Dal Giappone: «terremoto dovuto allo slittamento di faglia superficiale»

Alessandro Biancardi

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IL TERREMOTO ALL’AQUILA. Il terremoto che ha devastato l'Abruzzo è dovuto allo slittamento di una faglia superficiale, profonda soltanto uno o due chilometri, che ha causato una scossa non forte in assoluto, ma intensa. * E BARACK OBAMA ADOTTA I MONUMENTI CROLLATI * PROTESTA AL CASELLO DI BUSSI, SFOLLATI COSTRETTI A PAGARE L’AUTOSTRADA




IL TERREMOTO ALL'AQUILA.
Il terremoto che ha devastato l'Abruzzo è dovuto allo slittamento di una faglia superficiale, profonda soltanto uno o due chilometri, che ha causato una scossa non forte in assoluto, ma intensa.


* E BARACK OBAMA ADOTTA I MONUMENTI CROLLATI


* PROTESTA AL CASELLO DI BUSSI, SFOLLATI COSTRETTI A PAGARE L'AUTOSTRADA

E' la ricostruzione di Yashiko Yamanaka, professoressa della Università di Nagoya ed esperta sismologa, che spiega quanto è accaduto in una intervista pubblicata nell'edizione serale dell'Asahi Shimbun e alla Nhk, la tv pubblica nipponica.
«Ho analizzato - spiega - le onde sismiche registrate in tutto il mondo e sembra che il terremoto avvenuto il 6 aprile in Italia sia stato intenso a causa del movimento di una faglia che é situata a poca profondità, a uno o due chilometri».
La faglia in questione ha circa 10 chilometri di larghezza e e 20 di lunghezza.
«Si è mossa da Nord a Sud-Est - aggiunge l'esperta - mentre la parte ovest è affondata per circa 60 centimetri per la durata di 10 secondi».
Sulla Nhk, inoltre, si sono alternati programmi sulla vicenda abruzzese sulla quale si è focalizzata l'attenzione di diversi esperti che hanno provato a interpretare le immagini.
Nel mirino, in un Paese dove la totalità delle costruzioni e degli ammodernamenti è fatta in funzione di efficienti e rigide norme antisismiche, sono finite le tecniche di realizzazione delle case.
Ad esempio, i pilastri degli edifici, sulla base dei filmati, «appaiono troppo sottili», mentre è «sorprendente», ha spiegato un professore dell'Università di Tokyo, l'uso dei mattoni rossi e forati nei muri portanti, molto simili - in base alle valutazioni emerse - ai mattoncini Lego che a laterizi utili per reggere alle scosse.
La citta' dell'Aquila risulta ubicata proprio sopra la faglia responsabile della scossa principale del terremoto di lunedì notte e replicato a piu' riprese, ha spiegato l'Ingv, l'Istituto nazionale di geologia e vulcanologia, riferendo che i terremoti della sequenza sono avvenuti tutti nella crosta superiore, entro 10-12 km. Soltanto gli eventi piu' recenti, compreso quello di magnitudo l pari a 5.3 registrato ieri sera alle 19,47 e avvertito distintamente anche nel Lazio e nelle Marche, sono leggermente piu' profondi, intorno ai 15 km. La faglia responsabile della scossa principale si estende per circa 15 km lungo la catena appenninica e presenta una immersione da NordEst verso SudOvest, con il capoluogo abruzzese che purtroppo e' proprio li' sopra quella faglia.
Ieri i sismologi dell'Ingv hanno installato una rete di stazioni di rilevamento lungo la faglia per seguire l'andamento delle repliche e la loro distribuzione nel tempo e nello spazio, ha spiegato il sismologo Claudio Chiarabba, dell'Ingv.
«Nei prossimi giorni ne installeremo altre, potremmo arrivare a 30-40 e altre decine per alcuni esperimenti di dettaglio».
A questi strumenti potranno aggiungersi quelli dei sismologi che stanno arrivando in Italia dall'estero (soprattutto Francia e Germania) per studiare l'evento. «Le stazioni – ha detto ancora Chiarabba - vengono installate con una geometria tale da campionare tutta la faglia e seguirne così l'evoluzione con un grande dettaglio». Resteranno lì fino alla fine delle sequenze sismiche (ancora un mese, forse un mese e mezzo). In generale, osserva, non è facile definire la geometria di una faglia, ma è importante farlo perché le sue caratteristiche, confrontate con quelle raccolte in altri terremoti, permettono di individuare elementi che in futuro potrebbero essere utili per fare previsioni.
08/04/2009 9.31

