Iniziati espropri, non mancano proteste: «ci cacciano da casa nostra»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Comincia con il piede sbagliato la prima giornata di espropri delle 15 località dove dovranno sorgere a tempi di record le case provvisorie degli sfollati che hanno perso la loro abitazione nel sisma dello scorso 6 aprile. * LA PROTESTA DEGLI ALLEVATORI: «100 TRATTORI PER DI FENDERE I PRODOTTI LOCALI BISTRATTATI»

Non mancano, infatti, proteste e dubbi, da parte dei proprietari dei terreni che sono stati scarsamente informati e non sanno cosa accadrà nei prossimi giorni.
Questa mattina nella frazione Pagliare di Sassa alcuni cittadini hanno protestato così come sono preoccupati gli abitanti di Roio Poggio.
Il primo sopralluogo di questa mattina da parte dei tecnici dell'Agenzia del Territorio ha scatenato infatti l' ira dei proprietari delle tre particelle catastali che compongono l'area designata per la costruzione delle nuove case a Pagliare.
Si tratta di terreni che i proprietari vorrebbero conservare per realizzare lì i loro insediamenti privati avendo le abitazioni inagibili altrove.
In più proprio in zona c'è un terreno su cui sorge un'abitazione giudicata non agibile (categoria E) ma il cui proprietario, Ferdinando De Paolis, e la sua famiglia, non si vogliono arrendere e sono pronti a chiedere una nuova verifica.
«E' una cosa inaudita - commentano - ci stanno cacciando fuori da casa quando qui nell'abitato di Pagliare esiste un terreno di quattro ettari di proprietà del Comune. Nessuno è andato mai a vedere se è il caso di costruire lì le nuove abitazioni, nonostante l'area sia di gran lunga inutilizzata durante l'anno».


Visualizza Zone individuate per costruire nuove case a L'Aquila -terremoto in abruzzo in una mappa di dimensioni maggiori

Il terreno comunale ospita una struttura pubblica dal nome "La casetta che non c'é" e, ora, anche parte della tendopoli di Pagliare di Sassa.
Mantengono per ora la calma i residenti di Roio Poggio ma sono tantissimi i dubbi che si stanno moltiplicando in queste ore.
Da queste parti l'area prescelta è quella compresa tra Roio Piano e Santa Rufina: 2 ettari che dovrebbe ospitare 250/300 persone.
La circoscrizione di Roio ha una popolazione di circa 1600 abitanti e pare che il villaggio sarebbe in grado di accogliere circa il 15% della popolazione.
E da qui sorgono i dubbi: «chiediamo di conoscere in maniera ufficiale, secondo il calcolo della protezione civile, il numero di persone che, nelle frazioni di Roio, avendo perso la casa o avendola molto danneggiata, avranno diritto a un alloggio».
E c'è già preoccupazione per il numero che si prevede «sottostimato»: «chiediamo di aprire una discussione fra protezione civile, sindaco e rappresentanti dei cittadini, perché vengano garantite sistemazioni idonee per tutti, soprattutto in considerazione di quanto stabilito dal decreto, nel quale si specifica che “nell'individuazione delle aree bisogna tener conto della loro prossimità ai luoghi di provenienza delle persone”. Tutto questo è ancor più mortificante se si considera che tra i 20 siti individuati nel decreto, in tutto il territorio dell'Aquila, ce ne sono diversi che sono sovradimensionati rispetto al reale fabbisogno del territorio nel quale sorgeranno».
E poi c'è anche la preoccupazione per le facoltà di Ingegneria ed Economia: «ci sembra che non sia stata considerata nella giusta misura la presenza delle facoltà, che contano oltre 7000 iscritti. Alla luce di questi numeri, che costituiscono una fetta importante dell'economia del territorio, riteniamo quindi che sarebbe opportuno individuare un'area più prossima alle due facoltà, in virtù della previsione - effettuata dallo stesso Capo del Governo - in base alla quale, dopo che tutti gli abitanti avranno riottenuto l'alloggio definitivo, i fabbricati in questione dovranno diventare una sorta di casa dello studente».

14/05/2009 14.45

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LA PROTESTA DEGLI ALLEVATORI: «100 TRATTORI PER DI FENDERE I PRODOTTI LOCALI BISTRATTATI»

L'AQUILA. E' da settimane, ormai, che gli allevatori d'Abruzzo sono sul piede di guerra. Si chiede una maggiore tutela del prodotto locale che sarebbe stato messo da parte dopo il terremoto del 6 aprile.
Dopo le proteste dei giorni scorsi si è passati al contrattacco e il Cospa ha organizzato una manifestazione, in programma lunedì prossimo.
Ci saranno oltre 100 trattori con animali al seguito «per sturare le orecchie», dice Dino Rossi, «foderate di prosciutto a questi politicanti che stanno temporeggiando».
L'Abruzzo terremotato vivrà anche questo.
Secondo l'organizzazione a circa 60 giorni dal sisma «non è stato ancora individuato un sito per gli ambulanti per l'ubicazione delle bancarelle, i fornai sono pronti a sfornare il loro pane ma non si capisce come mai gli aquilani continuano a mangiare il pane romano».
Perché non puntare sul prodotto genuino e locale, ci si domanda.
«Siamo sicuri», ha detto ancora Rossi, «che anche i terremotati approveranno la nostra protesta atto a tutelare i diritti di tutti i cittadini sfollati. Non crediamo che ai terremotati faccia piacere mangiare le polpette di tonno come avviene in alcune tendopoli, mentre i nostri vitelli invecchiano nelle stalle o bere il latte venuto dai paesi dell'est spacciato per quello italiano».
Il Cospa contesta il comportamento delle istituzioni «nei confronti di chi ha lavora anche durante il terremoto e si è impegnato a garantire un prodotto fresco, genuino e abruzzese e non scatolami o robaccia varia ha portato dissenterie tra cittadini sfollati nelle tendopoli».
Per Rossi agli amministratori del posto «non interessa far ripartire l'economia locale e nel contempo stanno creando più danni del terremoto stesso, favorendo le grosse catene di distribuzioni e non i produttori indigeni».

14/05/2009 16.03