Atri scende in piazza per difendere il suo ospedale

Alessandro Biancardi

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Atri scende in piazza per difendere il suo ospedale
ATRI. Un’assemblea pubblica molto partecipata in piazza Duomo e al termine un lungo corteo verso l’ospedale, quasi a testimoniare il desiderio di volersi riappropriare del San Liberatore e di contrastare visivamente il suo declassamento.* L’ISTANZA DELL’AVVOCATO DAL POZZO AL CONSIGLIO DI STATO

Ma anche la presentazione ieri di un’istanza al Consiglio di stato per obbligare la Asl a tener conto

della sospensiva senza tentare scorciatoie amministrative per chiudere comunque alcuni reparti, Psichiatria in particolare. Nei giorni scorsi infatti c’è stato un alternarsi di aperture e di chiusure incomprensibili. Lunedì sospensiva del Consiglio di Stato, martedì il manager Varrassi si adegua, mercoledì la psichiatria sospende i ricoveri per mancanza di personale vanificando così la sospensiva, ieri presentazione del ricorso contro il mancato rispetto dell’ordinanza di sospensiva. Si è conclusa così l’ennesima giornata di protesta a difesa del locale ospedale. In particolare, come ha dichiarato ieri Luciano Monticelli, sindaco di Pineto che si è messo alla testa del comitato di difesa del San Liberatore, “chiudere Psichiatria, al di la degli aspetti burocratici, è prendersela con i più deboli.” 

«Piazza Duomo ieri alle 18,30 era gremita di cittadini comuni e di operatori sanitari – racconta Gabriella Liberatore, consigliere di Atri democratica – abbiamo spiegato le ragioni della nostra opposizione all’attacco contro il nostro ospedale e l’avvocato Simone Dal Pozzo ha chiarito i termini dell’istanza che ha presentato al Consiglio di Stato contro i tentativi di bypassare le decisioni già prese in giudizio. Poi abbiamo lasciato il microfono aperto: cittadini arrabbiati e delusi, medici ed infermieri hanno detto no a questa politica che vuole ridimensionare l’ospedale di Atri. Un no accorato e partecipato, chiuso con un corteo fino al San Liberatore».

Sembra infatti che la battaglia per l’ospedale non sia tanto legata al salvataggio dei tre reparti (Utic, Urologia e Pscichiatria, che comunque vengono difesi a spada tratta) quanto al numero dei posti letto in più o in meno, per le conseguenze che una diminuzione del numero complessivo dei posti letto porti l’Ospedale di Atri nella fascia a rischio declassamento e/o riconversione. Se questo limite è 110 posti letto, tagliare ai 135 posti attuali i 24 a disposizione dei tre reparti sotto attacco equivale a far correre un rischio mortale al San Liberatore. Di qui la mobilitazione dei cittadini, e del sindaco

Pd di Pineto in particolare, il che fa da contraltare ad un certo imbarazzo dell’amministrazione in carica ad Atri, una lista civica vicina al centrodestra di cui subisce i provvedimenti sull’ospedale. Ieri un comunicato dell’ufficio stampa del Comune lamentava come “inopportuno” l’accenno di PrimaDaNoi.it ad «una non presenza della giunta comunale nelle vicende dell’ospedale». Accenno che oggi viene ribadito e rinforzato, perché ieri mattina ci sono stati molti tentativi di contattare l’amministrazione in carica (la notizia del sindaco all’estero è stata fornita dalla sua segreteria). Nell’impossibilità di sentire il primo cittadino, alla segreteria del sindaco è stato chiesto di essere messi in contatto con qualche assessore o rappresentante politico. La promessa ricevuta è stata quella di farci contattare dal capogruppo Pdl Franceco Filiani, di cui stiamo ancora aspettando la telefonata. Senza dire che ieri il Comune di Atri risultava irraggiungibile perché l’addetta al centralino non era in servizio. 

