E’ guerra tra Comuni per entrare nella lista dei 50

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ cominciata una delle prime battaglie del dopo sisma. A seguito dell’inserimento di 50 comuni nell’elenco delle località che potranno beneficiare del decreto del terremoto – e che quindi godranno di una serie di agevolazioni che fanno molta gola- è scoppiata la bufera.


I sindaci dei comuni lasciati fuori (17 solo dell'area sulmontina) hanno chiesto di poter incontrare il capo della protezione civile Guido Bertolaso. Hanno gridato alla scandalo e dal centrodestra e dal centrosinistra peligno è partita la rivolta. Ma a protestare sono molti più sindaci che oltre a ritenere di dover rientrare a tutti gli effetti contestano la logica utilizzata dalla Protezione civile per inserire alcuni comuni ed escludere altri.
Protesta anche il sindaco di Tocco da Casauria, Riziero Zaccagnini, sindaco di Rifondazione comunista che non si spiega l'esclusione nonostante abbia firmato 15 ordinanze di sgombero, l'ordinanza di chiusura delle scuole e la segnalazione che una di esse (Scuola media “D.Stromei”) aveva lesioni che ne avrebbero potuto pregiudicare l'agibilità.
Nello stesso comune sono state segnalate 193 richieste di intervento per lesioni più o meno lievi indicateci dai cittadini.
Una stranezza acuita dal fatto che altri comuni del circondario vi sono rientrati come Popoli, Bussi, Torre de' Passeri.
Adesso bisognerà vedere chi altro buttare dentro al calderone dei fortunati-sfortunati 50.




La storia d'Italia ci insegna che tra qualche settimana quel numero potrebbe raddoppiare, se non triplicare.
Si pensi ad esempio al terremoto dell'Irpinia: 36 i Comuni colpiti secondo una prima stima che salì poi fino a 687. Insomma una vera cuccagna alla quale tutti aspirano; si sfruttasse almeno il terremoto per risolvere problemi veri… invece alla fine della giostra i problemi rimangono ed i soldi spariscono.
E proprio ieri Bertolaso ha detto che sarà una commissione di esperti a valutare l'inserimento dei comuni rimasti esclusi nell'elenco.
C'è speranza per nuovi ingressi? Il capo della protezione civile ha fatto capire che la volontà è quella di ascoltare le istanze di tutti ma la “selezione” sarà seria. Ed ha subito detto che un ipotetico ampliamento sarà «parziale, modesto e limitato».
La selezione avverrà «con assoluto rigore e serietà perché non ci siano gli effetti negativi che si sono verificati in passato».
Il perché lo ha spiegato lo stesso Bertolaso: stare in quella lista significa accedere ad una serie di agevolazioni che solo chi ha riportato danni reali ha diritto ad avere.
I comuni che hanno subito danni «dovranno presentare tutta la documentazione relativa alle conseguenze provocate dal sisma ed un'apposita commissione valuterà se possono essere reinseriti tra quelli compresi nell'elenco del decreto».
Per Bertolaso però «questa può essere l'occasione unica per avviare un discorso di prevenzione della sicurezza degli edifici del centro storico di Sulmona e degli altri comuni rimasti in piedi e che hanno bisogno di consolidamento in vista di possibili eventi sismici».
Il territorio di Sulmona è, tra l'altro, inserito nella fascia di rischio sismico 1, cioé di grado più alto rispetto a L'Aquila, che è stato erroneamente inserito a livello 2.

20/04/2009 8.48

DA SULMONA LA LETTERA A CHIODI: «DOBBIAMO ENTRARE NELLA LISTA»


SULMONA. Sulmona gioca tutte le sue carte e non si arrende all'esclusione.
«Nella Settimana Santa, che è coincisa con quella del sisma, gli incassi delle micro attività commerciali si sono ridotti del 90% rispetto allo stesso periodo del 2008».
L'allarme è dell'assessore al bilancio e al patrimonio, Giuseppe Schiavo, e del consigliere Comunale, Luigi Rapone, contenuto in una lunga lettera indirizzata al presidente della Regione Gianni Chiodi.
Se dal punto di vista dei danni al patrimonio immobiliare la città attende il pronunciamento degli esperti geologi, ingegneri ed architetti, sul piano economico il disastro «è sotto gli occhi di tutti».
«Buona parte delle circa 1630 micro imprese che operano nel terziario», spiegano Schiavo e Rapone, «nonché tutti i liberi professionisti della zona, avevano rapporti quotidiani con strutture e servizi del capoluogo della Regione Abruzzo. Oltre alla distruzione degli immobili, il terremoto ha spezzato una filiera economica virtuosa che, nonostante la crisi, riusciva a mantenere un sufficiente livello di occupazione. Questo in una zona che purtroppo vanta un tasso di disoccupazione superiore al 30%».
A questo i due rappresentanti del Comune aggiungono «i danni socio-economici e di immagine generati al settore turistico dai numerosi allarmismi che, sin da prima del sisma del 6 aprile, si sono ripercossi in maniera del tutto negativa sulle attività del settore. Mai come quest'anno la città di Sulmona ha subito una pesante perdita di presenze durante il periodo pasquale. Alberghi e ristoranti vuoti, e a seguire tutto l'indotto che ora inizia a sentire la paura di un futuro sempre più incerto».
Nella lettera i due chiedono a Chiodi di «intervenire affinché anche Sulmona e i centri limitrofi possano al più presto beneficiare delle disposizioni previste dal Governo in favore dei comuni colpiti dal sisma».
«L'Aquila», si legge ancora, «è per Sulmona e i centri limitrofi paragonabile alla scomparsa del padre, in una famiglia monoreddito». L'esclusione dal decreto Bertolaso viene invece vista come «la scomparsa del coniuge superstite, che fa venire meno la insussistenza e la voglia di reagire e affrontare un futuro ancor più arduo».