Marzetti smentisce: «non c'erano dubbi sull'ospedale»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «Qui si è creata una gran confusione. Sul San Salvatore non c'erano dubbi. Nessuno poteva immaginare quello che è poi successo».
E' adirato il manager dell'Asl dell'Aquila Roberto Marzetti contattato telefonicamente da PrimaDaNoi.it.
Su Repubblica ieri si parlava di una sua relazione inviata al Ministero della Sanità e alla Regione in cui si metteva in dubbio la sicurezza e la stabilità dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila che non aveva ricevuto l'agibilità dopo 30 anni.
«Tutte le televisioni e i giornali adesso si stanno concentrando su questa storia inutile. Ma i nostri problemi sono altri. I nostri malati sono allo stremo, dobbiamo gestire una emergenza dalle dimensioni disumane», racconta Marzetti.
«Abbiamo spostato tutti i reparti in tenda, dalla dialisi agli ambulatori, dalla cardiologia alla chirurgia, ma se prima avevamo a disposizione 460 letti oggi ne abbiamo solo 80».
Sono i numeri dell'emergenza e di un ospedale che adesso è all'aperto. E sul certificato di non agibilità? Per Marzetti si è creato un enorme e inutile polverone, «le mie parole sono state travisate, io certe cose non le ho mai dette...adesso devo proprio andare a comprare il giornale perchè non ho ancora letto quello che è stato scritto ma ho ricevuto diverse telefonate strane... »
«L'ospedale», chiarisce il manager, «aveva un certificato di agibilità provvisoria come in Italia hanno il 90% degli ospedali. E' stato costruito in 5 lotti differenti in anni diversi e per questo si aspettava di avere l'atto finale...lo avremmo avuto a fine estate», assicura. Quindi poteva essere inaugurato e aperto? « Certamente, quello che serve ad un ospedale per aprire è l'accreditamento e il San Salvatore era accreditato. La scorsa settimana non c'era nessun allarme. Non c'era assolutamente nessun allarme per chiudere».
E sulla questione del catasto, l'ospedale per lo Stato non esisteva? Anche per questo Marzetti assicura che era solo una «questione burocratica».
«Ma sa cosa vuol dire essere sconosciuti al catasto? Vuol dire che sulla carta la proprietà era ancora suddivisa tra i 600 proprietari terrieri e quindi abbiamo fatto un gran lavoro per il passaggio di proprietà. Ma la sicurezza non è mai stata in discussione».
Ma è vero che non ha chiuso l'ospedale quando ha scoperto che non c'era l'agibilità per non creare allarme nella popolazione? «Ma stiamo scherzando? Io queste cose non le ho mai dette... Noi non potevamo assolutamente immaginare quello che sarebbe accaduto in caso di una scossa violenta come quella di domenica. Per noi è stata una brutta e tragica sorpresa».
«La gente oggi è disperata», ha raccontato ancora Marzetti, «e non so come si faccia a discutere di queste cose inutili. Mi hanno detto che in tv si stanno montando casi assurdi, ma la vera emergenza è un'altra. Siamo riusciti a trasferire in tenda tutti i reparti ma non è paragonabile a quello che si poteva fare in ospedale».

L'OSPEDALE AL CENTRO DELL'INCHIESTA

E sempre ieri il procuratore dell'Aquila, Alfredo Rossini, ha confermato che l'ospedale dell'Aquila «é uno dei punti principali» dell'inchiesta aperta in cui si ipotizza il reato di disastro colposo contro ignoti.
«A prescindere da ciò che è già emerso, e cioé la mancanza del certificato di agibilità, la centralità dell'ospedale nell'indagine», ha spiegato il magistrato, «è dovuta al fatto che la nostra priorità è data ai grandi edifici nuovi che però sono crollati lo stesso. L'ospedale - aggiunge Rossini - è stato oggetto di un'inchiesta parlamentare: noi abbiamo già acquisito tutti i risultati di quella inchiesta ».
Rossini ha anche detto che i suoi periti hanno a disposizione «un capannone intero pieno di reperti. Il materiale lo abbiamo raccolto e quindi è stato sequestrato ». Verranno sequestrate anche intere aree? «Vedremo quello che servirà. Il lavoro è tanto – ha spiegato - e dobbiamo dividerci le cose da fare. Abbiamo dato l'incarico ai periti, abbiamo raccolto le macerie da esaminare, stiamo vedendo le carte».
Nessuno è stato per il momento iscritto nel registro degli indagati che ha confermato «l'intenzione di non limitarsi ad indagare i presunti responsabili, ma di volerli arrestare ».



CHIODI: «REGIONE PARTE CIVILE»

Intanto il presidente Gianni Chiodi ha fatto sapere che la Regione è pronta a costituirsi parte civile nell'ipotesi in cui la magistratura dovesse avere elementi sufficienti per far rilevare irregolarità.
«Quello che verrà accertato dalla magistratura è molto importante - ha detto Chiodi - perchè non si puo' andare avanti così con delle superficialità. Tuttavia - ha voluto precisare il presidente della Regione - siamo prudenti, io non sono di quelli che credono che siccome le cose sono scritte sul giornale poi diventano necessariamente vere. Io dico di aspettare, non si puo' essere assolutamente tolleranti di fronte a queste cose».
E da Carlo Costantini, esponente dell'Italia dei Valori arrivano duri attacchi proprio al presidente Chiodi che nei giorni scorsi ha nominato Paolo Menduni, responsabile dell'inaugurazione del San Salvatore nel 2000, come consulente dell'Agenzia Regionale Sanitaria. «Auspico che l'incarico di consulente dell'Agenzia Regionale Sanitaria affidato pochi giorni fa dal presidente Chiodi a Menduni venga immediatamente revocato.

Alessandra Lotti 15/04/2009 8.05