Giulianova, Il Cittadino Governante dice no «alla svendita dei beni cittadini»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2680

GIULIANOVA. «Prima dissestano il Comune e poi svendono i gioielli di famiglia».

E’ così che l’associazione di cultura politica “Il Cittadino Governante” di Giulianova commenta la decisione del Comune di vendere la farmacia comunale e le aree destinate alla costruzione di alloggi a basso costo. «Tutto questo», tuona l’associazione, «per far fronte al buco finanziario di oltre quattro milioni di euro».

E non solo. Infatti, secondo quanto riportato da Il Cittadino, il Comune «avrebbe intenzione di svendere il patrimonio pubblico ad un prezzo d’asta di due milioni e mezzo di euro».

 «Come è già successo con la scuola elementare Acquaviva»,dice, «non puntano a creare, almeno, le condizioni per far guadagnare il più possibile ma rischiano la svendita: hanno persino bocciato le nostre  richieste di indicare una base d’asta più congrua (4 milioni di euro) e di aggiudicare la gara per la vendita solo in presenza di almeno due offerte. Abbiamo  provato a proporre, con un’analisi accurata delle poste in entrata e in uscita, una manovra alternativa che avrebbe evidenziato i punti deboli e proposto misure più idonee per riequilibrare il bilancio ed evitare la vendita della farmacia comunale e dei terreni di Via Cupa. Ma al nostro rappresentante in consiglio non è stato consentito di poterla illustrare compiutamente».

E’ per questo che l’associazione ha deciso di rendere pubblici i motivi veri che avrebbero spinto il Comune a questa grave situazione finanziaria e le contromisure per rimettere in sesto le casse, nel corso di un incontro aperto ai cittadini, sabato 15 ottobre presso il Kursaal alle ore 17.30.

«Gli amministratori non si impegnano a far entrare nelle casse comunali tutto quello che è dovuto», conclude Il Cittadino, «impiegano in maniera allegra ed irrazionale le risorse pubbliche e, addirittura, pretendono anche di spendere molto per opere pubbliche spesso inutili o malfatte. Poi, si tirano sempre fuori da ogni responsabilità e, lamentandosi, addossano la colpa solo ad altri (gli amministratori del passato, l’alluvione, il governo, la regione). Autocritica? Nessuna. I provvedimenti che sanno prendere? I soliti, i più facili ed illogici:vendere il patrimonio pubblico, non quello inutile o in perdita ma la farmacia ad esempio che oltre a dar lavoro a 6 persone, fa guadagnare 150-200 mila euro l’anno e può ancora crescere».

07/10/2011 11.59