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E BARACK OBAMA ADOTTA I MONUMENTI CROLLATI

L'AQUILA. La Casa Bianca fin da subito ha espresso il cordoglio per la tragedia abruzzese.
E non solo. Dagli Stati Uniti, infatti, sono arrivate anche proposte di aiuto: il presidente Obama aveva dichiarato l'intenzione di spedire generi di prima necessità per le vittime del terremoto.
Il consigliere per la sicurezza nazionale, generale Jim Jones, si è messo in contatto con la sua controparte italiana offrendo la massima disponibilità a contribuire ai soccorsi alle vittime, ha rivelato ieri a Istanbul il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs.
«Abbiamo molte risorse disponibili in Italia - ha aggiunto il portavoce del presidente Obama - se potremo fare qualcosa per aiutare, nelle operazioni di soccorso e assistenza alle vittime saremo ben lieti di farlo».
Ma ieri a Coppito il premier Silvio Berlusconi è stato chiaro, l'Italia ce la farà da sola e «se gli Stati Uniti vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza all'Italia potranno prendersi la responsabilità della ricostruzione dei beni culturali e delle chiese».
La proposta è piaciuta e per dire il suo sì il presidente ha telefonato direttamente a Berlusconi, mentre il premier era in visita alla tendopoli di San Demetrio. Cosa ha risposto Obama?, gli hanno chiesto i giornalisti.
«Mi ha detto che è un'ottima idea – ha replicato Berlusconi - ne parliamo quando verrai a Washington». E poco dopo è arrivata anche una nota dell'ambasciata americana nella quale si confermava proprio la telefonata tra il presidente americano e italiano.
Il presidente - sottolinea la nota - ha anche espresso solidarietà per le persone ferite ed ha sottolineato la vicinanza del popolo americano a quello italiano in questo tragico momento, con particolare riguardo verso le famiglie che hanno perso i loro cari, le loro abitazioni e il lavoro».
Ieri, inoltre, l'Incaricato d'Affari dell'Ambasciata americana in Italia Elizabeth Dibble ha autorizzato lo stanziamento di 50,000 dollari per fornire assistenza umanitaria alle vittime del terremoto.
I fondi saranno distribuiti attraverso la Croce Rossa Italiana per la fornitura di materiale di prima necessità.

08/04/2009 9.31

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PROTESTA AL CASELLO DI BUSSI, SFOLLATI COSTRETTI A PAGARE L'AUTOSTRADA

L'AQUILA. Al peggio non c'è mai fine e in una situazione tanto delicata come quella che stanno vivendo in queste ore gli sfollati dell'aquilano anche piccole mancanze di attenzione vengono vissute male.
Così da questa mattina cresce la protesta da parte dei residenti che non hanno più una casa e che prima del sisma del 6 aprile vivevano tra l'aquilano e i paesi della Piana di Navelli. Gli automobilisti, infatti, sono costretti a pagare il pedaggio per andare a riprendersi le proprie cose e fare ritorno negli alberghi sulla costa dove sono stati smistati.
La Società Autostrada dei Parchi, infatti, continua a lasciare a pagamento la tratta dell'A25 tra Bussi e Pescara e anche chi è in situazioni di emergenza si trova quindi costretto a pagare il biglietto al casello.
Anche se quella strada viene percorsa più volte al giorno perché magari si fa avanti e indietro, dalla costa alla zona terremotata, per tentare di recuperare alcuni effetti personali.
Un fatto che «al di là dell'aspetto economico - commentano alcuni residenti del comune di Navelli - rallenta il traffico a ridosso dei due caselli autostradale».
Secondo alcune testimonianze, questa mattina i casellanti della stazione di Bussi hanno chiesto il pagamento del pedaggio anche a mezzi di soccorso e delle forze di polizia.
Ma l'Autostrada dei Parchi smentisce categoricamente: «Non è possibile che i mezzi di soccorso accreditati abbiano pagato un pedaggio, perché è il codice della strada che li esenta - spiega il direttore del personale e gestione dell'azienda Antonio Petriello -. Ci sono disposizioni chiarissime, e in questi giorni siamo stati in contatto con la Protezione Civile per 'allargare' le maglie il più possibile».
Ma ben diversa è la situazione per il traffico degli eventuali sfollati verso la costa, il cui numero in entrata è aumentato in modo esponenziale da ieri pomeriggio: «Non abbiamo avuto disposizioni in merito se esentarli dal pedaggio, ma anche se gli sfollati verso gli alberghi della costa dovessero dichiararsi come tali sarebbe comunque una situazione complessa», conclude Petriello.
08/04/2009 15.31