italia.

16/06/2009 9.31



IN 600 PER LA «RICOSTRUZIONE DAL BASSO»

ROMA. Sono arrivati in circa 600 i manifestanti partiti questa mattina dall'Abruzzo per il presidio, a Montecitorio.


«Vergogna, vergogna», hanno scandito i manifestanti arrivando davanti al palazzo, mentre striscioni e cartelli reclamano una «ricostruzione dal basso».
Ad imitazione delle tendopoli, alcuni ragazzi hanno montato anche delle canadesi da campeggio sotto l'obelisco che domina la piazza, proprio come era stato annunciato nei giorni scorsi.

«Senza la ricostruzione delle seconde case molti comuni abruzzesi diventeranno paesi fantasma», hanno detto alcuni sindaci di comuni abruzzesi colpiti dal sisma, ma rimasti "fuori cratere", ovvero fuori dall'elenco di quei comuni per i quali sono stati stanziati i fondi per la ricostruzione.
«Siamo qui per portare la nostra solidarietà a chi e' stato più sfortunato di noi», ha spiegato il sindaco di Raiano, Enio Mastrangeli, «ma anche perchè siamo comuni considerati fuori cratere, della valle Peligna, quindi non ancora riconosciuti come comuni terremotati. Abbiamo però 140 abitazioni inagibili, solo nel mio paese, cinque chiese sono rimaste chiuse e stiamo chiedendo di poter rientrare nel 'cratere'. Bertolaso», ha continuato il sindaco, «ci aveva assicurato che dopo un primo rilevamento avrebbero provveduto a delle rivelazioni più accurate ma fino ad oggi questo non e' avvenuto».
Il problema di comuni come Raiano e' soprattutto legato al tessuto economico e sociale costituito dalle seconde case.
«Abbiamo avuto sedici frazioni distrutte, l'80% delle case inagibili, di cui il 70% sono seconde case», ha spiegato Luciano Giannonne, sindaco di Lucoli: «Senza contributo il nostro rimarrebbe un paese fantasma, buono soltanto per le visite turistiche di chi si diverte a vedere gli effetti di una catastrofe».



«I nostri», ha aggiunto Nicola Risi, sindaco di Cocullo, «e' un tessuto economico particolare: le seconde case non sono case di ricchi, ma di poveri operai emigrati all'estero che le conservano per tenere vivo il legame con la terra d'origine. In più si tratta di persone che vengono nei nostri paesi in vacanza e rappresentano una fonte importantissima di introiti per i comuni stessi».



«IL TG1 NON HA DATO LA NOTIZIA»

Il parlamentare del Pd Lanfranco Tenaglia ha invece denunciato la scarsa copertura dell'evento da parte del Tg1
«Il tg della Rai ha scelto di parlare del terremoto in Abruzzo con un servizio sulla ricostruzione della Casa dello studente, certamente una buona notizia ma riferita con stile celebrativo, e con tanto di intervista, al presidente della regione Lombardia Formigoni. Gli avvenimenti in corso a Roma sono stati invece del tutto ignorati».
E intanto va avanti alla Camera l'esame del decreto terremoto. Il presidente Gianfranco Fini ha annunciato a inizio seduta che Pdl, Pd, Ivd e Udc hanno ritirato numerosi emendamenti. A quanto si e' appreso sono circa 150 gli emendamenti confermati dai gruppi. Visto il sostanzioso taglio, e' probabile che a questo punto il governo non metta la fiducia sul testo.
«Una eventuale fiducia», aveva commentato questa mattina il sindaco Cialente, «sarebbe un brutto segnale. Se il decreto dovesse passare così com'e' dovremo aspettare tutti tempi migliori. D'altra parte e' stato un brutto segnale, molto imbarazzante, anche l'astensione allo stesso provvedimento data dall'opposizione in Senato».



«DIFFICILE ENTRARE NELLE TENDOPOLI»

Intanto Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, ha riferito con preoccupazione delle difficoltà che amministratori e giornalisti incontrerebbero a entrare nei campi in cui vivono i terremotati in Abruzzo. La presidente della provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane «ha segnalato le difficoltà crescenti per amministratori e giornalisti a entrare nei campi», ha riferito a margine della manifestazione «devono dire dove vanno e da chi vanno».
Inoltre, «e' stata vietata la distribuzione di volantini».
Ora, ha commentato Giulietti, «ci auguriamo che si tratti di un equivoco; come Articolo21 chiederemo alle associazioni dei giornalisti di verificare» e la questione sarà sollevata anche in sede politica.
Mentre nei mesi scorsi «le televisioni hanno trasmesso a reti unificate» immagini positive della gestione dell'emergenza, secondo Giulietti «tutto ciò che assomiglia alla catastrofe non deve essere trasmesso».
E domani a La Sapienza, alle 16, gli studenti presenteranno un'inchiesta su la ricostruzione in Abruzzo.

