Nella tendopoli durante i funerali:«ora non dimenticateci»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Al campo di rugby dell'Acquasanta l'assistenza alle persone colpite dal sisma è affidata da giorni alla protezione civile della regione autonoma del Friuli e a quella della Toscana. In tutto 400 volontari venuti in Abruzzo. * DA OFENA PROBLEMI E CRITICHE * 700 AGNELLI PER IL PRANZO E DAL PAPA UOVA DI CIOCCOLATA




L'AQUILA. Al campo di rugby dell'Acquasanta l'assistenza alle persone colpite dal sisma è affidata da giorni alla protezione civile della regione autonoma del Friuli e a quella della Toscana. In tutto 400 volontari venuti in Abruzzo.


* DA OFENA PROBLEMI E CRITICHE

* 700 AGNELLI PER IL PRANZO E DAL PAPA UOVA DI CIOCCOLATA






Nel solo territorio dell'Aquila sono state dislocate 31 tendopoli pronte ad ospitare oltre 17mila persone: tutte persone che per attaccamento alla propria terra hanno deciso di non andare negli alberghi e nelle abitazioni della costa.
«La prima colonna della protezione civile del Friuli è partita alle 9 di lunedì mattina. La seconda alle 14», spiega un volontario. Nessuno vuole raccontare la propria storia in particolare, preferisce lavorare.
Gente umile, di sani valori e principi che in questa occasione, ed in tutte quelle nelle quali hanno operato sempre con impegno e dedizione, hanno dato anche loro stessi, lavorando ininterrottamente per molte ore.
Sono le 9.30 circa e gli ultimi ritardatari consumano la prima colazione. Un caffè e una fetta di crostata.
Non c'è ancora molta voglia di confidare le proprie paure, le proprie insicurezze e i dolori di una situazione difficilmente sopportabile. Molti, soprattutto chi ha perso parenti ed amici, preferiscono per ora restare in silenzio.

È L'ORA DEI FUNERALI

Sono quasi le 11, nel piazzale della scuola per ispettori della Guardia di Finanza viene celebrato il funerale di Stato delle oltre 290 vittime, anche se le bare sono solo 205.
L'aria è pesante, la commozione prevale su tutto. C'è chi esorcizza il tutto davanti la diretta televisiva della cerimonia funebre, i più ascoltano alla radio la funzione o nelle auto. Altri invece preferiscono rimanere nei pressi delle proprie tende. Chi, in silenzio, con lo sguardo perso nel vuoto, chi altri invece scorge il giornale nella speranza di sapere quando potrà finalmente ritornare nella proprie case.
«Abito a un centinaio di metri da questo campo» ci dice Umberto, «fortunatamente la mia famiglia ed io stiamo bene. Anche la casa non è stata danneggiata. Da quanto ho visto è rimasto intatto anche l'intonaco. Aspettiamo con impazienza il sopralluogo dei Vigili del Fuoco per la conferma dell'agibilità della casa. Non so però per quanti altri giorni dormirò fuori però tutte queste scosse sono una vera tortura».
Non tutti però hanno ancora una casa: «ho perso tutto», ci confida invece Claudio un signore sulla quarantina, «stiamo bene ma ora la paura più grande è per il futuro».
Su quest'ultimo punto insiste giustamente anche Francesca, poche parole ma significative:«questa è la nostra attuale situazione. Non lasciateci soli».

FUORI LA TENDOPOLI DI ACQUASANTA

In molti preferiscono trascorrere la giornata fuori dal campo. È il caso di Giulia, vent'anni di età in apparenza: «ero sola in casa. Sono scappata dalla finestra. La casa non è in condizioni troppo gravi ma ho il timore che queste scosse possano danneggiarla ulteriormente».
Nel frattempo la cerimonia funebre si avvia alla fine.
A pochi metri di distanza c'è Marco, 22 anni: «questa è la mia città. Cammino e non la riconosco. È difficile pensare che i luoghi che hai sempre frequentato ora siano distrutti».
Un passante aggiunge: «sono in una tendopoli. Voglio ringraziare tutti quei volontari che stanno operando per noi. Nei primi giorni mancava tutto. Abbiamo addirittura dormito per terra. Qualcosa ora si vede, l'unica mancanza è quella della biancheria intima».
Negli occhi di tutti, ad ogni modo, traspare la chiara voglia di ripartire. Il non volersi arrendere, tratto caratteriale tipico del popolo abruzzese.

TRA GLI STUDENTI C'E' PAURA: COME POSSIAMO TORNARE?

L'Aquila è anche una città di studenti. Piergiorgio, Stefano ed Eugenio, residenti a Pescara ma iscritti alla facoltà di ingegneria, difficilmente torneranno qui: «la paura è tanta. Pensiamo di non tornare come studenti. Erano ormai mesi che queste scosse andavano avanti e come sembra continueranno per altro tempo».
Altri studenti fuori sede che hanno visto la propria vita risparmiata hanno fatto invece visita ai loro colleghi aquilani. Un altro modo per testimoniare la loro vicinanza in questi momenti difficili.
Intanto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università dell'Aquila c'è voglia di normalità e così si è stabilito che la prossima sessione di laurea si svolgerà nei giorni 27,28,29 aprile in luogo ancora da definire. Gli studenti interessati dovranno però parlarne con i rispettivi relatori.

