La prima tendopoli ha chiuso. Zona franca, continuano le proteste

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. A Castel del Monte la tendopoli ha chiuso. Gli sfollati hanno trovato il coraggio di rientrare nelle abitazioni. Ancora problemi, invece, per gli espropri e per la definizione della zona franca. * ALLOGGI PRIVATI PER GLI SFOLLATI: FIRMATA L’ORDINANZA PER IL REPERIMENTO


Domenica di ritrovata normalità per il comune di Castel del Monte a 1.346 metri di altitudine: qui si è riusciti ad uscire dalle tende ad oltre 40 giorni dal sisma.
Danni ci sono stati, ed il centro storico, ancora chiuso con ordinanza, è lì a testimoniarlo.
Circa 300 persone, però, hanno lasciato la tendopoli che era stata allestita dopo la scossa delle 3.32 e sono tornate in casa per riprendere la vita normale.
Anche il primo cittadino si è fatto coraggio e ha riaperto la sua abitazione.
La circa 40 persone che dimoravano nel centro storico sono invece nell'unico albergo del centro dell'aquilano.
Dovranno restare lì, non si sa ancora per quanto, ma almeno c'è un tetto sicuro sopra la testa.
La destinazione delle tende deve essere ancora decisa così come quella dei viveri che probabilmente saranno smistati nei campi ancora attivi.
La cucina da campo è invece già stata smontata e portata a Bazzano, vicino L'Aquila.



E intanto non si placano le polemiche sulla zona franca e la sua individuazione. Il vice presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo Giorgio De Matteis (Mpa) ieri ha ripreso il discorso della zona franca nel solo Comune dell'Aquila.
«Il presidente Gianni Chiodi», ha detto, «sa che i Comuni fuori dalla zona franca possono usufruire dei fondi Fers, delle agevolazioni conseguenti alla richiesta della misura 87.2b e delle risorse riguardanti i fondi FAS. Quindi è chiaro - afferma - che il Governatore d'Abruzzo deve assumersi la responsabilità di individuare e suggerire in maniera precisa le cose da fare».
Il comprensorio dell'altopiano delle Rocche, però, non ci sta all'idea di una zona franca entro i confini del Comune dell'Aquila ed attraverso il sindaco di Rocca di Cambio, Antonio Pace, fa sapere: «non rimarremo qui a medicarci le ferite».
«Nel comprensorio - afferma il sindaco - vi sono due stazioni invernali, Campo Felice e Ovindoli Monte Magnola: ci lavorano 200 persone e alimentano anche l'economia aquilana. Non solo. Trecento sono le imprese, soprattutto nel commmercio, una ventina gli alberghi e 20 mila le 'seconde case': i danni ci sono e grandi, occorre pensarci».
La presidente Stefania Pezzopane, invece, non molla la presa sulla presunta estromissione degli enti locali nelle decisioni del governo e del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
Uno dei nodi più spinosi di questo momento si chiamano espropri. «Le scelte per la localizzazioni delle case provvisorie», ha contestato la presidente, « sono state fatte dal Commissario del Governo d'intesa col Presidente della Regione, sentito il sindaco, ed escludendo inspiegabilmente, come è noto, la Provincia che ben conosce il territorio. Non ci chiamino ora a ratificare tali scelte. L'ho detto chiaramente stamattina nella Conferenza del Servizi convocata dal Commissario Bertolaso. Ho espresso chiaramente le mie perplessità sugli insediamenti abitativi permanenti. Su questi la Provincia si è limitata ad esprimere il parere di conformità al Piano Territoriale Provinciale, come atto d'ufficio, e si è riservata di entrare nel merito dei singoli interventi nelle 20 aree e dei singoli progetti, non appena saranno definiti i progetti. Ho chiesto comunque di rivedere le aree scelte e la procedura adottata».
«E' pazzesco» per Pezzopane, «che siano iniziate le immissioni in possesso senza una minima informazione preventiva e credo che si possano prendere in considerazione anche altre aree non normate dal piano regolatore, risparmiando qualche ulteriore sofferenza a chi ha una terra e qualcosa».
Da Molina Aterno arriva invece l'invito a disertare le urne. «Dopo le dimissioni date dal sindaco di Roccacasale e l'invito a disertare le urna del sindaco di Secinaro», spiega il consigliere Adelchi Di Cato, «è scoppiata una protesta per le condizioni di abbandono in cui versa la SS5 chiusa al traffico dal funesto 6 aprile».
«Rifiutiamo la scheda elettorale», chiedono i residenti dei tre comuni. «Mettiamo in atto lo sciopero del voto perché nessuno ha dimostrato di meritarlo, esprimiamo cosi il massimo – civile – di protesta per come ci hanno e ci stanno trattando e per come hanno ridotto con il loro disinteresse la nostra Valle».

