«Che L’Abruzzo terremotato non diventi un nuovo Belice»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Come sarà la New Town aquilana? Come sarà la città che, hanno promesso, sarà solo provvisoria e ospiterà tutti i cittadini che hanno perso la casa? * «UN SMS CI AVVISI PER LA EVENTUALE ROTTURA DELLA DIGA DI CAMPOTOSTO»



L'AQUILA. Come sarà la New Town aquilana? Come sarà la città che, hanno promesso, sarà solo provvisoria e ospiterà tutti i cittadini che hanno perso la casa?



* «UN SMS CI AVVISI PER LA EVENTUALE ROTTURA DELLA DIGA DI CAMPOTOSTO»


Di progetti se ne sono visti tanti: i rendering sono tranquillizzanti: case con giardino, strutture antisismiche, spazi dignitosi. Anche i proclami che si sentono da parte del governo sono rasserenanti: forse c'è speranza, forse si riuscirà a costruire tutto e si tornerà presto nella cara e vecchia L'Aquila. Oggi pare che ci siano soldi per tutti, speranza per tutti, un nuovo futuro. Sarà vero?
Forse la pensavano così anche i cittadini del Belice, zone devastate dal terremoto del 1968 e ricostruite ex novo poco distanti.
Il sisma del 14 e 15 dicembre di magnitudo 6.4 uccise 370 persone e lasciò senza casa 70 mila siciliani.
Gli anni che seguirono il terremoto furono costellati da appalti, buone intenzioni, proclami, stanziamenti. E fin qui le similitudini ci sono.
Poi dopo decenni di interminabili lavori, di cantieri aperti senza sosta, gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte ricostruiti in luoghi distanti da quelli originari interessati dal terremoto: abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno sì riportato condizioni di vivibilità ma hanno anche profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia.
I fotografi Alfonso Arana, Francesco Favara, Pietro Iacono, Antonio Montalto e Carlo Riggi sono tornati lì per vedere com'è adesso la situazione.
«Questo reportage», racconta Riggi, «vuol essere una testimonianza, a supporto di tanti autorevoli pareri, affinché non si rinnovi lo stesso errore in Abruzzo. Perché il terremoto non abbia a colpire anche lì, come in Sicilia, due volte e per sempre».
Ma come sono oggi Salaparuta, Poggioreale, Gibellina, le città della Valle del Belice devastate dalla furia del sisma?
I cinque fotoreporter le raccontano così: «Città piene zeppe di sculture, architetture futuribili, strade oversize, slarghi sconfinati e piazze agorafobiche. Quasi del tutto inanimate».
«C'è una sensazione che ti accompagna ogni volta che metti piede in questi posti», raccontano ancora. «Non sai definirla subito, ti ronza nella testa, resta lì in attesa che tu riesca ad acciuffarla mentre percorri le direttrici avveniristiche, rapito dalla bizzarria dei colori e delle forme, dalla toponomastica inverosimile, e non ricordi più se ti trovi a Trapani, in una landa del Midwest americano o in una visione di Wim Wenders».
Il Belice non è più quello di una volta. In Abruzzo c'è ancora tempo per sperare.

03/06/2009 9.19

[url=http://www.carloriggi.it/NewTown09aa.htm]LE FOTO DI ALFONSO ARANA[/url]
[url=http://www.carloriggi.it/NewTown09ff.htm]LE FOTO DI FRANCESCO FAVARA[/url]
[url=http://www.carloriggi.it/NewTown09piq.htm]LE FOTO DI PIETRO IACONO[/url]
[url=http://www.carloriggi.it/NewTown09am.htm]LE FOTO DI ANTONIO MONTALTO[/url]
[url=http://www.carloriggi.it/NewTown09cr.htm]LE FOTO DI CARLO RIGGI[/url]


ALTRE FOTO SULLA RICOSTRUZIONE



IL TERREMOTO DEL '68



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«UN SMS CI AVVISI PER LA EVENTUALE ROTTURA DELLA DIGA DI CAMPOTOSTO»

CAMPOTOSTO. Se è vero che da settimane gli esperti ci stanno ripetendo che non è possibile prevedere i terremoti, perché almeno non riuscire a prevedere (e avvertire la popolazione) quei fenomeni correlati che potrebbero produrre migliaia di morti?
In caso di terremoto come reagiscono le dighe d'Italia? E, soprattutto, in che stato si trova la diga di Campotosto?
Come sarà avvertita la popolazione nel caso in cui dovesse esserci una emergenza o una evacuazione di massa? A domandarselo è Francesco D'Ambrosio , membro della direzione dell'Associazione radicale di Bologna, Giorgiana Masi, che ha notato come in altri stati del mondo il terremoto faccia scattare subito altri allarmi connessi. Anche in Italia è così?

Dopo il terremoto in Honduras di qualche giorno fa, di magnitudo 7.1 della scala Richter, fa notare D'Ambrosio, «subito è scattata l'allerta Tsunami che ha permesso di avvisare i cittadini dell'Honduras, Belize e del Guatemala. Dopo il grave Tsunami in Indonesia molto è stato fatto per evitare che pericoli così gravi - ma non difficili da individuare - colpissero di sorpresa migliaia di cittadini nel mondo».
Ora torniamo in Italia. «Se un terremoto, invece, dovesse colpire il nostro paese vicino ad una delle 541 dighe italiane», si domanda D'Ambrosio, «i cittadini interessati da un'eventuale inondazione della acque fuoriuscite dalla diga verrebbero avvertiti? Purtroppo la risposta è negativa: non c'è un sistema di allerta per le dighe italiane, che in caso di problemi, pericoli o rotture della struttura, permetta di avvertire in pochi minuti i cittadini che si trovano sotto la diga o nelle immediate vicinanze».
E' così che il membro dell'associazione Masi ha avuto una idea: «sarebbe sufficiente un software che invii, per esempio, un sms per avvertire della rottura della diga, così da dare un vantaggio, di pochi minuti, ai cittadini rispetto alla furia distruttrice delle migliaia di tonnellate di metri cubi d'acqua fuoriuscite dalla diga».
Un progetto fattibile sul serio? E in caso di allarme si riuscirebbe veramente a mettersi in salvo?
L'Enel e Bertolaso «tranquillizzano la popolazione», continua D'Ambrosio, «affermando che la diga di Campotosto è sotto osservazione (e le altre 540?) e questa è certamente una buona notizia ma chiedo: se dovesse esserci una rottura alla diga chi avvertirebbe - nel giro di pochi minuti - tutti i cittadini? E se ciò avvenisse di notte? Verrebbero tutti lasciati al loro destino?»
D'Ambrosio ha già inviato una lettera a molti parlamentari, ed alcuni, assicura, hanno risposto positivamente per quanto riguarda la possibilità di un'interrogazione parlamentare.
Nei mesi scorsi non sono state poche le scosse che hanno avuto come epicentro zone vicine al lago di Campotosto: «la diga non è indistruttibile», incalza D'Ambrosio, «è la seconda per estensione in tutta Europa ed è stata costruita negli anni '40. Dicono che progettualmente dovrebbe reggere fino a magnitudo 7 Richter)».
Allora perché non studiare un modo per allertare tutti in fretta? L'idea dell'sms, assicura l'ideatore, è «tecnicamente fattibile, sarebbe un modo per rassicurare la cittadinanza in quanto in caso di problemi saremmo certi di essere aggiornati ed allertati in tempo reale. Io sarei molto più tranquillo».

03/06/2009 9.30