Sebastiano Calella 17/09/2011 9.49

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* L’ISTANZA DELL’AVVOCATO DAL POZZO AL CONSIGLIO DI STATO

 

1.                   Il comune ricorrente, con atto di appello notificato il 10-12.9.2011, impugnava l’ordinanza cautelare del TAR Abruzzo n. 309/2011 che rigettava la invocata sospensione dei provvedimenti gravati e, in particolare, delle due note dei direttori di Dipartimento che disponevano la chiusura dell’Unità Coronarica e della Psichiatria dell’ospedale di Atri.

2.                   Il ricorso veniva iscritto al n. 7472/2011 il 12.9.2011 e, in pari data, con decreto monocratico n. 3901/2011, il Consigliere Delegato disponeva la sospensione dei provvedimenti, ritenuto che appare estremamente grave e urgente il pericolo per la collettività che discenderebbe dall’immediata disattivazione dell’Unità Coronarica, dalla chiusura del reparto di Psichiatria, nonché dalla soppressione dell’Unità di Urologia, ove prevista anch’essa nel piano di riorganizzazione, dell’ospedale di Atri.

3.                   Con nota del 13.9.2011 si comunicava alla Direzione Generale della ASL di Teramo il deposito del decreto cautelare e si invitava a darvi esecuzione.

4.                   La Direzione Generale, in data 14.9.2011, con nota n. 14182/11 recante disposizione di servizio, stabiliva il ripristino con effetto immediato, di tutte le attività antecedenti i provvedimenti aziendali inerenti l’Unità Coronarica, l’Unità di Urologia, il Servizio di Diagnosi e Cura del reparto di Psichiatria, sia pure con la giustificazione di importanti motivazioni organizzativa. L’effetto, in ogni caso, era che le Unità operative potevano riprendere la loro normale attività e, in particolare, la Psichiatria riprendere i ricoveri.

5.                   Con nota del Direttore del Dipartimento di Salute Mentale del 15.9.2011, prot. 969, era, però, nuovamente disposta la sospensione dei ricoveri presso la Psichiatria dell’ospedale di Atri e la chiusura del reparto con le dimissioni dell’ultimo paziente ricoverato. Si motivava la disposizione con asserite carenze di personale.

6.                   Con nota dello stesso 15.9.2011, si diffidava la Direzione Generale a dare esecuzione al Decreto cautelare procedendo all’immediato ripristino della funzionalità ed operatività del Servizio Psichiatrico dell’ospedale di Atri.

7.                   Ci troviamo di fronte ad una evidente violazione del decreto monocratico n. 3901/11 concesso da codesto Ecc.mo Consiglio di Stato e, pertanto, si rende necessario rivolgere istanza al Giudice che ha emanato la misura affinché adotti, come statuito dall’art. 59 c.p.a., le misure attuative ritenute idonee.

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Va messo in evidenza come il provvedimento del Direttore del Dipartimento di Salute Mentale costituisce una grave violazione del Decreto Monocratico concesso sol che si consideri quali sono gli effetti che determina. Esso, in definitiva, elude completamente la tutela cautelare concessa dal Decreto monocratico e, quindi, si traduce in una inottemperanza al provvedimento giudiziario medesimo.

In effetti, limitandoci alla vicenda relativa alla Psichiatria dell’ospedale di Atri, con la misura cautelare provvisoria, il Consigliere Delegato ha sospeso un provvedimento (la nota del 1°.9.2011, prot. 915) che stabiliva la sospensione immediata dei ricoveri e, di fatto, la disattivazione del reparto con le dimissioni dell’ultimo paziente ricoverato. La nota del 15.9.2011, emanata dallo stesso Direttore riproduce esattamente gli stessi effetti del provvedimento sospeso con la conseguenza che essa concreta una violazione della misura concessa.

