Norme antisismiche: un mare magnum di novità e incertezze

Alessandro Biancardi

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L’ESPERTO. CHIETI. L’ingegner Nicola Centofanti, membro del Direttivo dell’Ordine degli Ingegneri di Chieti ha ricostruito in una relazione le normative antisismiche: le leggi in vigore, quelle dietro l’angolo pronte per essere approvate e i costi di realizzazione a confronto.


L'ESPERTO. CHIETI. L'ingegner Nicola Centofanti, membro del Direttivo dell'Ordine degli Ingegneri di Chieti ha ricostruito in una relazione le normative antisismiche: le leggi in vigore, quelle dietro l'angolo pronte per essere approvate e i costi di realizzazione a confronto.Ne esce fuori un quadro complesso che molto spesso, ammette Centofanti, «crea imbarazzo» anche agli addetti ai lavori che non sanno come muoversi. Perché se a volte la burocrazia e le leggi stritolano e creano impacci, in altri casi dimostrano di avere grosse falle.
In arrivo, inoltre, gli Eurocodici, che dovrebbero mettere l'Italia nelle stesse condizioni delle altre nazioni dell'Ue.
«Fino al 2003», spiega Centofanti, «il territorio nazionale era classificato sismicamente in base ad una legge del 1982, mentre le norme utilizzate per la progettazione e la realizzazione delle costruzioni in zona sismica erano la legge n. 64 del 1974 e il Decreto Ministeriale del 16/1/1996».
Qualcosa cambia, però, all'indomani del sisma del Molise: «il 20 marzo 2003, è stata promulgata l'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n° 3274 che ha adottato una nuova classificazione sismica dell'intero territorio nazionale, classificandolo di fatto quasi interamente sismico, distinguendo quattro zone con diverso grado di “rischio” sismico (dalla zona 1 ad alto rischio alla zona 4 a bassissimo rischio) e introducendo nuove metodologie di calcolo».
Dopo una serie di critiche e osservazioni, il 14 gennaio del 2008 sono state promulgate le nuove Norme tecniche per le Costruzioni che dovrebbero sostituire gradatamente le precedenti del 16 gennaio 1996 (in prima istanza entro il 30/06/2009).
«Queste norme», spiega ancora l'ingegnere, «per la determinazione delle forze sismiche da considerare nei calcoli introducono un nuovo metodo non più basato sulla precedente classificazione del territorio in zone sismiche. L'ultimo decreto Milleproroghe ha comunque spostato la sua entrata in vigore obbligatoria al 30 giugno 2010 senza annullare le norme del 2005».
Sembra comunque che siano in procinto di essere approvati e pubblicati dagli organismi nazionali gli Eurocodici, ovvero norme tecniche europee (che già preesistevano a quelle nuove nazionali); in questo caso presumibilmente gli Eurocodici saranno i testi di riferimento per le costruzioni in Italia.
«È chiaro», sostiene Centofanti, «che regna un forte imbarazzo tra i professionisti per la continua pubblicazione di norme mai entrate in vigore in modo definitivo».

PRIMA DEGLI ANNI 70 NESSUN CRITERIO ANTISISMICO

La maggior parte degli edifici prima degli anni '70, si legge nella relazione dell'esperto, non sono stati realizzati con criteri antisismici. Analogo discorso per gli edifici costruiti nelle zone non classificate sismiche fino al 2003 (ad esempio tutta la fascia costiera d'Abruzzo). «Negli ultimi anni si sta diffondendo, purtroppo a seguito di eventi tragici, una forte coscienza e sensibilità nei confronti delle costruzioni antisismiche. Prova ne è il proliferare di normative e leggi tecniche antisismiche».

COSTI

A priori non è possibile quantificare il maggiore costo per la costruzione di un edificio antisismico rispetto a uno che non lo è poiché dipende dalla zona sismica su cui è localizzato l'intervento. «Ad esempio», spiega l'ingegnere, «in una zona 3 (a basso rischio sismico) i costi aggiuntivi generalmente sono minimi, mentre incidono in maniera significativa in una zona a rischio 1. Comunque indicare un numero, assoluto o percentuale, che sintetizzi una realtà influenzata da tanti parametri non è ragionevolmente possibile. Si può però affermare che questi costi sono sempre pochi se si considera il loro valore sociale e civile».

INTERVENTI SUL PATRIMONIO ESISTENTE

L'argomento invece da affrontare e risolvere è l'intervento sul patrimonio edilizio esistente che è opportuno distinguere in quello storico e in quello recente.
«È necessario intervenire in modo significativo su entrambi», assicura Centofanti. «L'unica possibilità per conservare gli edifici storici è il loro adeguamento sismico, a volte anche con notevoli costi; per il restante patrimonio edilizio pubblico e privato è necessario intervenire o mediante l'adeguamento e/o miglioramento sismico o con interventi più drastici (demolizione totale o parziale, riconversione, …). Ricordiamo infatti che una costruzione può non essere perenne; lo stesso cemento armato ha una sua durabilità e quindi un suo decadimento».
Il tecnico spiega poi che in caso di sisma «anche le strutture in cemento armato possono e in alcuni casi devono prevedere lesioni. Il terremoto infatti trasferisce attraverso il terreno a tutto ciò che è in superficie un'energia che deve essere dissipata; un edificio deve essere progettato in modo da riuscire a dissipare questa energia, anche attraverso lesioni, a patto di non portare le strutture portanti in condizioni di collasso».
In definitiva le norme sono tutte concordi sul fatto che sarebbe troppo costoso progettare in qualsiasi parte del mondo edifici in grado di resistere a terremoti violentissimi (attesi in Giappone ad esempio), ma è molto più logico progettare in ciascun posto sulla base del massimo sisma che abbia in quella zona un tempo di ritorno di 475 anni.
Le norme prevedono inoltre che gli edifici siano anche progettati per non riportare alcun danno (neanche alle strutture secondarie tipo tamponamenti, infissi, impianti) rispetto a terremoti attesi molto più di frequente, ossia che abbiano una probabilità del 50% di verificarsi in 50 anni.

IL CASO L'AQUILA

Nel caso del terremoto dell'Aquila, «dalle immagini», spiega Centofanti, «sembra che gli edifici caduti o che comunque non abbiano conservato la loro integrità statica siano quelli costruiti con metodologie costruttive povere e tipiche del luogo quindi senza un valido contrasto al verificarsi del terremoto. Gli edifici recenti hanno resistito invece alle sollecitazioni ad eccezione di alcuni casi. Senza voler e poter entrare nel merito specifico presumibilmente questi ultimi sono stati progettati prima della classificazione sismica del capoluogo».
Per il tecnico «sarebbe interessante conoscere le modifiche che sono accorse alle strutture dal momento della costruzioni ad oggi. Basti pensare ai possibili interventi sui fabbricati succedutesi per l'adeguamento degli impianti all'evolversi della normativa specifica. Ed andrebbe anche ricordato che molte volte apparentemente piccoli particolari costruttivi in localizzazioni critiche dell'edificio, possono compromettere il destino dell'edificio nella sua interezza. Dare qualsiasi giudizio definitivo in questa fase sarebbe comunque scorretto oltre che non possibile».
10/04/2009 8.19