In 500 contro il decreto. Cialente: «non si ricostruisce col "Gratta e Vinci"»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Cinquecento sfollati si sono radunati ieri alla villa comunale dell'Aquila per chiedere la modifica del decreto sul terremoto. Tanta rabbia e una frase che è stata ripetuta all’infinito: «restituiteci il centro storico».


La manifestazione e' stata promossa dalla Conferenza permanente per la ricostruzione.
Molti i sindaci presenti con i gonfaloni e la fascia tricolore.
C'erano anche parlamentari e consiglieri regionali del centrosinistra, il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane.
«Ridateci il centro storico» è stata la scritta più ricorrente nei numerosi cartelli esposti sotto il palco degli oratori presenti alla manifestazione.
E in fila indiana, l'enorme serpentone si è mosso dalla Villa Comunale alla Casa dello Studente, diventato luogo simbolo di questa tragedia, dove sono morti otto studenti.
I manifestanti sono così tornati a chiedere «il rimborso pieno ed integrale per tutte le abitazioni, comprese le case dei proprietari non residenti e le altre case per la vera e completa ricostruzione dei comuni colpiti», ma anche «una norma specifica, con le necessarie risorse finanziarie, per ricostruire l'immenso patrimonio edilizio dei beni culturali pubblici e privati dei nostri centri storici» e «il riconoscimento della Zona Franca Urbana».
I 45 milioni di euro per 4 anni finora previsti (circa 11 milioni di euro l'anno) sono - secondo i manifestanti - «assolutamente irrisori e insignificanti».
E sono state richieste anche «risorse agli Enti Locali e alle aziende pubbliche per i mancati introiti: senza fondi le aziende rischiano il collasso, i cittadini perderebbero servizi essenziali e i lavoratori delle municipalizzate non avrebbero garanzie di stipendio».
Duro l'intervento del sindaco, Massimo Cialente: «Quello de L'Aquila», ha ribadito il primo cittadino, «non e' un terremoto di serie C. I danni provocati dal sisma hanno superato i 10miliardi di euro. Non vogliamo altro, ne' un centesimo di più ne' un centesimo di meno».
Solo per ricostruire il centro storico, ha detto ancora Cialente, occorrono 3miliardi di euro. «Non e' possibile che l'Italia possa rinunciare alla ricostruzione del sesto centro, in quanto a monumenti ed edifici tutelati, del Paese. La ricostruzione di questa città e' interesse generale dell'Italia e per farlo c'e' bisogno di una tassa di scopo e non del gratta e vinci».
«La Protezione civile deve pubblicare sul proprio sito ogni giorno il rendiconto delle spese correnti», ha chiesto invece Ettore Di Cesare, intervenuto per conto del comitato '3e32' alla manifestazione.
«Abbiamo bisogno di trasparenza nella gestione dell'ordinario e nelle fasi di ricostruzione. Inizia oggi - ha aggiunto - un periodo di mobilitazione per il nostro movimento con iniziative nei campi, nella speranza - ha aggiunto - che sia garantito il diritto di assemblea nelle varie tendopoli».

PRIMO NATO IN OSPEDALE L'AQUILA DOPO SISMA

E proprio nel giorno della contestazione si è registrato un lieto evento all'ospedale 'San Salvatore' dove, nel nosocomio parzialmente riaperto alcuni giorni fa, e' nato Stefano, un bel bambino i cui genitori, Stefano e Paola, sono di Paganica, una delle frazioni aquilane distrutte dal sisma del 6 aprile scorso. Per la coppia si tratta del primo figlio e per l'ospedale del primo parto post terremoto. Stefano, che e' nato con un parto cesareo, pesa 3 chili e 200 grammi e sta benissimo.

04/06/2009 9.29