Giuliani:«ho paura: mi minacciano» e Di Pietro racconterà tutto alla procura

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Giampaolo Giuliani ha paura, «mi minacciano», ha detto ieri, «e non sono minacce anonime».


Il tecnico, da tre settimane nell'occhio del ciclone grazie alle sue tecniche di previsione dei terremoti osteggiate dalla sismologia ufficiale, ieri ha incontrato Antonio Di Pietro in una tenda predisposta dal partito a L'Aquila, nei pressi della stazione ferroviaria.
E proprio l'ex pm di Mani Pulite, alla fine del colloquio ha preferito non rivelare quello che aveva sentito da Giuliani. «Le cose che mi ha detto le riferirò alle autorità competenti».
Il tecnico ha annunciato anche una conferenza stampa nazionale per il 2 o 3 di maggio prossimi, durante la quale chiarirà tutti gli aspetti della ricerca che lui ha ancora in atto relativa alla previsione dei terremoti. Tecniche che in queste settimane sono state più volte al centro dell'attenzione dei media di tutto il mondo, ma che avrebbero creato non pochi fastidi ai sismologi e soprattutto al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, da sempre scettico sugli studi dello studioso abruzzese.
Secondo il tecnico, con il sistema messo a punto e' possibile prevedere i terremoti dalle 6 alle 24 ore prima dell'evento sismico ed anche l'epicentro con buona approssimazione.
«La ricerca - ha detto - va avanti, delle 5 macchine in funzione prima del terremoto ne sono rimaste due, le altre sono state danneggiate, e posso dire che la situazione si va lentamente normalizzando. Nell'intervallo di 72 ore l'intensita' dello sciame sismico va progressivamente diminuendo e nello spazio di 60-70 giorni le scosse le avvertiranno solo gli strumenti. La popolazione - ha concluso - puo' stare tranquilla».
Nei giorni scorsi proprio alcune sue presunte dichiarazioni avevano messo in allarme tutta la provincia.
Il tecnico ha riferito anche che prima del sisma del 6 aprile preparava ogni sera al sindaco Cialente una «relazioncina», su quella il primo cittadino «decideva se chiudere le scuole o tenerle aperte».

DI PIETRO, CHI DOVEVA PREVENIRE NON LO HA FATTO

Ieri si Pietro ha detto che «chi con tanta superficialità ha gestito la fase precedente il terremoto, la fase dell'irresponsabilità, che doveva non prevedere ma prevenire, venga tenuto fuori dalla ricostruzione o dagli incarichi e dai ruoli che non ha saputo interpretare. Prevedere - ha spiegato Di Pietro - forse non si poteva ma prevenire si doveva anche rispetto al fatto che segnalazioni per un intervento c'erano state, da parte dello stesso sindaco, della popolazione ed erano stati fatti sopralluoghi evidentemente realizzati con superficialità o impreparazione e, comunque, con negligenza e dunque con colpa. Tali sopralluoghi non hanno permesso di prendere quelle misure di prevenzione necessarie per affrontare al meglio quello che di lì a poco sarebbe avvenuto. Ma questo - ha concluso Di Pietro - lo stabilirà la magistratura a cui dobbiamo ribadire la nostra fiducia e lasciare che faccia il proprio lavoro».

Il leader dell'Idv ha contestato la scelta del G8 a L'Aquila: «l'Abruzzo ha bisogno di ricostruzione vera, non di passerelle, nemmeno di quelle del tipo globale».
30/04/2009 11.37