«Condizioni igieniche precarie»: si lavora per evitare una emergenza sanitaria

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Scatta l'allarme igiene all'ospedale da campo dell'Aquila, allestito davanti alla struttura del San Salvatore, inagibile dopo il sisma del 6 aprile scorso.
«Le condizioni igieniche non sono più sostenibili», afferma Vittorio Festuccia, primario del reparto di medicina generale, che ieri mattina, insieme a un gruppo di colleghi, ha incontrato l'assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, per rappresentargli la situazione.
«Attualmente - spiega Festuccia - abbiamo 22 ricoverati i quali o non possono muoversi dai loro letti o non sono nelle condizioni di utilizzare i bagni chimici posti all'esterno delle tende. Gli infermieri sono costretti pertanto a utilizzare padelle e pappagalli per raccogliere i bisogni e poi svuotarli nei bagni chimici. C'é quindi un passaggio continuo di liquidi organici che mette a forte rischio le condizioni di igiene nelle tende».
Con l'assessore è stata discussa l'ipotesi di utilizzare i locali della casa di cura Villa Letizia, messa a disposizione dai proprietari «ma in questo momento, con lo sciame sismico in atto - spiega Festuccia - nessun paziente accetterebbe il ricovero all'interno di una struttura in muratura».
Nei giorni scorsi, la direzione sanitaria e il personale medico e paramedico avevano chiesto alla Protezione civile di "dirottare" sull'Aquila, al termine del G8, l'ospedale da campo in prefabbricato allestito per il vertice della Maddalena.
«Ma l'emergenza igienica di questi giorni - rileva Festuccia - non ci consente di poter aspettare ancora due mesi e mezzo. All'Aquila, nonostante la sistemazione di molti sfollati lungo la costa, resta comunque una popolazione di circa 30mila persone da assistere, per gran parte fatta di anziani, e c'é bisogno di un ospedale che abbia tutte le garanzie di efficienza. Abbiamo chiesto pertanto alla Regione di attivarsi perché si trovino al più presto delle strutture prefabbricate a blocchi dove trasferire i reparti ora allestiti nelle tende».
Il personale medico ha anche sollecitato la Protezione civile perché vengano compiute al più presto le verifiche di stabilità sulle strutture del San Salvatore per individuare le parti immediatamente agibili da poter così utilizzare, almeno per le attività più complesse come la chirurgia e la diagnostica.
E il manager della Asl dell'Aquila, Roberto Marzetti, smentisce «categoricamente i presunti casi di epidemie di cui ha parlato un primario di medicina poiché inesistenti: peraltro se così fosse stato sarebbe stato suo preciso dovere informarne le direzione sanitaria e la Protezione Civile».
«In realtà - ha sostenuto, Marzetti - il tentativo un po' maldestro di prefigurare casi di epidemie è rivolto ad ottenere i bagni all'interno delle tende-reparto, per la qual cosa esistono impedimenti di natura tecnica ed igienica. Come accade anche in condizioni normali i pazienti che non possono provvedere da soli, vanno aiutati da parte del personale infermieristico, con gli ausili tecnici previsti».
Notizie non proprio rassicuranti arrivano anche da alcune tendopoli dove pure ci sarebbero per ora lievi e controllati fenomeni di insorgenza di carenze igienico-sanitarie.
Si parla di pidocchi ma anche di problemi che potrebbero scaturire da alcune malattie facilmente trasmissibili (come la varicella per esempio) che potrebbero costituire un problema ulteriore ed una emergenza nell'emergenza.
Le carenze igieniche sono ancora tante e così i disagi per gli abitanti delle tendopoli soprattutto dei centri limitrofi all'Aquila dove bagni e docce sono pochi e spesso non in condizioni soddisfacenti.
Ma anche su questo versante la Protezione civile si sta muovendo.

21/04/2009 8.59