Teramo: ancora tensioni sulle sorti dello stadio: arriva il no alla partita

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «Non ci sarà alcuna partita perché lo stadio è inagibile».

A dirlo è il Comune di Teramo che ha motivato così  il suo no all’utilizzo dell’impianto sportivo per le partite di calcio. Ma dall’altro lato della barricata c’è chi sostiene proprio il contrario.

«Lo stadio gode di perfetta salute», ha dichiarato il comitato teramano Giù le mani dal comunale, «è evidente infatti che siamo in presenza di una decisione del Comune che vuol far apparire l’impianto, da sempre stato patrimonio inestimabile per la collettività, un rudere da abbattere».

 E’ un braccio di ferro quello tra Comune e comitato cittadino che ormai si consuma da tempo e che ha ad oggetto proprio lo stadio comunale. Era infatti il 2010 quando la Giunta Brucchi annunciò l’intenzione di intervenire sulla struttura per buttarla giù. Decisione che probabilmente rientrava in quel programma di ristrutturazione urbana mal digerita dai cittadini. E’ per questo che il comitato Giù le mani dal comunale diede inizio alla raccolta firme per indire un referendum che decidesse le sorti della struttura.

Ad animare i promotori dell’iniziativa furono «entusiasmo e passione nella difesa di un pezzo di storia della città, un campo di calcio da integrare meglio con il tessuto urbanistico per trasformarlo ancora di più in un luogo verde, di sport e di incontro che facesse da argine ad una speculazione edilizia» aveva detto Siriano Cordoni, capogruppo Idv al Comune di Teramo che si era fatto garante della raccolta di firme.

Ma, nonostante fossero state raccolte le firme necessarie per indire un referendum (5000) , l’amministrazione Brucchi disse «che non c’era più tempo perché i lavori dovevano iniziare immediatamente», anche se oggi sembra tutto fermo. «Nonostante i cittadini, attraverso lo strumento democratico del referendum», ha commentato il comitato, «si fossero pronunciati contro l’abbattimento dello stadio, il bisogno di dover abbattere per lucrare era talmente forte da invalidare un atto democratico e da censurare qualsiasi possibilità di libera espressione e di partecipazione collettiva su una tematica di estrema importanza».

 E il comitato annuncia che continuerà la campagna in difesa del comunale «nonostante l’ulteriore divieto adottato dai soliti noti e nonostante il rammarico di tanti tifosi nel non poter vedere uno stadio gremito dalla passione della gente». «Siamo stanchi  di subire condanne», conclude, «solo perché manifestiamo il nostro diritto, come già è accaduto per Davide Rosci, il giovane teramano condannato a tenersi a debita distanza dal primo cittadino («50 metri») per questioni di sicurezza dopo averlo contestato pubblicamente. Proprio per questo chiediamo a tutti di continuare ad appoggiare in modo ancor più massiccio le iniziative che saranno prese d’ora in avanti a tutela di un simbolo di Teramo ma anche di uno spazio pubblico che deve rimanere tale, continuando a svolgere le funzioni di aggregazione sportiva e giovanile che sempre ha avuto».

26/07/2011 11.22