Lucoli: l'emergenza nell'epicentro. Il sindaco:«servono ancora 80 stufe»

Alessandro Biancardi

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LUCOLI. Lucoli è stato il comune dove è stato registrato l'epicentro della scossa di lunedì notte ma il vicesindaco Walter Chiappini denuncia: «qui non è venuta nessuna telecamera. Ora abbiamo bisogno di 80 stufe». * L'ALLARME DEI PICCOLI COMUNI: «SIAMO ISOLATI E AL FREDDO»
A otto giorni dal terremoto che ha ridotto in macerie la provincia dell'Aquila l'emergenza non è più solo quella della terra che trema. A Casamaina, 1600 metri d'altezza, frazione di Lucoli, in questi giorni c'è la neve. E lì, in mezzo alla coltre bianca ci sono 150 sfollati. «La notte fa veramente freddo», racconta il vicesindaco. «La macchina della protezione civile secondo me è entrata in funzione in maniera perfetta ma adesso ci scontriamo con l'emergenza del freddo e abbiamo assolutamente bisogno di queste stufe».
A Lucoli, 15 chilometri dal capoluogo e mille residenti, sono 3 i campi dove sono state sistemate le tende: oltre quella di Casamaina un'altra tendopoli con 450 sfollati è stata allestita al centro sportivo, altri 100 sono stati sistemati al centro della bocciofila.
«Nessuna telecamera e nessun giornale è venuto da queste parti», racconta amareggiato il vicesindaco. «Qui sembra che chi strilla di più riesce ad ottenere di più. Noi non abbiamo strillato. Siamo persone forti e abbiamo voglia di ricominciare e ricostruire tutto con le nostre forze».
Chiappini è andato in giro per le diciotto frazioni del suo comune insieme ai vigili del fuoco e da una prima ricognizione sembra che un 40% delle strutture sia inagibile. «Non abbiamo ancora dati ufficiali. Dobbiamo aspettare». Qui il sisma non ha fatto morti, almeno questa parte di tragedia è stata risparmiata. Anche se una vittima c'è stata ugualmente, quella maledetta notte: un ragazzo che subito dopo la scossa si è messo in macchina per andare dalla nonna ed è deceduto dopo che la sua auto si è ribaltata.


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PAURA DI RITORNARE NELLE CASE

Il Comune e la scuola sono rimasti in piedi. Da fuori sembra che non ci siano stati problemi. Le due costruzioni sono nuove e hanno retto. Anche i quattro alberghi del comprensorio sono intatti. Potrebbero servire per ospitare gli sfollati che ora sono in tenda?
Il vicesindaco è scettico: «qui la metà delle case non ha avuto danni ma la gente ha paura di rientrare nelle abitazioni. Meglio restare accampati fuori...dopo tutto quello che è accaduto».
E si sta lavorando senza sosta per fare in modo che anche le attività commerciali aprano al più presto per restituire quella normalità che ormai si è perduta.
«Siamo un popolo tenace», dice Chiappini, «ci alzeremo presto. Noi abbiamo contribuito alla costruzione dell'Aquila e adesso ricostruiremo anche il nostro paese. Domenica sera», ripensa ad alta voce, «sei ore prima del terremoto mi sono detto che forse sarebbe stato meglio morire sotto le macerie...l'ho anche detto a mia moglie. Oggi invece sono fiero di guidare la ricostruzione del paese insieme alla mia gente».

VALLE D'AOSTA ADOTTA LUCOLI

La colonna mobile Regione Valle d'Aosta si è insediata nel comune di Lucoli. Lo ha annunciato oggi il presidente della Regione, Augusto Rollandin. La colonna mobile è composta da: il modulo per la "produzione e distribuzione pasti", ovvero una cucina da campo da 250 pasti all'ora, gestita da 11 volontari dell'Associazione Nazionale Alpini; il modulo degli psicologi per supporto umanitario, composto da 4 psicologi e 6 logisti, autosufficienti, con pulmini e tende di prima accoglienza.
Un capannone da 240 metri quadrati è a servizio della cucina da campo, installato da 13 volontari della Protezione civile; sono poi presenti due funzionari "disaster manager" della Protezione civile, per l'analisi delle necessità e dei bisogni; infine sono stati allestiti dei container con docce, con servizi igienici, un gruppo elettrogeno e tutto il materiale per i bambini - coperte, giocattoli e indumenti offerti dalla popolazione valdostana. Rollandin ha poi ricordato che l'intervento dei Vigili del Fuoco della Valle d'Aosta si è concretizzato con l'invio di un primo nucleo per coordinare la missione di soccorso e di due unità cinofile specializzate in recupero su crolli.
Un ulteriore contingente di 9 vigili professionisti, 6 vigili volontari e un funzionario di coordinamento, con vari automezzi e attrezzature, sono poi stati inviati il giorno dopo il terremoto. «Gli ufficiali valdostani - ha detto il presidente della Regione - sono stati assegnati al coordinamento dei soccorsi nel centro storico di L'Aquila».

