Il gotha della sismologia il 31 marzo prevede:«improbabile una scossa forte»

Alessandro Biancardi

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IL VERBALE. L’AQUILA. Era il 31 marzo scorso, un martedì. A L’Aquila si svolse una riunione della commissione grandi rischi. Da mesi la città era martoriata da scosse di media entità, la maggiore di magnitudo 4.0, registrata il 30 marzo.
I maggiori studiosi italiani di sismologia si incontrarono ed esclusero la possibilità che arrivasse una scossa come quella del 1703. Il gotha della scienza che studia i movimenti della terra e della sua struttura e che da mesi ripete che è impossibile prevedere si lanciò comunque in una previsione.
Per di più errata.
Il 6 aprile, il lunedì successivo, il terremoto che ha sventrato L'Aquila ha smentito tutti e ci si è accorti di come la sciagura del 2 febbraio di 300 anni prima era in realtà pronta a ripetersi.
Quella notte del 1703 dopo alcune scosse più lievi un tremendo terremoto distrusse l'intera città. 3 mila i morti. E nei giorni precedenti la sequenza di scosse era stata molto simile a quella ripetutasi ai giorni nostri.
Ma leggendo il verbale delle «massime autorità scientifiche del settore sismico» (così vengono definite nel documento) che dovevano fornire un quadro di quello che stava accadendo e di quello che sarebbe potuto accadere, si scopre che nessuno immaginava quello che stava per accadere.
«I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi», spiegò Enzo Boschi dell'Ingv e uno dei più aspri oppositori di Giampaolo Giuliani sul tema dei percursori sismici. «E' improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta».


Sulla stessa linea anche il professor Barberi che parlò di previsioni temporali sulle evoluzioni del sisma «estremamente difficili»
Più cauto il professor Eva che disse che «non è possibile affermare che non ci saranno terremoti».
«Si può fare riferimento», disse, «alla conoscenza storica, da cui emerge l'elevata sismicità del territorio».
Anche il professor Calvi, però, escluse l'arrivo di scosse «in grado di produrre danni alle strutture» perché si erano registrati forti picchi di accelerazioni ma «con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri».
Le statistiche alla mano dissero che si prevedeva un lento diminuire dello sciame sismico.
L'assessore alla protezione civile chiese poi se si dovesse dare credito a chi da settimane (si legga Giuliani ndr) diceva di essere in grado di fare previsioni.

Barberi spiegò che la misurazione del radon «è un problema molto vecchio, a lungo studiato che non ha portato soluzioni utili».
Il 6 aprile dopo il terremoto la commissione si riunì nuovamente. Sul verbale non c'è riferimento alle previsioni di «improbabilità» di Boschi ma si dice solo che si conferma «l'impossibilità di prevedere l'evento sismico in termini geografici, temporali e dimensionali».
Dopo la scossa si è registrato inoltre un battage informativo contro gli studi di Giampaolo Giuliani che pure avrebbero destato interesse negli Usa e alla Nasa anche se finora le sue teorie non hanno avuto l'imprimatur della scientificità.
Se è vero che è impossibile prevedere i terremoti (come le autorità non fanno che ripetere da settimane) è pur vero che la scienza (tutta quella presente all'Aquila il 31 marzo scorso) si è lasciata andare in una gaffe imperdonabile.
Dire che un evento è «improbabile» significa fare una previsione (ed anche smentirsi nello stesso tempo).
Cosa molto grave se i fatti raccontano il contrario con morti e sfollati.

a.l. 04/05/2009 12.38




QUI SOTTO IL VERBALE DELLA RIUNIONE DEL 31 MARZO 2009



IL VERBALE DEL 6 APRILE 2009