Fini: «L'Aquila capitale dell'orgoglio e della forza morale»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Anche in futuro sarà «dovere di tutti, senza eccezione alcuna, stare vicini a chi è rimasto senza casa», ha detto Fini. E il presidente del Senato, Schifani, annuncia: «miglioreremo il decreto». * IL GIALLO DELLA “DEPORTAZIONE” DEGLI ENTI AQUILANI BLOCCATO NELLA NOTTE
Lo ha detto il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, che è intervenuto questa mattina alla seduta solenne del Consiglio regionale abruzzese ad un mese dal sisma.
L'aula dove si è riunita l'assemblea regionale è stata intitolata, proprio oggi, a un dipendente del consiglio regionale vittima del terremoto: Sandro Spagnoli, membro di un'associazione di volontariato.
«Era una persona - ha ricordato il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano - che amava la vita e a cui ero molto affezionato. Per noi - ha concluso - si tratta di un simbolo e di un esempio da seguire».
Il presidente Fini ha scoperto la targa e ancora prima di entrare nella sala ha salutato Alice, un bimba nata il 10 aprile scorso, a quattro giorni dal sisma, e indirizzandosi ai giovani genitori ha detto loro «questo è il simbolo della speranza del futuro».

MANTENERE UNITA' ITALIANI ANCHE DOPO SISMA

«L'Italia politica- ha detto ancora Fini durante la mattinata - si è ritrovata unita e solidale nella drammatica situazione abruzzese. Credo sia un dovere non solo del Presidente della Camera ma di tutti coloro che hanno una investitura politica a fare tutto quello che è in loro potere per mantenere integro questo spirito evitando ogni polemica e ogni divisione. Il mio auspicio», ha detto ancora, « è che i prossimi mesi siano quelli della rinascita e di un durevole impegno all'insegna dell'efficienza e della rapidità realizzativa».
Fini ha parlato anche delle risorse necessarie alla ricostruzione: «dovranno essere congrue alla necessità delle case distrutte, di recupero di quelle danneggiate e di messa in sicurezza degli edifici a rischio».
«Non è compito – ha proseguito - del presidente della Camera indicare le modalità di impiego dei fondi già disponibili o di quelli che lo saranno nei prossimi mesi, né allo stesso modo è mio compito individuare i modi per reperire gli altri fondi che saranno necessari per la completa rinascita dell'Aquila e degli altri centri».
Fini ha poi sottolineato che «L'Aquila è la capitale dell'orgoglio per la forza morale e la dignità dimostrata: l'Italia intera si è riconosciuta nella forza d'animo e nel controllo degli aquilani. L'Aquila è una delle città più belle d'Italia, sfregiata e deturpata dal terremoto ».

PEZZOPANE: «NO A TERREMOTI DI SERIE A E SERIE B

«Bisogna evitare che ci possano essere terremotati di serie A e di serie B», ha detto invece la presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane.
Il suo discorso è stato intervallato spesso dalle lacrime e ha chiesto una ricostruzione «con copertura al 100%. Il decreto - ha detto - va cambiato e migliorato, serve la copertura totale e un ruolo diverso per gli enti locali ».
Parlando davanti al presidente della Camera Gianfranco Fini, di cui ha apprezzato «la sobrietà della presenza dopo il terremoto»", Pezzopane ha ricordato che «i venti secondi di tragedia hanno fatto diventare incertezze le nostre sicurezze. Questa incertezza dev'essere risolta con tempi chiari e con le risorse. Solo così si potrà innescare un'ulteriore energia e dare un'ulteriore speranza a tutti i cittadini delle tendopoli e riparati sulla costa».

CIALENTE: «NO ALLA DEPORTAZIONE DEGLI AQUILANI»

«La scorsa notte ho avuto la sensazione di un altro terremoto: la deportazione degli aquilani», ha detto invece il sindaco della città, Massimo Cialente in riferimento a una decisione regionale di trasferire in altre città abruzzesi gli uffici pubblici, la Asl e le agenzie nazionali e regionali con il relativo personale. Una decisione questa che durante la scorsa notte e' stata bloccata.
«Questa decisione - ha proseguito Cialente - avrebbe segnato la fine di questa città, annullato tutti gli sforzi compiuti fino a questo momento per farla rinascere. Dobbiamo rimanere tutti in questa città' e credo che sia stato un errore, lo posso dire anche a nome dei nostri morti, pensare che si potesse deportare una parte della città. Una delle prime cose che faremo - ha sottolineato Cialente - e' la ricostruzione di due strade de L'Aquila, via delle Bone Novelle e via Fortebraccio due strade che celebrano due grandi battaglie del passato che vedevano gli aquilani perdenti sulla carta ma che hanno vinto in maniera gloriosa. Noi - ha concluso - queste battaglie le stiamo rifacendo e le vinceremo di nuovo».



