I testimoni ripetono in procura: «c’erano crepe: allarmi inascoltati»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sembra procedere veloce l'inchiesta della procura dell'Aquila sui crolli sospetti di edifici che dovevano essere particolarmente sicuri e che invece non hanno retto. Ieri sono stati ascoltati alcuni testimoni mentre aumentano le denunce di semplici cittadini e cominciano ad arrivare i primi video richiesti dal procuratore Alfredo Rossini.
«Quando scavavano tremava tutto. Allora andavamo dai responsabili della ditta per dire che stavano modificando la morfologia dei luoghi e che questo avrebbe provocato problemi di staticità al palazzo. Loro rispondevano che avevano le concessioni e che i lavori erano conformi al progetto approvato».



Alla fine, però, quell'edificio è crollato e l'avvocato Maurizio Cora, che viveva in via XX Settembre 79, ha perso la moglie e due figlie. Ieri ha ripetuto la sua denuncia ai carabinieri che l'hanno ascoltato su delega della procura dell'Aquila.
Tutto è iniziato, ha raccontato Cora, quando sono cominciati i lavori di smantellamento di un vecchio pastificio per realizzare un centro direzionale e dei garage sotto terra.
«Con le ruspe hanno scardinato i solai del primo e del secondo piano», avrebbe detto ai carabinieri, «e scaraventavano giù interi blocchi di cemento provocando delle vibrazioni che facevano tremare tutto il palazzo».
Visto che da parte della ditta si rispondeva che tutto era in regola, «ci siamo rivolti anche alla Sovrintendenza ai Beni culturali perché c'era un muretto antico che faceva parte del pastificio Zaffiri, un reperto di archeologia industriale che andava salvaguardato».
Ma anche in questo caso i lavori non sono stati fermati.
«Non so quale sia il nesso di causalità - dice ora Cora - ma senz'altro quell'intervento è stato quantomeno ardito».



A deporre sulle stesse circostanze è stato chiamato anche l'avvocato Aleandro Equizi, che aveva lo studio al terzo piano, sotto a quello in cui abitava Cora e la sua famiglia.
Equizi, ha confermato le vibrazioni «molto forti, che facevano tremare tutto il palazzo», quando erano in corso i lavori con le ruspe.
«A volte siamo scesi a parlare con gli operai dicendo che la cosa era insostenibile e che questo poteva compromettere la stabilità del palazzo, ma non è servito a niente».
L'avvocato Maurizio Cora si è salvato e ancora oggi non riesce a spiegare come: dal quarto piano è finito in pratica sulla strada, ma è lo stesso un uomo distrutto. Nel terremoto ha perso la moglie e due figlie, Alessandra, giovane promessa del pop, e Antonella.
E' uno dei primi testimoni ascoltati ieri.
Tra gli altri testimoni sentiti, anche un tecnico che ha fatto una perizia per il contestato ospedale San Salvatore dell'Aquila, gravemente lesionato dal terremoto: il tecnico, un architetto, avrebbe riferito di aver fatto a suo tempo una perizia su un lotto dell'ospedale durante la quale sarebbero emerse alcune irregolarità.
Le avrebbe segnalate, ma non sarebbero stati apportati dei correttivi.
Infine, è stata la volta di Carmela Tomassetti, la ragazza che se ne era andata dalla casa dello Studente una settimana prima del sisma dopo aver lanciato l'allarme, a suo dire inascoltato, sulla pericolosità dello stabile.
La sua è stata una lunga deposizione, al termine della quale è intervenuto anche il sostituto procuratore Fabio Picuti, uno dei magistrati che conduce l'inchiesta.
I reati ipotizzati sono ancora quelli di disastro colposo e omicidio colposo, ma il procuratore capo Alfredo Rossini non esclude di poter procedere in futuro per dolo.
«Dobbiamo vedere se qualche manina per motivi colposi o anche dolosi ha contribuito a cagionare queste morti», ha spiegato.
«Se uno ha sbagliato - ha detto - allora il reato è colposo, ma se uno ha rubato e nei pilastri non ha messo il ferro, allora il delitto diventa doloso».

DENUNCE INASCOLTATE

E oggi proprio la parte dell'inchiesta sulla casa dello studente sembra quella da chiarire più in fretta. Non solo perché hanno perso la vita decine di giovani che erano lì ma anche perché le denunce delle settimane che hanno preceduto il forte sisma, se prese in considerazione, potevano sicuramente salvare molte vite.
I ragazzi si erano lamentati più volte per infiltrazioni e crepe su una colonna della sala mensa e nelle stanze di alcuni studenti.
E poi c'erano preoccupazioni per il mancato sgombero della casa dello studente dopo la scossa di terremoto del 30 marzo e per l'assenza di sopralluoghi.
Allarmi già lanciati anche in tv da Carmela Tomassetti, la cosiddetta super-testimone dell'inchiesta. «Nella sala mensa c'erano 3 o 4 colonne - ha spiegato Carmela - e in una di queste, in corrispondenza con l'attaccatura con il soffitto, c'erano delle crepe e un'infiltrazione. Lo abbiamo segnalato ai responsabili, che hanno provveduto a delimitare la zona a terra con un nastro bianco e rosso».
La testimone ha quindi riferito di aver saputo che nelle camere di alcune sue amiche c'erano delle «lunghe crepe», ma di non averle mai viste personalmente: tuttavia ha indicato i nomi di queste sue colleghe che ora verranno chiamate a testimoniare.
Carmela ha anche raccontato di essersi preoccupata quando, dopo la scossa del 30 marzo, è stato deciso di chiudere le scuole e l'università, ma non la Casa dello studente: una preoccupazione rafforzata dal fatto che un giorno si è presentato «un ingegnere» per chiedere quanti fossero gli studenti rimasti.
Impaurita dall'aumentare delle scosse registrate nell'ultimo periodo e dallo stato dello stabile ha preferito tornare a casa. La giovane ha infine riferito che la struttura era dotata di due porte di sicurezza ma di non aver mai visto far eseguire delle prove di evacuazione, così come non ci sarebbero stati controlli o sopralluoghi, almeno a quanto le risulta, in relazione alle crepe.

18/04/2009 9.02