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La gravità del comportamento dell’Amministrazione che, in questo modo, non ottempera ad un provvedimento giudiziario perché non esegue quanto in esso stabilito, è tanto più grave se si considera che ci riferiamo ad un reparto ospedaliero e, per di più, di fronte ad una Unità Operativa che vede coinvolte patologie del tutto peculiari. Non tiene, infatti, conto dei deleteri effetti che una azione siffatta (dapprima si ripristinano i servizi in apparente esecuzione del Decreto cautelare e il giorno dopo se ne dispone la disattivazione)ha sulla salute dei pazienti psichiatrici i quali, già affetti da patologie complesse, vengono ulteriormente disorientati e, con essi, le famiglie che vedono nel ricovero che si rende necessario nelle fasi acute della malattia, l’unica salvezza in situazioni spesso drammatiche.

Ci troviamo, per altro, di fronte ad una misura assolutamente illogica e irrazionale dal momento che:

- l’asserita carenza di personale non è una evenienza che emerge nell’arco di 24 ore soprattutto se si considerano le situazioni rappresentate; il principio di buon andamento dell’amministrazione impone che la copertura di posti che si renderanno vacanti sia disposta per tempo;

- non è possibile disattivare un servizio – per di più sanitario – per il fatto che non vi è personale valendo, semmai, il principio esattamente contrario per il quale, proprio al fine di assicurare continuità terapeutica e assistenziale si provvede per tempo alle necessità (anche in questo caso in applicazione del principio di cui all’art. 97 Cost.);

- la disattivazione della Psichiatria di Atri non pare risolvere il problema dal momento che il numero complessivo di posti letto nella ASL resta 30 (15 a Teramno e 15 a Giulianova) a fronte dei 10 posti per ciascun presidio precedentemente stabiliti. Se vi è carenza di personale, la misura coerente e ragionevole, semmai, doveva essere quella della soppressione dei posti letto di Atri e non quella della redistribuzione tra gli altri due ospedali.

Questi aspetti denotano un carattere dolosamente violativo della disposizione del 15.9.2011 anche perché neanche preceduta da una richiesta di disponibilità di personale alla Direzione Generale e, anzi, si pone in contrasto proprio con le decisioni della Direzione che appena 24 ore prima aveva statuito il ripristino di tutti i servizi.

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Di fronte a questa violazione del dictum contenuto del Decreto cautelare, l’unico rimedio esperibile è quello previsto dall’articolo 59 c.p.a.. Quanto al provvedimento oggetto di ottemperanza e alla competenza dell’Ecc.mo Consiglio di Stato, ci si permette si sottolineare che:

- tra i provvedimenti cautelari che, non essendo eseguiti, possono essere oggetto di istanza di misure attuative ex art. 59, vi sono i provvedimenti cautelari genericamente intesti e, quindi, tra essi vi è anche il decreto monocratico (sebbene le ipotesi siano davvero rare, ma, purtroppo, il caso che ci occupa è una di esse). A ciò si aggiunga anche il richiamo al Titolo I del Libro IV in tema di ottemperanza: ebbene, l’articolo 112, comma 2, lett. b) ci dice che questo giudizio può avere ad oggetto le sentenze esecutive e gli altri provvedimenti esecutivi del giudice amministrativo;

- quanto alla competenza, va sottolineato come il dato letterale della norma - che richiama solo il Tribunale Amministrativo Regionale - debba essere “superato” dal richiamo operato alle norme sul giudizio di ottemperanza e, in particolare, all’art. 113, che stabilisce che il ricorso si propone…al giudice che ha emesso il provvedimento della cui ottemperanza si tratta.

Stante, infine, la particolare urgenza dal momento che la disattivazione del reparto di Psichiatria potrebbe essere imminente, poiché l’articolo 59 dice che l’istanza va notificata alle altre parti, si può applicare la disciplina di cui all’articolo 56, tanto più che il provvedimento da eseguire è proprio un decreto cautelare monocratico e, quindi, si procede alla previa notifica a mezzo fax alle Amministrazioni intimate.

TUTTO CIO’ PREMESSO

il ricorrente fa istanza all’Ecc.mo Consiglio di Stato perché, ritenuta la violazione del Decreto Cautelare n. 3901/11, voglia, ex art. 59 c.p.a., adottare le misure attuative del Decreto cautelare ritenute opportune.

Avv. Simone Dal Pozzo 

17/09/2011 9.53