Alluvione, petizione per i cittadini lungo il Tordino: «interventi sul fiume»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Loro dicono basta e raccolgono firme per una petizione. Sono i cittadini e gli operatori turistici di Cologna Spiaggia vicino al fiume Tordino, che hanno deciso di fare muro.

Chiedono alla Regione, alla Provincia e ai Comuni, un intervento immediato nell’area devastata dall'alluvione del 2-3 marzo scorso. «E se la politica non si muove», fanno sapere i cittadini agguerriti, «tocca a noi fare qualcosa per raccogliere consensi». Già lo scorso 9 marzo, i diretti interessati, avevano segnalato la gravità della situazione e le istituzioni avevano provveduto provvisoriamente a ripristinare il litorale e l’argine del fiume. Ma niente era stato fatto per recuperare il vecchio percorso del fiume prima che l’alluvione ne modificasse il corso. E infatti  il torrente anzichè proseguire diritto compie ora una semicurva verso sud portando il corso dell’acqua ad urtare contro un argine eroso.

«E’proprio qui», dicono i cittadini, «nella parte di argine eroso che c’è il pozzo della linea fognaria che collega Giulianova a Cologna Spiaggia. Il muro di cemento di cui è fatto il pozzo fa da argine al fiume  ma se dovesse esserci un’ altra catastrofe questa muro-scogliera potrebbe rompersi e dal pozzo fuoriuscirebbero liquami fognari. Risultato? Ci sarebbe uno sversamento di sostanze inquinanti nell’acqua, con tutte le conseguenze che la situazione comporta (danni ambientali per flora e  fauna marina)».

E’ per questo che i residenti  chiedono a voce alta  che vengano ripristinati gli argini del fiume Tordino  dalla zona di Colleranesco( frazione di Giulianova) fino a zona Cologna Spiaggia (frazione Roseto degli Abruzzi) e al quartiere dell’Annunziata( frazione di Giulianova) e che si recuperi  il normale corso dell’acqua fino alla foce, asportando preventivamente la vegetazione e i detriti sul letto del fiume.  Ma questa dei cittadini delll’area Tordina è solo una delle situazioni di difficoltà che l’Abruzzo continua a vivere.

«Perché», denunciava Cesare D’Alessandro vice capogruppo Idv alla Regione Abruzzo, «a distanza di sei mesi dalle due alluvioni che hanno scosso Veneto, Marche e Abruzzo, la Regione Abruzzo non ha  mosso un dito per attivare tutte le misure necessarie al superamento dell’emergenza, compreso il ristoro dei danni subiti dagli alluvionati (cittadini e imprese in primo luogo) e gli interventi di ripristino e prevenzione idraulica necessari» o, in alcuni casi lo ha fatto con grandi sforzi e sacrifici»

Tutto questo mentre a Veneto e Basilicata è bastato chiedere per ottenere dal governo centrale somme considerevoli per l’emergenza alluvione.

m.b.  29/09/2011 8.42