? Arrivano i soldi per il rischio idrogeologico del fiume Tordino

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Soddisfatto Claudio Ruffini  presentatore dell’emendamento.  Presto arriveranno i soldi per la difesa idrogeologica del fiume  Tordino.

La notizia è stata resa nota nell’ultimo Consiglio Regionale di martedì scorso . L'assessore ai Lavori Pubblici. Angelo Di Paolo,  rispondendo ad un’interpellanza ha riferito che è stato previsto un Atto  Integrativo al Piano delle Opere Idrauliche 2010-2012 che stanzia somme  per la sistemazione idraulica del fiume Tordino, così come era stato  richiesto dal consigliere Ruffini con un apposito emendamento che  portava la firma bipartisan dei consiglieri regionali Di Matteo (Pdl),  Ruffini (Pd), Rabbuffo (Fli).
«Sono soddisfatto», dice Ruffini «è stata riconosciuta l’assoluta  priorità di quel tratto della Teramo-mare spesso interessata da esondazioni che causano frane e crolli della carreggiata».

Questo tratto  è infatti caratterizzato da un marcato restringimento dell’area golenale  per la presenza di infrastrutture parallele all’alveo del fiume, ovvero  la strada provinciale 25A in sponda destra e la recente variante alla statale 80 
 cioè la Teramo-Mare in sponda sinistra. Tale configurazione impedisce al  fiume la naturale prosecuzione mentre in casi di eventi di piena la  sezione dell’alveo appare assolutamente inadeguata al deflusso, con  notevole rischio di esondazione per gli insediamenti e le infrastrutture  limitrofe.
«Era necessario intervenire con urgenza in modo da eliminare il  restringimento dell’alveo del fiume Tordino al fine di evitare che ad  ogni esondazione si possano creare situazioni di pericolo pubblico alle  viabilità adiacenti», spiega Ruffini, ricordando che questo è il tratto  che già nel 2009 ha ceduto alle forti piogge e che per poco non ha  causato la perdita di vite umane.
Il problema è che l’attuale configurazione impedisce al fiume la  naturale divagazione meandriforme, tipica dei nostri fiumi in condizioni  di magra, mentre in casi di eventi di piena la sezione appare  assolutamente inadeguata al deflusso.
«La provinciale si trova, in alcuni tratti, praticamente al centro del demanio», spiega Ruffini. «L’alveo risulta ristretto di ben 50-60 metri,  contro gli originari 100-120 metri. Questa situazione rende di fatto difficile ed antieconomico proteggere la suddetta strada in quanto  qualunque opera, alla lunga verrebbe divelta dalla corrente».  La soluzione ottimale al problema è quella di delocalizzare la  viabilità. Tuttavia lo spostamento risulta di difficile applicazione per  la Teramo-mare, in quanto, oltre che per i costi molto elevati, le aree  retrostanti sono ormai sature. Per quanto attiene la strada provinciale, 
 invece, l’operazione sarebbe di facile attuazione, visto che le aree  retrostanti sono libere da costruzioni e l’arretramento dall’attuale  alveo, potrebbe essere significativo, dell’ordine di 40-50 metri.

17/06/2011 9.39