Alessandra Lotti 15/04/2009 8.16

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L'ALLARME DEI PICCOLI COMUNI: «SIAMO ISOLATI E AL FREDDO»


CASTEL DEL MONTE. Nonostante le rassicurazioni sull''assistenza tempestiva e mirata nell' emergenza causata dal sisma, i piccoli borghi del distretto Baronia di Carapelle del Parco nazionale Gran Sasso Monti-Laga si sentono isolati. Soprattutto dopo che nelle scorse notti, alle scosse interminabili si è aggiunto un nuovo nemico: il freddo.
Il primo cittadino di Castel del Monte, Luciano Mucciante, è preoccupato e amareggiato: «il Com 6 di Navelli (Centro operativo misto, ndr) non è effettivamente operativo: ci contatta per chiedere solo dati e sapere quanti pasti ci servono, anziché aiutare concretamente la popolazione. C'è ancora molta disorganizzazione e abbiamo dovuto provvedere da soli a scaricare le tende al campo sportivo. Da stanotte, poi, la temperatura è scesa a meno due gradi, è venuta giù l'acquaneve e nessuno si è preoccupato di venire a controllare come siamo messi, per fornirci magari delle giacche a vento».
Il centro storico è stato dichiarato inaccessibile da lunedì scorso perché il campanile è crollato, la chiesa completamente lesionata e molte case hanno subito danni sicuramente aggravati dal susseguirsi incessante di nuove scosse. Nel campo sportivo sono state allestite 60 tende che ospitano molti anziani e bambini. Garantiscono la sussistenza alla popolazione i 3 alimentari, oltre agli aiuti arrivati da ogni dove, e funziona a pieno regime anche la farmacia, la cui titolare è delegata provinciale della Croce Rossa. «Abbiamo però urgente bisogno di una tenda-mensa riscaldata», sottolinea il primo cittadino, «perché la gente della tendopoli è costretta a mangiare fuori anche sotto le intemperie. Inoltre abbiamo già fatto richiesta per un modulo di energia elettrica, dal momento che attualmente possiamo contare su uno solo». Il sindaco Mucciante lancia un accorato appello ai colleghi di altri Comuni italiani: «Adottate il borgo per salvare il nostro patrimonio storico-culturale».
La situazione è difficile anche a Santo Stefano di Sessanio, borgo incantato che deve fare i conti con il freddo. «Abbiamo bisogno di stufette per fronteggiare il ritorno del freddo», racconta il sindaco Elisabetta Leone, «per il resto ce la siamo cavati da soli: non potevamo aspettare gli aiuti».
La torre medicea, simbolo del paese, è crollata con la scossa devastante del 6 aprile e i pochi abitanti vivono accampati in 7-8 tende montate nel campo sportivo, appena fuori dal paese. Per quanto riguarda i danni alle abitazioni, la situazione non è ancora chiara: «Aspettiamo l'intervento dei Vigili del Fuoco per capire quanto è compromesso il nostro centro storico».
Situazione molto complessa anche a Villa Santa Lucia dove la pioggia rende la vita impossibile: l'altra notte c'è stato il finimondo, racconta l'assessore Goffredo Sericola: « con l'acqua le tende improvvisate da qualche abitante non hanno retto. Sono ancora in piedi, invece, le quattro tende allestite al campo di calcetto, perché le abbiamo ancorate al cemento. Per la refezione usiamo il bocciodromo coperto, appena fuori dal paese, che è a prova di sisma». L'assessore Sericola, con il collega Gianni Gianleonardo, è in costante contatto con il sindaco Maria Pia Colagrande, che si trova a Jesi dalla figlia perché la sua casa aquilana di via Garibaldi è distrutta.
Il ritorno del freddo li ha spinti ha chiedere bombole per il riscaldamento al Com 6 di Navelli. I viveri fortunatamente non mancano, nonostante l'unico negozio di alimentari abbia chiuso i battenti l'anno scorso. L'assistenza medica è invece assicurata dal medico condotto, che però si divide anche tra l'Aquila e Capestrano.