18/05/2009 10.35
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ALLOGGI PRIVATI PER GLI SFOLLATI: FIRMATA L'ORDINANZA PER IL REPERIMENTO

ROSETO. Conciliare la solidarietà dell'accoglienza con le esigenze dell'economia turistica. È il tema che ha visto impegnati i sindaci della costa teramana che si sono riuniti a Roseto degli Abruzzi.
«Ci sono diverse strutture ricettive che hanno bisogno della disponibilità di camere prenotate a suo tempo per la stagione turistica – ha detto il sindaco Franco Di Bonaventura – senza contare che in alcuni casi per intere famiglie è davvero difficile la quotidianità in una stanza d'albergo. È quindi necessario pensare a sistemazioni più adeguate anche alla luce dei tempi necessari al rientro nelle abitazioni che attualmente non sono agibili».
Alla riunione a cui erano presenti i Sindaci di Pineto Luciano Monticelli, di Martinsicuro Abramo Micozzi e l'Assessore di Alba Adriatica Cesare Di Felice, è intervenuto anche Lorenzo Alessandrini, Vice di Bertolaso che ha illustrato l'Ordinanza per il reperimento degli alloggi privati firmata proprio ieri dal Presidente del Consiglio.
« Si tratta di un documento che coglie l'obiettivo primario per cui era stata convocata questa riunione – ha detto il sindaco Franco Di Bonaventura – alleggerire la pressione sulle strutture ricettive e accreditare i privati che intendono mettere a disposizione i propri appartamenti liberi. Si tratta ora di capire se saranno i Sindaci del cratere a gestire questa fase o se saremo noi Sindaci dei Comuni ospitanti. Quello che conta e che i tempi siano ridotti al minimo».
Nei primi giorni della prossima settimana la Protezione Civile metterà a disposizione dei Comuni l'avviso pubblico per gli alloggi privati e la modulistica per i proprietari di immobili che intendono affittare il proprio alloggio alle famiglie colpite dal terremoto.

Intanto a L'Aquila continua il lavoro delle 80 le squadre di manutentori (per un totale di 160 tecnici) per la verifica degli impianti termici, necessaria ai fini del riallaccio del gas nelle case agibili.
Dal 6 maggio hanno effettuato 700 prove di tenuta, con un ritmo medio negli ultimi giorni di 130 interventi.
I dati sono stati resi noti dall'assessore all'Ambiente del Comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, che ha promosso una convenzione con le associazioni di categoria dei manutentori degli impianti termici – approvata dalla giunta comunale e condivisa dalla protezione civile – allo scopo di accelerare i tempi per le procedure necessarie per il definitivo riallaccio del metano nei fabbricati giudicati agibili.
«La potenzialità degli interventi – ha spiegato Moroni – è destinata a crescere, quando sarà a pieno ritmo e in virtù delle comunicazioni di piena agibilità, fino a 600-700 appuntamenti al giorno. Basti pensare che già martedì prossimo, 19 maggio, sono previsti 300 appuntamenti tra case e aziende».
Chi ha un immobile giudicato agibile completamente, e cioè di tipo A, può chiamare da subito i numeri di Linea Amica Abruzzo, 803001, 06828881, (0684892803 sabato e domenica), per fissare le prenotazioni per le procedure connesse alle prove di tenuta degli impianti e al successivo riallaccio del gas.
18/05/2009 10.35



CONTINUANO LE PROTESTE PER GLI ESPROPRI

Sono a decine i proprietari che oggi, nel primo giorno di apertura del camper dell'Agenzia del Territorio - parcheggiato davanti alla tendopoli di piazza d'Armi - si sono presentati per chiedere spiegazioni in merito ai terreni oggetto di esproprio per far posto ai nuovi insediamenti abitativi.
Numerose le proteste in merito alla scelta del terreno. La domanda frequente è: «perché a me», come riferisce all'Ansa Tiziano Scarpone, dell'Università dei Perugia, delegato della Protezione civile.
Aumentano intanto le contestazioni da ciascuna delle zone designate.
«Vogliono portarmi via un terreno di 1.700 metri quadri - spiega Maria Di Salvatore - perché la mia zona è di accesso alle altre particelle. Da anni abbiamo fatto gli allacci gas e acqua».
La signora Di Salvatore vive a Roio Piano. A volte le mappe catastali non aggiornate possono dar luogo ad equivoci.
E' andata così a Sant'Elia dove di tre proprietari originariamente interessati all'esproprio oggi ne è rimasto solo uno.
Al posto degli altri due sono stati individuati nuovi proprietari. Tra i nuovi terreni da espropriare a Sant'Elia ci sono anche quelli della famiglia Ianni: «Buona parte della mia attività come quella di mio figlio è andata distrutta con il terremoto - spiega Antonio Ianni - ora vogliono prendersi anche gli 8.000 metri quadri dell'unico appezzamento che mi è rimasto».