Teramo: riorganizzazione Provincia fuori tempo. «E le assunzioni abbondano»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «E’ tempo di finirla con la farsa della ristrutturazione della Provincia. Sono tutte fandonie».

Così Maria Cristina Marroni, vice coordinatrice provinciale Fli di Teramo, invita la Provincia a smetterla di parlare della riorganizzazione (in programma dal 2009) e di risparmio, e ad uscire di scena «con dignità» in vista della manovra finanziaria.

La Marroni si riferisce alla bozza che avrebbe dovuto vedere luce nel luglio 2009 «ma che rimase da subito chiusa nei cassetti», dice, «per via del ricorso elettorale intentato dal presidente uscente Ernino D'Agostino. Scusa grazie alla quale l'intera Giunta provinciale era rimasta inerte su tutto per ben tre mesi, salvo percepire i relativi stipendi e dare posti. Così dall'ottobre 2009 la favola della riorganizzazione viene narrata nei corridoi, nelle segreterie di partito e sui giornali, ma mai che riesca a vedere la luce (al contrario di quella del Comune che fu effettivamente approvata proprio nell'ottobre 2009). Ormai è tardi, i tempi sono cambiati.Nella manovra finanziaria in discussione in Parlamento il Governo si è impegnato formalmente e finanziariamente ad abolire le Province nel corso di questa legislatura».

Tutti, secondo la coordinatrice, sembrano essersene accorti tranne l’assessore provinciale al personale, Davide Calcedonio Di Giacinto, «che continua a tenere in vita la storia del ridisegnamento e ad intessere elogi sui risparmi dell’Ente».

Secondo le affermazioni dell’assessore, la Provincia avrebbe risparmiato un milione e seicentomila euro sul costo del personale, ma la Marroni ha forti dubbi e sostiene, invece, che «due milioni e mezzo di euro vengono impiegati per Teramo lavoro e che tutti i risparmi derivano solo e soltanto da pensionamenti non rimpiazzati nè rimpiazzabili per legge».

«La Giunta ha avallato l'assunzione di almeno una trentina di dipendenti nuovi presso Teramo Lavoro fra il 2010 ed il 2011»,dice, « la cui necessità e professionalità è tutta da dimostrare. Stare ogni giorno a disquisire sul risparmio o meno di qualche euro per la presenza di 47 Posizioni organizzative, che ovviamente non si intendono tagliare benchè smaccatamente eccedenti rispetto elle effettive esigenze organizzative (in Comune ce ne sono 23, meno della metà, a fronte del doppio dei servizi gestiti), è come pettinare le bambole mentre l'uragano è fuori dalla finestra».

E la strada da percorrere a questo punto non sarebbe che una secondo la coordinatrice Fli.

«Il presidente Catarra ed i sindacati devono fare è prendere atto della morte annunciata e prepararsi allo scioglimento.

L'unica riorganizzazione possibile, ad oggi, è la seguente: ridurre l'Ente a tre settori (viabilità ed edilizia scolastica, lavoro e formazione professionale, terzo settore nel quale accorpare tutte le funzioni ed i servizi residui), così da facilitare la devoluzione delle strutture e delle competenze nei dipartimenti regionali di destinazione all'esito della cancellazione delle Province».

E l’auspicio è che si snellisca anche l’apparato burocratico che conta 360 dipendenti a tempo indeterminato, una spesa di non poco conto per le casse provinciali e «di utilità dubbia».

«Le esternazioni del vicecoordinatore del FLI, Maria Cristina Marroni, segna un passaggio, brutale e preoccupante, dello stile politico. Mi auguro che la sua rappresenti un'uscita estemporanea e personale dettata da informazioni errate».

Risponde così l’assessore al personale Davide Calcedonio Di Giacinto che rivendica la scelta di diminuire il numero dirigenti che «è stata una scelta, attuata, di questa amministrazione che ha comportato una riduzione della spesa di 1 milione e 600 mila euro».

Per quanto riguarda Teramo Lavoro l’assessore dice che «ci sono le cifre del bilancio e queste parlano chiaro: basta confrontare le somme degli esercizi precedenti alla costituzione della società in house per rendersi conto che a parità di numero di lavoratori, e a servizi invariati, i costi sono ben inferiori».

«Se Teramo Lavoro ha 110 dipendenti e il 90% di essi ha precedenti esperienze a vario titolo con la Provincia dove sono “quella trentina di dipendenti nuovi”?», si domanda ancora l’assessore che bolla come «privo di ogni riferimento logico, funzionale e amministrativo» il suggerimento di ridurre l'ente a tre Settori.

m.b. 03/09/2011 10.07