Omicidio Melania, spunta altra amante. Parolisi: «ci state rovinando la vita»

Alessandro Biancardi

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ASCOLI PICENO. Uno zainetto tattico, un sacco di plastica con all'interno degli anfibi e un plaid da pic nic, altri oggetti che i cronisti in attesa non hanno potuto vedere.

E' durata circa tre ore, dalle 15:30 alle 18:30, la perquisizione fatta ieri pomeriggio dai carabinieri nell'abitazione di Folignano dove Salvatore Parolisi abitava con la moglie Carmela Melania Rea e la figlioletta Vittoria.

I militari se ne sono andati via con un 'bottino' che dovrebbe aggiungere altri tasselli a un'inchiesta, quella sulla morte di Melania, che si presenta dannatamente complicata.

La perquisizione è stata molto più approfondita di quella fatta nell'immediatezza della scomparsa di Melania, quando nella casa di Folignano erano arrivati tutti i parenti della donna da Somma Vesuviana.

Questa volta i militari, al comando del colonnello Alessandro Patrizio, cercavano qualcosa di più specifico: materiale informatico, forse una chiavetta Usb, scritti e appunti di Melania.

Gli investigatori - hanno operato sia i Ris che i Ros - cercano di appurare se la Rea avesse ricevuto minacce o messaggi equivoci, e vogliono approfondire le amicizie della coppia.

Due i computer già sequestrati: uno fisso, utilizzato dalla famiglia, e il portatile di Salvatore, da lui consegnato solo alcuni giorni fa.

Con questo pc Salvatore chattava con Ludovica, la soldatessa con cui aveva una relazione, attraverso un profilo su Facebook, con l'avatar 'Vecio Alpino'.

Anche nel caso della perquisizione, com'é stato per le lunghe audizioni cui si è prestato nei giorni scorsi, Parolisi non ha chiesto la presenza di un avvocato, e pertanto resta ancora non indagato. Salvatore, accompagnato dal fratello Rocco e dalla sorella, si è infastidito quando ha visto i giornalisti assediare casa sua, e se n'é andato non appena i carabinieri hanno portato via l'ultima busta.

In mano, aveva uno scatolone dai colori sgargianti, forse giocattoli della piccola Vittoria. Immagine palpabile di una normalità interrotta in modo assurdo.

«Siamo a disposizione - ha detto Rocco, l'unico a parlare - e ce ne andiamo appena avremo firmato i verbali».

Poi, una tirata contro i giornalisti: «Capisco il vostro lavoro, ma state distruggendo famiglie. Quando verrà a galla la verità vi accorgerete che avete distrutto qualcuno».

E per farla venire a galla, quella verità, gli investigatori e gli inquirenti lavorano a ciclo continuo: decine e decine le persone sentite, molte dell'ambiente di lavoro di Parolisi, caporalmaggiore al Rav Piceno.

Ma anche testimoni, che sarebbero preziosi, dell'eventuale presenza di Melania a Colle San Marco quel 18 aprile. Per questo sarebbe stata convocata anche una commerciante che potrebbe essere la donna vista da due amici che si trovavano al pianoro quel giorno.

Ma Carmela Rea, lì, nessuno l'ha vista con certezza. Collocarla sul posto farebbe tirare un sospiro di sollievo a Salvatore, ma complicherebbe la vita a chi indaga. Perché i tempi, comunque la si metta, sono sempre troppo stretti.

Se invece Melania sul Colle San Marco non c'é mai stata, ed è andata direttamente nella pineta di Ripe di Civitella, dove è stata uccisa, allora il rebus sarebbe meno complicato.

«SPUNTA UN'ALTRA AMANTE»

Secondo il quotidiano La Stampa in queste ore sarebbe saltata fuori un'altra amante di Parolisi «un’altra soldatessa» anche lei romana come Ludovica, «26 anni, ex allieva di Salvatore. Si chiama Rosa e vive Roma con il fidanzato».

«Questo secondo tradimento è venuto a galla grazie alla testimonianza di un collega di Salvatore». Il caporalmaggiore, invece, avrebbe taciuto agli inquirenti questa vicenda, nonostante da settimane gli stiano chiedendo di raccontare tutto. Anche i dettagli della sua vita privata che potrebbero avere significati importanti per l'indagine. Un traditore non è per forza di cose un assassino, hanno ripetuto con cautela gli inquirenti, ma la doppia vita è un indice concreto di una personalità. E la personalità di Parolisi in queste settimane è sotto la lente di ingrandimento di chi indaga.

LA SCENA DEL DELITTO 

Si ridimensiona intanto il giallo sulla conoscenza del sottufficiale della scena del delitto a Ripe di Civitella. Il militare certamente non ha riconosciuto il bosco da foto scattate dall'amico Raffaele Paciolla (che ha sempre negato di averlo fatto), né da altri, ma dalla descrizione di massima che gli è stata fatta e sufficiente a capire che in quel posto c'era già stato con la moglie e per le "continuative" in ambito militare. Secondo fonti investigative non risulta poi che Parolisi abbia invece mai descritto con precisione la posizione del cadavere, che non poteva conoscere, non essendo stato sul posto al momento della scoperta del corpo, ma solo due giorni dopo per un sopralluogo con inquirenti e investigatori.

20/05/2011 9.30