Andrea Sacchini 11/04/2009 8.26

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DA OFENA PROBLEMI E CRITICHE

Dai diversi sopralluoghi fatti nelle tendopoli un fatto è emerso fin da subito: i campi più attrezzati sono quelli del centro della città mentre diverse carenze si avvertono in quelli dei paesi limitrofi alcuni ancora vessati da mancanza di beni essenziali.
Ieri a Navelli c'è stata una conferenza dei sindaci per decidere come attivare il centro operativo del C.o.m. dove si è discusso di acqua potabile ma a distanza di una settimana dall'evento calamitoso. Ma secondo alcuni si sarebbe speculato troppo con discorsi e parole.
Il paese di Ofena, per esempio, è stato evacuato solo nel centro storico, le chiese sono tutte diroccate le persone si ritrovano in più punti del paese passando la notte come possono dentro le loro macchine.
Questa situazione va avanti ormai da una settimana.
Dino Rossi, responsabile degli allevatori (Cspa Abruzzo) infuriato per i ritardi e le “dimenticanze” della Protezione civile ha sporto una denuncia presso la questura di L'Aquila.
«Casualmente subito dopo la macchina della protezione civile si è messa in moto», commenta Rossi, «ci rendiamo conto che ci sono state delle priorità ma non ci dobbiamo dimenticare che esistono anche i cittadini dei piccoli paesi. In questi piccoli centri forse per priorità politica arrivano materiale superflui e non quelli che occorrono, come le tende da campo visto che molti paesi sono stati evacuati come Ofena per le abitazioni resi inagibili dal il sisma. Il Cospa Abruzzo, si è attivato per l'emergenza ma molte volte si è trovato a parlare con operatori incompetenti che non hanno preso in considerazione i problemi esposti da questa associazione, dicendo che l'organo preposto è il sindaco».
Secondo il responsabile della associazione degli allevatori solo su sua chiamata sarebbero giunti i vigili del fuoco per le verifiche degli edifici e per transennare la zona del centro.
«Eppure il giorno dopo il terremoto il Sindaco con il tecnico hanno fatto una verifica dichiarando le case agibili a tutte quelle che contrariamente i Vigili del Fuoco hanno disposto l'evacuazione», spiega Rossi, «il bello è che poi si spendono miliardi di euro per portare aiuti agli altre nazioni mentre i nostri piccoli centri rimangono abbandonati forse perché i voti sono pochi».

11/04/2009 8.38

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700 AGNELLI PER IL PRANZO E DAL PAPA UOVA DI CIOCCOLATA

Regione Abruzzo e Legacoop (attraverso le cooperative di Imola) hanno garantito i fondi; gli allevatori hanno messo immediatamente a disposizione gli agnelli.
Ma per garantire una Pasqua con il prodotto tradizionale a chi ha subito i drammatici eventi dei giorni scorsi, tutto questo ancora non bastava: le normali strutture di lavorazione non sarebbero state in grado di preparare gli oltre 700 agnelli in così poco tempo. Che fare?
Senza attendere una risposta da altri, si è spontaneamente mobilitato, silenzioso, rapido ed efficiente, il mondo montano, di tradizione pastorale e rurale.
Sono scesi a decine, soprattutto da Scanno, per dare una mano, e sono impegnati in queste ore, senza sosta e a ritmo serrato fino a che il lavoro non sarà finito, per consentire tra domani e dopodomani di portare l'agnello a chi ha avuto meno fortuna di loro.
Un'altra dimostrazione di quel carattere ”forte e gentile” che questa terra sa dare rimboccandosi le maniche nei momenti più difficili: un segnale importante di speranza, di quello spirito di solidarietà ma anche di caparbietà a non arrendersi mai che sarà indispensabile avere e mantenere non solo nei prossimi giorni, ma nei prossimi mesi ed anni, per ricominciare.


UOVA DI PASQUA PER I BAMBINI

Il Papa ha invece regalato uova di Pasqua ai bambini di L'Aquila e dintorni costretti a vivere nelle tendopoli.
Centinaia di uova di cioccolato verranno recapitati oggi da una delegazione della gendarmeria vaticana alle diverse tendopoli che ospitano i bambini sfollati.
Lo ha confermato ieri Monsignor Georg, segretario particolare del Pontefice, alla diocesi di L'Aquila.
Il prelato ha inoltre regalato un orologio all'arcivescovo de L'Aquila in segno di solidarietà e vicinanza da parte della Santa Sede.
Ieri, durante la celebrazione dei funerali il Papa aveva donato il calice per la celebrazione della S.Messa e la casula viola indossata dal Segretario di Stato.



11/04/2009 8.43