Vita da campo tra panni da lavare e riflessioni sul G8

Alessandro Biancardi

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Vita da campo tra panni da lavare e riflessioni sul G8
PAGANICA. A Paganica, epicentro della scossa del 6 aprile scorso, ci sono tre campi per un totale di quasi 5 mila assistiti. * L’ABRUZZO TERREMOTATO SI GEMELLA CON L’UMBRIA * LE FOTO
Appena esce un po' di sole le signore si radunano nel reparto lavatoi. Pietre di sapone e tutta l'energia in corpo per lavare calzini, maglie, scarpe.
Si parla, ci si confronta. Si sparge la voce che sono arrivate anche delle lavatrici, ma le donne più tenaci fanno finta di nulla e continuano a strofinare con energia.
«Viviamo in 10 in tende per otto», si lamenta la signora Maria, «ma cosa dobbiamo fare? Noi almeno siamo vivi».
Si spera che quanto prima arrivino le casette di legno anche perchè chi viveva nel centro storico del comune sa già, senza bisogno dei sopralluoghi dei tecnici, che delle loro case è rimasto ben poco.
Le notizie diffuse da tv e giornali si spostano tra le tende a rallentatore, si conoscono poco i dettagli, c'è chi preferisce non sentire le promesse... «siamo in Italia...lei lo sa che fine fanno le parole?»



E il G8?
Quell'idea è stata accolta bene perché viene vista come un'ancora di salvezza per tenere i riflettori accesi.
«E' una buona cosa», dice la signora Ginevra, mentre strofina sotto l'acqua un paio di scarpe da tennis. «Sì, è proprio una buona cosa, la provincia aquilana ha bisogno che si continui a parlare di noi e se quell'evento può servire ben venga».
«Chissà se si farà veramente», si chiede la signora Maria, «quelli della Sicilia si stanno lamentando…»
«Magari», dice Francesca, una ragazza sulla trentina che ha perso il lavoro nel supermercato di Paganica, crollato dopo il sisma. «A luglio si saranno dimenticati tutti di noi…quella è una cosa molto utile. Tutto quello che può servire in questo momento va fatto».
Francesca vive in tenda con tutta la famiglia più i parenti acquisti: suocero e suocera che prima del terremoto conosceva appena. Il papà di Francesca, invece, affetto da un handicap, fino ad un anno fa lavorava alla casa dello studente dove ci sono stati 8 morti. «Menomale che è andato in pensione…. »
Lui di cose strane sulla struttura non le aveva mai sentite.. «sapeva solo che a breve ci si sarebbe trasferiti in una struttura nuova, ma lui è andato via prima… ».
Il futuro? Anche qui di risposte non ne arrivano: il lavoro è andato perduto, la casa è distrutta e bisogna vedere quali saranno i tempi per uscire dalla tendopoli. Nel pomeriggio i vigili del fuoco scorteranno la famiglia per prendere qualche effetto personale: «io vado a prendere il computer…. », dice Francesca, cercando almeno un punto di evasione.
Al campo di Villa Sant'Angelo, pochi chilometri più a nord, invece, si tenta di evadere con il “nuovo cinema paradiso”, un megaschermo montato all'aperto per stare tutti insieme.
Questo campo è gestito dalla protezione civile dell'Emilia Romagna. Gli alpini cucinano, gli anziani sono seduti all'aria aperta e leggono Abruzzo Svegliati, il ciclostilato di Angelo Venti, confezionato in una casetta di legno lì vicino e distribuito in 2.000 copie.
Si parla di Berlusconi, della sua visita ad Onna. «Ma viene anche qui?», si domandano gli sfollati. Una ambulanza suona il clcson per salutare. C'è il cambio del turno: «ci mancherete», grida un volontario dal finestrino mentre si sbraccia per salutare i compagni appena arrivati. «Noi vi portiamo nel cuore».

Alessandra Lotti 28/04/2009 10.25

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L'ABRUZZO TERREMOTATO SI GEMELLA CON L'UMBRIA

NAVELLI. Al Com numero 6 si gestisce la vita di 1450 sfollati, organizzati in 14 campi, da Popoli a Navelli. Il centro operativo è stato allestito nella scuola elementare del paese celebre per il suo zafferano. L'emergenza è stata domata bene, vengono allestite in questi giorni le ultime tende sociali, quelle dove gli sfollati possono stare insieme per mangiare, guardare la televisione o leggere i giornali. L'esercito cucina per tutti, si comincia a spadellare intorno alle 10 e l'odore del cherosene che alimenta i fornelli entra nelle narici.
C'è chi aspetta di sapere se la propria casa è agibile, chi sa che anche nel caso lo fosse sarebbe difficile psicologicamente rientrare nelle proprie abitazioni.
«E' ancora tanta la paura», racconta Maurizio Tesorini, vice responsabile del Centro operativo numero 6. A gestire l'emergenza qui c'è la protezione civile dell'Umbria e delle Marche, regioni che conoscono bene la tragedia che si trascina dietro un terremoto e che si sono fatti le ossa a Foligno e Serravalle di Chienti. Era il 1997. «Abbiamo trovato più consapevolezza nella gente rispetto alla popolazione umbra di dieci anni fa», racconta Tesorini, «forse perchè è maturata la consapevolezza su quelli che sono i rischi sismici».
E domenica per mettere la firma su questo nuovo gemellaggio è arrivata a Coppito la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che ha gestito l'emergenza terremoto nella sue regione in qualità di commissario del Governo.
La governatrice ha incontrato Chiodi, Cialente e la Pezzopane per «uno scambio di buone pratiche sulla ricostruzione dopo il sisma».
«Sappiamo bene», aveva detto anche nei giorni scorsi, «che non ci sono e non bastano le parole per descrivere dolore, angoscia, paura che vivono chi vede morire i propri cari, crollare le proprie case, scomparire il proprio paese. Questi sentimenti li abbiamo purtroppo conosciuti, l'ultima volta nel 1997. Come Regione faremo tutto cio' che e' possibile fare. In termini di aiuti diretti, di solidarieta', di interventi concreti sul territorio. In coordinamento con la Protezione Civile nazionale siamo stati mobilitati sin dalle prime ore per l'invio di una nostra colonna mobile e abbiamo attivato le nostre strutture sanitarie per accogliere eventualmente feriti o degenti dagli ospedali abruzzesi».
Per la ricostruzione post terremoto in Umbria e Marche vennero spesi 7 milioni di euro.
In quella occasione vennero colpiti dal sisma 92 comuni. 27.780 gli edifici danneggiati, oltre 9 mila le abitazioni che vennero evacuate e che interessarono oltre 22.600 persone; colpiti moltissimi monumenti e chiese (oltre 2200 con la Basilica di Assisi) così scuole, edifici pubblici, vari comuni di piccoli centri così quello di Foligno, ospedali, strade, fognature, linee elettriche e telefoniche.
a.l. 28/04/2009 9.27