Il presidente del Consiglio Nazario Pagano ha ricordato, invece, i tanti gesti di eroismo «da parte di chi pur preposto a questo compito e' andato ampiamente al di la' dei propri doveri, cosi' come da parte di semplici cittadini. Non sarebbe stato possibile individuarli ed invitarli tutti, mi sia allora consentito abbracciarli idealmente uno per uno, salutando uno di loro che oggi e' qui con noi, l'Ispettore Capo della Polizia di Stato Antonio Zoccheddu, autore del salvataggio di due persone rimaste sepolte sotto le macerie».

TERREMOTO:COSTANTINI, RICOSTRUIRE IN 24 MESI E NON 24 ANNI

«La ricostruzione deve essere fatta in 24 mesi e non in 24 anni», ha detto invece Carlo Costantini. «Bisogna commemorare le vittime - ha affermato - rispettando i diritti dei vivi, servono soldi veri e subito, quindi non crediti d'imposta o altri strumenti. Gli abruzzesi meritano rispetto, e realtà e certezza nei tempi e nelle modalità della ricostruzione».

SCHIFANI, PARLAMENTO ESAMINERA' E MIGLIORERA' TESTO

«Il Parlamento esaminerà, come sempre ha fatto con la massima oculatezza il decreto, la proposta del Governo ed auspica di poter svolgere il proprio ruolo di contributo a migliorare l'eventuale testo del decreto», ha detto questa mattina il presidente del Senato, Renato Schifani, a margine della commemorazione a Gemona (Udine) del 33esimo anniversario del terremoto in Friuli.
06/05/2009 15.09


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IL GIALLO DELLA “DEPORTAZIONE” DEGLI ENTI AQUILANI BLOCCATO NELLA NOTTE

L'AQUILA. E' giallo sulle modalità che hanno portato alla preparazione del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri per quello che riguarderebbe il trasferimento delle attività di enti e agenzie con sede all'Aquila nelle altre città d'Abruzzo.
Non è ancora chiaro se siano stati tecnici della Presidenza del Consiglio a dare una interpretazione estensiva dei trasferimenti oppure ci sia stato qualcuno che ha dato l'input per scrivere in quel modo l'ordinanza. Il provvedimento è stato bloccato in tutta fretta nella notte dopo che il sindaco Massimo Cialente ha sollevato con forza il caso chiamando il presidente della regione, Gianni Chiodi il quale, come lui stesso ha sottolineato, nella notte ha chiamato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, che ha ordinato il blocco.
Secondo la regione Abruzzo il provvedimento è nato dalla necessità di far tornare a lavoro circa 3.000 dipendenti in particolare medici, paramedici e impiegati della Asl che non possono operare perché gli uffici della Asl e l'Ospedale San Salvatore non sono agibili.
Il presidente Chiodi ha spiegato che sono stati i giuristi e i tecnici della Presidenza del Consiglio a interpretare in maniera estensiva la richiesta che era solo per i dipendenti della Regione e delle Asl. Secondo Chiodi «quanto è successo é strumentalizzabile ma l'unica volontà era solo quella di dare possibilità di lavoro a persone a cui viene pagato lo stipendio. In questo momento non si può ferire la sensibilità di nessuno e risolveremo il problema in un altro modo con l'ordinanza che è stata giustamente bloccata».
L'assessore alla sanità Venturoni ha quindi sottolineato che «tutto nasce dalla necessità di far operare medici, soprattutto chirurghi, e paramedici nelle città della costa dove si sono concentrati tanti aquilani che chiedono di essere curati e operati dai medici e chirurghi di fiducia.
Anche il Consiglio regionale ha approvato un emendamento alla finanziaria nel quale si dà la possibilità alle Asl di comandare provvisoriamente professionisti aquilani nelle altre strutture anche per dare un aiuto a quegli ospedali che hanno un lavoro supplementare vista la presenza dei cittadini terremotati».
Venturoni ha chiarito quindi che non si tratta di nessuno scippo anzi è una garanzia per gli aquilani visto che si è puntato a far rimanere saldo il rapporto medico-paziente e che quando si tornerà all'Aquila tutto tornerà a posto.
Il sindaco Massimo Cialente e il parlamentare del Pd Giovanni Lolli hanno confermato che nell'articolo 11 dell'ordinanza del consiglio dei ministri stilata dai capi dipartimento si sottolineava che d'intesa con la Regione le funzioni connesse con «le attività di enti e agenzie possano essere trasferite in città limitrofe con il personale che segue le funzioni».

06/05/2009 14.38