Non va meglio a Castelvecchio Calvisio. Anche in questo caso il sindaco Dioniso Ciuffini lamente la carenza di soccorsi: «è vero che si tengono in costante contatto con noi per aggiornarsi sulla situazione ma dopo la telefonata, ci chiedono di mettere i dati per iscritto e di mandarli via fax o via e-mail, che è una missione impossibile perché entrare in municipio è un rischio e tra l'altro non possiamo in questi momenti di emergenza lasciare il paese per portare in auto la documentazione a Navelli». A Castelvecchio il centro storico è transennato e, anche se non si registrano gravi crolli, negli edifici ci sono muri e volte lesionati. L'unico negozio di alimentari, il bar e il ristorante sono chiusi, ma almeno per il momento i viveri non sono un problema. Gli abitanti non sono ancora completamente sistemati e molti dormono in macchina in attesa dell'arrivo di altre tende. Attualmente ce ne sono 14 nel parco pubblico all'ingresso del paese, che ospitano circa 120 persone. Restano sprovvisti di un rifugio una quarantina di residenti. «In questi due giorni di festa», ha spiegato il sindaco, «alcune famiglie hanno raggiunto i parenti, ma al ritorno dovremo trovare una soluzione per tutti gli sfollati».
Finora, per il reperimento repentino di stufette, tende e gruppi elettrogeni, provvidenziali sono stati il fai-da-te e le conoscenze. Nella tendopoli i bagni chimici sono disponibili da lunedì, ad integrazione dei 3 bagni pubblici già in funzione nel parco.
A Calascio, spiega il sindaco Paolo Gentile, «l'esigenza primaria è migliorare la logistica del campo di accoglienza per gli sfollati. Ci hanno portato le brandine, le coperte non mancano, però abbiamo assoluto bisogno di una tenda riscaldata per i pasti, in quanto i gazebo che avevamo attrezzato allo scopo sono stati demoliti dal vento forte di questa notte». Servono anche stufette per le 10 tende allestite vicino alla caserma dei Carabinieri e le 4 sistemate nella frazione di Colonia Fresca. I danni del terremoto registrati nel borgo sono fortunatamente limitati e si spera che le nuove scosse non li aggravino. Sono caduti alcuni edifici piuttosto vecchi, muri a secco e comignoli, ma il centro storico non è stato chiuso perché i Vigili del Fuoco non hanno riscontrato particolari criticità in un primo, sommario sopralluogo. Qualche anziano vive ancora in casa, ma per la piena tranquillità dei residenti si attende nel breve periodo la verifica dell'agibilità delle abitazioni da parte di una commissione ad hoc.
A Carapelle Calvisio, invece, è crollato mezzo paese e un altro 40 per cento è inagibile. Solo 3-4 edifici hanno retto al sisma, riportando qualche lieve lesione. Ma la popolazione è al sicuro e al caldo nella struttura ricettiva ad un chilometro dal nucleo abitato. Le 80 persone che vi sono ospitate (i residenti sono 96, ma alcuni hanno raggiunto i parenti o la seconda casa al mare) dispongono di brande, materassi, coperte e stufette. «Siamo come una grande famiglia», racconta il sindaco Domenico Di Cesare, «e cerchiamo di rincuorarci a vicenda. Per fortuna avevamo già letti a sufficienza nell'edificio adibito a colonia che sorge all'ingresso del paese e anche i viveri non ci mancano, grazie agli aiuti. Ci hanno assicurato che nelle prossime ore avremo pure le docce calde, mentre in questi giorni ce la siamo cavata con le fredde». I problemi post-sisma a Carapelle potrebbero sorgere nel lungo periodo, per eventuali abitazioni non agibili.
Ma si sono già fatti avanti alcuni imprenditori del nord che hanno proposto prefabbricati e bungalow già pronti.
15/04/2009 8.18