16/06/2009 16.21

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INCHIESTA, PARTONO I PRELIEVI DI CEMENTO AL TRIBUNALE


L'AQUILA. Inizieranno oggi le operazione di carotaggio al palazzo di Giustizia. Va avanti così l'inchiesta sui crolli a seguito del terremoto.
Comincia adesso una nuova fase dell'inchiesta: quella dei prelievi a campione di cemento armato in via XX Settembre, sull'edificio sequestrato dalla magistratura aquilana che indaga sui crolli.
Sarà un passo fondamentale che arriva dopo gli accertamenti svolti all'ospedale dell'Aquila, un'altra delle strutture che non ha retto al sisma e che è già stato parzialmente sistemato e tornato in funzione.
I periti nominati dalla Procura e gli investigatori della Squadra mobile della Questura da oggi concentreranno le attenzioni sul Palazzo di giustizia prima di passare alla Casa dello studente, ubicata sempre in via XX Settembre, una delle strade più martoriate.
Sull'inchiesta il procuratore capo Alfredo Rossini ha detto che «all'inizio di tutto questo subito dopo il terremoto, si era posto il problema che l'indagine, l'investigazione o l'accertamento dei fatti avrebbe potuto in qualche maniera ritardare la ricostruzione. Abbiamo parzialmente dissequestrato alcune strutture dopo aver prelevato quello che ci serviva come ci chiedevano i cittadini, unitamente alle autorità sanitarie, come è avvenuto per l'ospedale San Salvatore. Lo abbiamo restituito all'uso della cittadinanza sempre sotto la responsabilità dei tecnici ai quali compete la sicurezza della struttura».
Rossini è tornato anche a parlare dei sei arresti di presunti Brigatisti arrestati a Roma nei giorni scorsi. A quanto pare erano pronti a preparare incursioni nel capoluogo abruzzese nel corso del G8. Il procuratore ha chiesto al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, tutta la documentazione in merito e ha confermato che la situazione è sotto controllo.
«L'Aquila sarà un grande palcoscenico anche per le proteste. Vigileremo su tutto».

16/06/2009 9.34

MANIFESTANTI DELUSI RITORNANO ALLE LORO TENDE

Stanno lasciando piazza Montecitorio i circa seicento cittadini dei comuni dell'Aquilano colpiti dal sisma del 6 aprile.
In loro e' visibile la delusione per la votazione della Camera al decreto Abruzzo che ha rigettato sostanzialmente gli emendamenti proposti dall'opposizione e, in particolare, dall'onorevole Giovani Lolli.
E' stato proprio l'esponente del Partito Democratico a comunicare ai manifestanti che per tutto il giorno hanno presidiato la piazza che «per undici voti l'emendamento sulla tassa di scopo e' stato rigettato».
Le speranze non sono del tutto perdute anche perche', come ha spiegato Lolli, «basta un solo emendamento approvato, anche tra quelli meno importanti, perche' il decreto torni al Senato».
Parole che non sono servite a rincuorare la folla: «Che cosa ce ne facciamo degli alloggi se poi non possiamo lavorare?», e' stata la domanda piu' frequente tra i presenti.
Il riferimento e' ad un altro emendamento che prevedeva un'azione mirata per il rilancio dell'economia nell'aquilano.
I manifestanti, prima di lasciare la piazza, hanno cercato di strappare l'autorizzazione a muoversi in corteo verso il Quirinale, senza successo. A far crescere il malcontento c'e' stato poi un presidio parallelo delle guardie giurate dell'"Ancr" che, con fischietti e urla, si e' sovrapposto alle voci dei componenti della delegazione che e' stata ricevuta alla Camera.
«Questa di oggi e' stata solo una prima tappa di un cammino che sara' molto duro e in cui avremo tutti contro», ha spiegato uno dei membri della delegazione.
«Vi basti sapere che una delle ragioni per le quali e' stata rigettata la tassa di scopo», ha spiegato Lolli, «e' che, sostanzialmente, il governo non si fida degli enti locali che avrebbero dovuto gestire quanto ricavato dalla tassa stessa».
16/06/2009 18.21