Inchiesta crolli vicina alla svolta, ancora scontri sul decreto

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Terminato il primo step della maxi inchiesta sui crolli cominciata all’indomani della scossa che ha devastato la provincia. Intanto proseguono anche le polemiche del dopo decreto legge per stanziare i fondi per la ricostruzione.


Ieri è stato definito l'elenco delle strutture pubbliche e private nel mirino della magistratura: sono 140, alcune con crolli causa di morti, altre gravemente danneggiate e si trovano soprattutto nel capoluogo di regione. Tra questi ci sono sicuramente la casa dello studente, l'ospedale san Salvatore e la Prefettura, i tre grandi edifici che hanno subito gravi danni dopo la scossa delle 3.32 e che sono diventati il simbolo di questa tragedia.
Si è concluso quindi anche il programma dei sopralluoghi effettuati dai consulenti nominati della procura, almeno fino a quando non arriveranno nuove denunce da parte dei cittadini.
Comincia così adesso una nuova fase dell'immenso lavoro che sta portando avanti la procura da trenta giorni, senza sosta.
Il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, e il suo sostituto Fabio Picuti, hanno cominciato ad esaminare la voluminosa documentazione per verificare, fabbricato per fabbricato, quali sono quelli che hanno una valenza penale, i cui crolli cioé presentano indizi di violazione delle norme nelle costruzione. Una volta terminata questa analisi, i magistrati potranno stabilire l'elenco ufficiale, che darà vita a tanti processi e non a uno maxi, come sottolineato più volte dal procuratore.



ANCORA SCONTRI SUL DECRETO

Vanno avanti senza interruzione anche i lavori di “ritocco” al decreto legge 'Abruzzo', a partire dai contributi per la ricostruzione delle case: il Consiglio dei ministri ha approvato un pacchetto di tre emendamenti, che entro la prossima settimana sarà presentato al Senato.
Le polemiche però non mancano e dagli enti locali si sono levate richieste precise, sostenute in molti casi dalle opposizioni. Si contesta, infatti, la mancata copertura pari al 100% dei costi pagati per la ricostruzione delle abitazioni, il ruolo non determinante dei sindaci nella partita che si gioca per l'individuazione delle aree dove far nascere le nuove case.
Per il Pd il decreto è «ondivago» e «nebuloso».
Il rischio, per l'Italia dei Valori, è che il decreto alla fine si riveli «una scatola vuota».
Ragion per cui, gli uomini di Antonio Di Pietro sono pronti a presentare numerosi emendamenti. Proposte di modifica arriveranno anche dalla maggioranza comunque: oltre il governo, anche il relatore e presidente della commissione Ambiente Antonio D'Alì (che è quella che ha all'esame il dl) ha già in cantiere di proporre dei ritocchi.



SULMONA PRONTA A IMPUGNARE DECRETO BERTOLASO

Il capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Sulmona, Antonio Iannamorelli, intanto, ha scritto al sindaco di Sulmona, Fabio Federico, e al presidente della Comunità Montana, Antonio Carrara, per comunicare che il Centro studi "Beniamino Andreatta" ha allestito una task force di geologi, ingegneri e avvocati pronti a lavorare gratis per impugnare, per conto dei Comuni della zona, il decreto n.3 del Commissario delegato per l'emergenza in Abruzzo.
«Il Centro studi - ha spiegato Iannamorelli - mette a disposizione della task force la sua nuova sede, in via Piovene, che doveva essere inaugurata nei giorni del terremoto, nonché il finanziamento delle spese di vitto e alloggio per i professionisti che vengono da fuori regione».
Inoltre, il Centro studi ha avviato una raccolta di documentazione giuridica su precedenti ricorsi con cui alcuni Comuni di Marche e Irpinia ottennero il riconoscimento di «zona danneggiata dal sisma» che, «come nel caso di Sulmona e Comuni del comprensorio, era stato loro negato all'indomani dei tremendi terremoti che colpirono quelle aree».




REGIONE CERCA SOLUZIONE PER LAVORO DIPENDENTI

Nel frattempo è emergenza per risolvere anche il problema dei trasferimento di sedi e dipendenti di enti ed agenzie dall'Aquila, dove gli spazi sono inagibili ad altre città abruzzesi.
L'ente regionale deve trovare infatti altre soluzioni per far lavorare i circa 3000 dipendenti, soprattutto della Asl, che non hanno posto dove operare e che in molti casi sono sulla costa in alberghi o case private.
Ieri il sindaco Massimo Cialente si era detto preoccupato per una eventuale «deportazione» degli uffici centrali al di fuori della città. Un pericolo che ha chiesto di scongiurare anche la presidente Pezzopane, che dal giorno dopo il terremoto continua a battere sulla necessità di ricostruire tutto nel capoluogo di regione.
I vertici regionali, anche se non lo affermano pubblicamente, però vogliono fare in fretta per trovare soluzioni e vogliono scongiurare il pericolo di essere accusati di danno erariale per non aver creato le condizioni di lavoro per i dipendenti che ricevono regolarmente lo stipendio.



DISAGI PER I DISABILI IN TENDA

E a un mese dal sisma la vita per i terremotati in tenda è diventata davvero insopportabile.
La comunità di disabili "XXIV Luglio" attualmente ospitata in una tensostruttura nel campo del centro commerciale Globo, ha scritto in una lettera tutte le difficoltà che si stanno vivendo.
«Qualsiasi gestione delle persone con disabilità - si legge - non può prescindere dalla condizione di vita in cui tutte le persone dell'Aquila si trovano. Quello che vediamo sono persone deprivate del loro contesto e delle loro relazioni, spesso intontite da psicofarmaci, stanche, depresse. E che vorrebbero andare via, altrove, dove si possa stare meglio». Per ovviare a questa situazione, l'associazione si è impegnata a trovare, almeno per un gruppo ristretto di persone, una sistemazione adeguata, che possa garantire non solo un tetto, ma anche relazioni sociali e autonomia.

07/05/2009 10.47