Omicidio Melania Rea, il marito: «farò test dna»

Alessandro Biancardi

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ASCOLI PICENO. «Sono disposto a dare anche il mio sangue per il Dna»: Salvatore Parolisi, il marito di Carmela Melania Rea, è disposto a fare tutto per far cadere i sospetti che da alcuni giorni si sono concentrati su di lui.

L'uomo non è indagato ma da 48 ore sente la pressione degli investigatori che continuano ad analizzare, punto per punto, la sua versione dei fatti, a cercare particolari.

Lui, anche per far luce sulla propria posizione, da due giorni ha cominciato a parlare con i giornalisti. Mercoledì è stato ospite della trasmissione Chi l'ha visto?, dove ha ribadito la sua innocenza.

Ospite da Federica Sciarelli il militare ha ripercorso gli attimi precedenti alla scomparsa: «Melania mi ha detto che doveva andare in bagno. Volevo andare con lei, poi mi ha fermato...mi ha detto resta qui, continua a giocare con la bambina».


E così ha fatto. Salvatore è rimasto nei pressi dell'altalena insieme alla figlia di 18 mesi. La moglie non ha più fatto ritorno.

 

Ieri pomeriggio Salvatore si è concesso ai microfoni de ''La Vita in diretta''. Proprio nel corso di quest'ultima intervista ha annunciato di essere pronto anche a sottoporsi all'esame del Dna per far cadere i sospetti che lo accerchiano. Parolisi nei giorni scorsi ha già spontaneamente consegnato i vestiti che indossava il giorno della scomparsa della moglie e le chiavi dell'auto, che non è sotto sequestro.

Sull'auto, peraltro, sono state trovate tracce ematiche sul sedile accanto a quello del guidatore. Parolisi non ha saputo dire come mai si trovino lì. Non ha escluso che possa averlo perso lui stesso durante le attività di addestramento delle soldatesse del vicino Reggimento, dove insegna tecniche di movimento e si aspettano le analisi di laboratorio per escludere che siano di «origine animale».

Ad individuare le tracce, non senza fatica, sono stati i cani molecolari. La giovane donna, peraltro, è morta praticamente dissanguata: sul luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere vi sono, sì, tracce di sangue, ma non nella quantità - almeno due litri - che la Rea ha perso  dopo essere stata accoltellata.

Motivo per cui gli investigatori restano convinti che la donna abbia subito una prima, violenta, aggressione in un luogo diverso da quello della scomparsa, Colle San Marco, e quello dove è stata ritrovata cadavere, al Bosco delle Casermette alle Ripe di Civitella (Teramo).

Possibile, quindi, che la Rea sia stata lasciata agonizzante al Bosco delle Casermette. Sul luogo della morte il medico legale Adriano Tagliabracci si è riservato di fornire indicazioni, mentre ha già consegnato ai magistrati una pre-relazione sull'autopsia i cui risultati sono attesi fra una decina di giorni circa. 

 

 

Intanto uno scontrino, la cui data risalirebbe al giorno della scomparsa di Melania Rea, o al giorno successivo, è stato trovato in un cestino di rifiuti nell'area pic nic del Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella, dov'é stato trovato il cadavere della donna.

Lo scontrino giustificherebbe l'acquisto di generi alimentari, forse un panino e una bibita. Il ritrovamento è importante perché sapere da chi è stato lì qual era lo stato dei luoghi aiuterebbe a stabilire la tempistica degli eventi. Da qui, un appello da inquirenti e investigatori a chi si è trovato in zona a farsi avanti.

29/04/2011 7.50