«Ho contestato il sindaco Brucchi non l’ho aggredito», parla Davide Rosci

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Su di lui si è scritto molto negli ultimi giorni. Il prefetto Eugenio Soldà ha annunciato che dopo questo episodio ci sarà «tolleranza zero» nei confronti dei contestatori e il servizio di sicurezza intorno al primo cittadino è stato anche rafforzato.

 

 

Ma oggi Davide Rosci «un libero cittadino», come si definisce lui, vuole raccontare la sua versione dei fatti «rivisitata e corretta» e assicura: «non sono un violento».

«Mercoledì scorso», racconta l'uomo, «ero a spasso nei pressi di Piazza Martiri con un mio amico», lì ha riconosciuto il sindaco e «senza pensarci troppo, e vedendolo in abiti non istituzionali», ha criticato il trattamento riservato a coloro che, «con fatica e devozione, avevano raccolto 5000 firme per esercitare un diritto sacrosanto, quale quello di poter esprimere, tramite referendum, la propria volontà sulla destinazione del vecchio e caro stadio comunale».

Rosci ha continuato per un pò a ringraziarlo con tono sarcastico «per averci preso in giro dopo che avevamo rispettato tutti i passaggi».

«Poi gli ho chiesto», continua il racconto, «“Come ti sentiresti se a fine mese, dopo aver lavorato duramente, l’ospedale di Teramo non ti pagasse lo stipendio? Saresti contento? Questo è quello che tu hai fatto con noi».

«In modo arrogante e provocatorio», va avanti Rosci, «mi rispondeva così: “Perché tu lavori?” Incredulo per il modo di fare della massima figura istituzionale di Teramo, rispondevo secco e deciso: “Guarda che con il mio lavoro pago anche i tuoi due stipendi pubblici, quello di sindaco e quello di medico.” L'ho invitato a mettersi in aspettativa perché il “lavoro” di sindaco è impegnativo e non era giusto che lui percepisse due stipendi pubblici. Intanto anche altri cittadini lo invitavano a fare lo stesso e la discussione si è accesa perché il democraticissimo sindaco mi ha invitato a colpirlo fisicamente con frasi: “Ora che vuoi fare, mi vuoi pure menare?“ Per tutta risposta gli dicevo che non avendo più dieci anni non mi sarei abbassato al livello delle sue provocazioni, per poi fargli fare la vittima sui mezzi di informazione».

«Il suo modo di fare e la nostra determinazione», continua l'uomo, «ha fatto si che si creasse un campanello di persone che, nel frattempo, inveiva contro Brucchi il quale, non avendo argomentazioni e capacità di replicare, pensava bene di chiamare la polizia. Nel frattempo io e il mio amico ci siamo allontanati tra gli applausi dei presenti».

«Se contestare una persona», chiude Rosci, «con argomentazioni ben precise sul suo operato, vuol dire aggredirla, allora sono un aggressore. Se far valere i propri diritti, quale la libertà di espressione, è un reato, allora sono colpevole!». «Forse ho alzato un pò i toni», ammette l'uomo, «forse ho utilizzato un linguaggio colorito, ma purtroppo o per fortuna io sono fatto così!». Rosci chiede infine al prefetto «di indire tavoli urgenti per le vere emergenze di Teramo, quali la necessità di alloggi per coloro che non hanno un tetto o che vivono in case fatiscenti o la crescente disoccupazione, e non perché un Sindaco con la coda tra le gambe ha fatto una figuraccia pubblica».

A coloro che hanno dato solidarietà a Brucchi «chiedo di informarsi prima di prendere posizione, per evitare di male interpretare ciò che

 17/09/2010 18.00