Approvvigionamenti agli sfollati: gare senza appalto e fornitori non abruzzesi

Alessandro Biancardi

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Approvvigionamenti agli sfollati: gare senza appalto e fornitori non abruzzesi
ABRUZZO. Acquisti in somma urgenza per decine di milioni di euro per provvedere alle necessità primarie dei 60mila sfollati dell’Aquila e provincia. Chi sono i fornitori della Protezione civile e con quali criteri sono state scelte le ditte?

Sono domande di difficile soluzione al momento, dopo oltre 40 giorni dal sisma che di fatto ha creato una vera e propria “economia del terremoto”, quella che non conosce crisi, anzi ha fatto piombare su determinate ditte una vera fortuna.
E' l'altro lato della tragedia.
Ma è tutto regolare perché le norme vigenti autorizzano la protezione civile con appositi decreti l'affidamento diretto di appalti e servizi nonché di forniture proprio per evitare rallentamenti burocratici che sarebbero letali.
Si pensi all'approvvigionamento di pane, pasta, carne, o tutto quello che può essere necessario in una tendopoli: saponi, carta igienica, vettovaglie…
Chi ha scelto a quale fornitore rivolgersi e con quali criteri?
Buio pesto.
Peccato perché il governo ed il ministro Brunetta avevano promesso totale trasparenza sulla ricostruzione.
Magari potrebbe essere il caso di cominciare già da queste cose che pure interessano e devono essere chiarite perché sempre di gestione di soldi pubblici si tratta.
Dove è stato pubblicato l'elenco generale dei fornitori? E se non è stato pubblicato perché non è stato fatto?
Nel frattempo montano le proteste su diversi fronti.
Perché, infatti, far arrivare materie prime come il pane da fuori regione, quando risparmiando molti soldi ci si potrebbe rivolgere ai produttori locali? Quanto si risparmierebbe per il trasporto?
Ma è solo uno dei tantissimi esempi.
Sta di fatto che risposte non ne vengono date.
Ci viene detto solo che agli acquisti diretti provvedono direttamente i Com (le centrali operative di comando sul territorio) attraverso ordinanze dei diversi sindaci.
Ad insorgere già da qualche giorno sono gli allevatori, esercenti e produttori di latte locali.
Attraverso la Confcommercio hanno denunciato nel corso di un'assemblea alla Centrale del Latte, la «totale mancata considerazione da parte dell'amministrazione comunale dell'Aquila», dei loro prodotti.
«Niente gare ad evidenza pubblica», hanno protestato, «nessun bando a parte quello sul reperimento della carne pubblicato solo il 12 maggio, di fatto senza pubblicità, chiamando semplicemente qualche ditta. Da oggi si profila un'ordinanza già firmata dal commissario Bertolaso, e che dovrebbe avere la sigla anche del presidente Berlusconi, per autorizzate i sindaci ad approvvigionare le tendopoli, rivolgendosi “in via prioritaria e fino al 31 dicembre 2009, alle piccole imprese operanti nei territori colpiti dal sisma”».
Eppure per i rappresentanti di categoria, vuol dire poco, se garantirà solo parità di condizioni tra i produttori perché il pericolo è quello che si favoriscano imprese locali che però si riforniscono all'estero.

«TOTALE ASSENZA DI ATTI FORMALI

Il direttore dell'Ara (Associazione regionale allevatori), Alberto Fasoli, denuncia la totale assenza di atti formali, da parte del Comune dell'Aquila, che impongano da subito acquisti diretti dagli allevatori, dai panificatori, e dai produttori locali.
«Perfino con il Nucleo di emergenza, istituito con delibera di giunta regionale, presso la direzione Agricoltura della Regione Abruzzo, il Comune dell'Aquila non è riuscito ad interfacciarsi», ha spiegato Fasoli, «per siglare un protocollo d'intesa che salvaguardasse i produttori locali».
Secondo quanto riportato da Fasoli, gli allevatori sono riusciti a fare solo un paio di forniture di carne al campo di Piazza d'Armi, su richiesta del responsabile di campo, per il resto nelle tende si consuma carne e prodotti che non provengono dal territorio aquilano, spesso importati e per niente garantiti.
«Ancora una volta siamo stati lasciati soli, anche dalle associazioni di categoria», ha denunciato Dino Rossi, portavoce del Cospa, che sollecita l'estensione della zona franca anche ad altri comuni della provincia, in modo da evitarne lo spopolamento, paventando la messa in atto di alcune manovre per affossare la Centrale del Latte dell'Aquila.
Ci sarebbero infatti grandi holding pronte a rilevare il sito, le cui pressioni potrebbero portare alcune banche a togliere ossigeno alla Centrale.
Il direttore Mario Sabelli, aveva presentato un piano industriale prima del sisma, ancora attuabile, grazie al quale tagliando i costi di 400mila euro, sul ciclo di trasformazione del latte, riuscivano a garantire parte del guadagno agli allevatori: «stiamo valutando una banca seria – ha aggiunto – cui appoggiarci per metterlo in pratica».
Il progetto ha ottenuto l'appoggio della Confcommercio, che studierà con loro tutte le strade percorribili, in modo da promuovere anche il sistema parchi abruzzese, e rilanciare l'economia turistica comprensoriale. Nel frattempo si fanno i conti con il fatto che il latte aquilano, nei campi non ci va.
La Centrale comunque operativa, ha avuto in queste settimane l'appoggio di una cooperativa di Perugia per il confezionamento, e di gruppi romani che hanno acquistato latte e mozzarelle, potendo vantare ancora prodotti caseari genuini, ma l'amministrazione comunale pare ignorare la ricchezza di 26mila vacche, capaci di alimentare con latte, formaggi e mozzarelle, da subito, l'intero territorio.
«La situazione è disastrosa ma le associazioni non staranno a guardare. Per il momento l'ordinanza è un primo passo avanti, migliorabile con emendamenti di cui la Confcommercio», ha assicurato il direttore Cioni nel corso dell'assemblea, «si farà portatrice in Senato».


18/05/2009 13.34