Quei 2 milioni stanziati nel 2005 per mettere in sicurezza gli edifici pubblici

Alessandro Biancardi

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Quei 2 milioni stanziati nel 2005 per mettere in sicurezza gli edifici pubblici
 L’AQUILA. Era l’Italia del dopo San Giuliano: il terremoto che nel novembre del 2002 colpì il Molise e fece crollare la scuola Jovine. Lì persero la vita 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli.

Era l'Italia che reagisce quando è colpita al cuore, che stanzia soldi a pioggia per prevenire altre tragedie e cercare di attenuare i rischi sismici. Proprio come adesso.
100 milioni di euro vennero stanziati qualche anno dopo –probabilmente grazie alla scia di prevenzione del dopo tragedia - dal Ministero dell'Economia. Di questi 2.286.850,36 erano per l'Abruzzo.
Per farci cosa?
Erano soldi da «destinare alla realizzazione delle verifiche tecniche» degli edifici pubblici. Per controllare, verificare, magari anche preoccuparsi e procedere (con altri soldi) alla messa in sicurezza.
Sono stati spesi?
In che modo?
Sono serviti a qualcosa?
A giudicare da come è ridotta L'Aquila dopo il sisma del 6 aprile scorso pare che siano serviti a ben poco anche perché nella lista degli interventi ci sono anche gli edifici crollati e lesionati dalla Prefettura (completamente crollata) o del San Salvatore, l'ospedale inagibile subito dopo la scossa. Ed è anche vero che in qualche caso si tratta di somme irrisorie: dai mille euro, quando va bene, ai 72 mila stanziati per l'ospedale di Pescara.
Soldi assegnati non si capisce bene con quale criterio e scorrendo la lista si ha la sensazione che siano stati distribuiti un po' a casaccio.
E sembra anche che non sia stata tenuta nemmeno in considerazione la zona sismica di appartenenza.
Se infatti alla città dell'Aquila (zona sismica 1 ma erroneamente inserita nella zona 2) vennero destinati appena 130 mila euro, a Pescara (zona sismica 3) ne sono arrivati 135.500. Come mai? Quali criteri sono stati adottati? Chi ha deciso?

VERIFICHE NEGLI OSPEDALI

Dalla lista di edifici da controllare non è stato tralasciato nulla: prefetture, Comuni, scuole, ospedali: ci sono tutti.
Per l'ospedale San Salvatore del capoluogo aquilano vennero destinati appena 38 mila euro: 21.706 euro per il pronto soccorso e 17.630 euro per la chirurgia. Quel controllo è stato fatto? Se sì, quale fu il responso?
Sono andati meglio l'ospedale di Pescara (72 mila euro), Popoli (46.700 euro), Penne (52 mila euro), i vari presidi di Lanciano – zona sismica 3 - (47.300), il nuovo presidio Ss. Annunziata di Chieti 65.932 euro, e Giulianova e i quasi 70 mila nonostante a rischio sismico 3
Al presidio di Tagliacozzo vennero destinati 16.422 euro, a Pescina 12.480 euro, all'ex ospedale sanitario Alessandrini 28.803 euro, al vecchio San Liberatore di Teramo 20.503 euro, al Mazzini di Teramo 37.283 euro, al vecchio presidio ospedaliero di Sulmona 34.697 euro più altri 39.312 al nuovo presidio.
Pare di capire che non si tratti affatto di carenza di fondi, né di scarsa attenzione alla prevenzione in senso stretto. Si tratta ora di capire chi fece quei controlli, chi ne era il responsabile, come sono stati effettivamente spesi quei milioni.
Sembra di capire che sia un problema di controllo e di gestione delle somme.
Ma è anche possibile che proprio grazie a quei lavori si sia potuto contenere i danni. Ma qui a dare certezze devono essere le carte (pubbliche ma segrete) che a questo punto attireranno l'interesse della procura dell'Aquila che sta indagando.

VERIFICHE ALLA PREFETTURA

Anche per i palazzi del governo vennero stanziati dei soldi. Anche in questo caso a L'Aquila, dove si conosceva il rischio sismico, vennero stanziati meno soldi: a Teramo 19.285 euro, a Pescara 27.750, a Chieti 31.400 euro. A L'Aquila 12.896 euro.

Alessandra Lotti 28/04/2009 9.13