Centro Fibrosi Cistica Teramo: l'associazione: «adesso andiamo in procura»

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Cosa accade al Centro di Fibrosi Cistica presso l’ospedale Mazzini di Teramo?

La domanda se la pone Sergio Vecchioli, ex presidente della Lifc Abruzzo e coordinatore Macroarea Centro Adriatico per la Lifc Nazionale.

Circa sei mesi fa l’associazione aveva inviato una diffida alle Asl per richiedere la presenza minima necessaria di personale e di avere a disposizione locali per poter esistere e per prevenire e curare la malattia. Ma dalla Lifc non ci sono dubbi: «non abbiamo ricevuto risposta».

Qualche giorno fa, invece, spiega l'avvocato Manola Di Pasquale, «senza che venisse avvisato il responsabile del centro, il dottor Moretti, nè l’associazione, le Asl hanno deciso di smantellare la vetrata che delimitava il piccolo centro iniziando di fatto un vero e proprio smantellamento». La rimozione della vetrata, denuncia il legale, mette a rischio i malati di fibrosi Cistica «che non hanno più un luogo sterilizzato ed una privacy per il malato, ma anche tutto il reparto infantile».

«I pazienti che l’altro giorno si sono recati presso il Centro e lo stesso medico responsabile», racconta Vecchioli, «si sono trovati di fronte ad un cantiere aperto. La situazione di per sè a grave rischio di infezioni per i malati (sia perché la polvere ed i calcinacci veicolano l’aspergillus un batterio molto resistente e pericoloso sia perché senza porte viene a mancare una barriera) ha destato profonda preoccupazione tra genitori e pazienti perché dopo 17 anni dall’istituzione del Centro esso non trova ancora un minimo di autonomia. Non sappiamo di chi sia stata l’iniziativa dei lavori e quali fini essi hanno».

Vecchioli ricorda che ci sono dei fondi che lo stato assegna al Centro ogni anno «svincolati dal budget della Sanità Regionale. Noi vorremmo solo spazi adeguati (l’ambulatorio Day-Hospital è stato bocciato dalla commissione prevenzione rischi ospedalieri) ed un minimo di personale medico e paramedico perché è impensabile che un solo medico possa portare avanti il reparto. Il manager Varrassi ha dichiarato in una intervista dell’altro giorno che lui aveva approvato nel piano di ristrutturazione aziendale il trasferimento del centro da Teramo ad Atri dove c’erano spazi a sufficienza ma che ciò era stato rifiutato dal responsabile del centro». Ma il presidente difende a spada tratta Moretti: «negli ultimi trent’anni ha lottato da solo, non si è mai tirato indietro nei suoi compiti di pediatra, ha fatto le notti e poi i day hospital il giorno dopo invece di riposare accumulando centinaia e centinaia di ore di straordinario tra l’altro neanche pagato, disponibile verso i suoi figlioli (così sono per lui i pazienti) a qualsiasi ora del giorno e della notte anche quando era in ferie. Moretti ha solo eccepito che tanto spazio senza adeguato personale era meno gestibile di Teramo. La multidipartimentalità necessaria alla fibrosi cistica sarebbe stata di molto ridotta ad Atri. Ormai rimane solo la magistratura se a breve non avremo risposte concrete e scritte».

01/09/2011 7.50