A Martinsicuro la protesta degli sfollati: «ci hanno tolto il vitto»

Alessandro Biancardi

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MARTINSICURO . Sono rimasti alcuni minuti in piedi davanti ai tavoli vuoti del self-service che fino a sabato era il punto di ritrovo per il vitto, “offerto” dalla protezione civile.


Poi si sono seduti, hanno mangiato e si sono pagati il pasto. Questa la pacifica protesta messa in atto da circa 150 sfollati aquilani che risiedono negli appartamenti di propria proprietà sulla costa truentina.
«Il nostro è stato un gesto simbolico», ha spiegato Nicola Cocco, «a dimostrazione dell'abbandono delle istituzioni nei nostri confronti. Eppure abbiamo e stiamo affrontando il periodo di post terremoto con molta umiltà. Ci siamo coesi di fronte al disastro. Non abbiamo abusato di quanto messo a disposizione dalla istituzioni. Abbiamo aperto i nostri appartamenti al mare, le cosiddette seconde case, ed abbiamo ospitato parenti ed amici in difficoltà fino a stare in dodici in 75 metri quadri e dormire su divani e per terra».
All'improvviso l'inaspettata decisione di toglier il vitto.
Per gli sfollati è una decisione «assurda» e indice di una disparità di trattamento tra i terremotati. «Viene negato un pasto caldo per anziani e bambini e per chi si alza la mattina alle 5 per timbrare il cartellino nei luoghi di lavoro e tornare alle 17», contestano.
«Non chiediamo l'elemosina di un pasto», assicurano i terremotati, «vogliamo solo che le nostre condizioni vengano equiparate a tanti altri che stanno vivendo questa terribile esperienza».
Nel post terremoto il vitto era stato assicurato dalla mensa della scuola materna di Martinsicuro per
poi essere trasferito in un self service della cittadina convenzionato con la Protezione Civile.
«Abbiamo avanzato istanza di revoca e sospensione immediata del provvedimento almeno per un periodo consono al rispetto dei canoni della congruità», ha annunciato Alessia Varrasso, giovane avvocato aquilano, anche lei sfollata sulla costa, che sta portando avanti le ragioni di quanti non si
sentono più tutelati.
«Si parla di seconda fase –aggiunge Varrasso –mentre è sotto gli occhi di tutti che siamo ancora in piena emergenza. Si tace, inoltre, il fatto che ad oggi a nessuno degli sfollati è stato ancora corrisposto il contributo economico previsto a favore di chi si è procurato un'autonoma sistemazione».
«Ci stanno abbandonando», denunciano i terremotati, «hanno promesso un contributo economico ma fin ora neanche un euro. Mio marito è precario e lavora tre giorni la settimana. Tre giorni di spostamento con lo stipendio che copre la benzina per gli spostamenti. Adesso ci tolgono anche i viveri. Una beffa a due mesi dal dramma che non fa che incutere timore e la domanda: che fine faremo?».

08/06/2009 10.41