Omicidio Goffo, perizia balistica sulla pistola del tecnico della questura di Teramo

Alessandro Biancardi

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ANCONA. Venerdì si potrà forse accertare la responsabilità di Alvaro Binni, tecnico della Questura attualmente applicato a Teramo, nell’omicidio di Rossella Goffo.

La donna, 46enne funzionaria della Prefettura di Ancona, è scomparsa a maggio dello scorso anno, e il suo cadavere fu ritrovato solo diversi mesi dopo.

La Procura di Ascoli Piceno, infatti, il 22 aprile prossimo affiderà l'incarico per una perizia balistica che servirà a comparare i tre bossoli trovati nella zona di Colle San Marco, dove è stato rinvenuto il cadavere, e la pistola d'ordinanza di Alvaro Binni, indagato per omicidio volontario premeditato.

L'uomo, difeso dall'avvocato Nazario Agostini, attualmente non detiene l'arma, che non è sotto sequestro ma gli è stata tolta per motivi precauzionali dopo il ritrovamento del corpo della Goffo. Binni, applicato alla questura di Teramo per motivi d'opportunità, non è mai arrivato in Abruzzo perché ha presentato un certificato medico. Rispetto all’omicidio si è sempre detto estraneo all'accusa, tanto che il suo difensore ha chiesto l'archiviazione, sostenendo che non aveva alcuno motivo per uccidere la donna.

Della vicenda, che sconvolse la tranquilla vita della funzionaria della prefettura, si è occupato anche “Chi l’ha visto?”.

Il cadavere di Rossella Goffo fu ritrovato parecchi mesi dopo l’omicidio, verificatosi a maggio dello scorso anno.

La donna, originaria della provincia di Rovigo, lavorava dal 2009 alla prefettura di Ancona, dove aveva preso una stanza in affitto in un appartamento che condivideva con due giovani donne.

Il 3 maggio, dopo un fine settimana trascorso in Veneto, ripartì alla volta di Ancona. Quella è stata l’ultima volta che il marito l’ha sentita, anche se due giorni dopo fu avvistata nei pressi della sua sede di lavoro. In quei giorni le coinquiline non erano a casa, ma hanno riferito che dalla stanza la donna ha prelevato tutte le sue cose.

Di lei, però, non si sa più nulla fino al 7 gennaio, quando due cani da tartufo disseppellirono delle ossa umane in un campo nei pressi di Colle San Marco, a una quindicina di chilometri da Ascoli. I successivi accertamenti confermarono che quei resti erano proprio di Rossella Goffo.

Per l’omicidio, intanto, era già stato sospettato, e finito nel registro degli indagati, un tecnico della questura ascolana, Alvaro Binni, che con la Goffo pare avesse avuto una relazione.

Le indagini avevano infatti permesso di ipotizzare che il giorno successivo alla scomparsa la vittima aveva incontrato Binni, 41 anni, sposato e padre di 4 figli, con cui c’era stato un diverbio.

La loro relazione, secondo alcune testimonianze, era iniziata da tempo. Entrambi lavoravano a Rovigo, dove si erano conosciuti. Lui, residente ad Ascoli, aveva chiesto il trasferimento nella Marche, e lei, per stargli più vicino, l’aveva seguito.

Ma secondo l’uomo non c’era nessuna relazione, ma solo un sentimento a senso unico da parte della donna, tanto che lui l’aveva anche denunciata per stalking.

Gli investigatori ipotizzano come movente la volontà di Binni di non mettere a rischio la propria famiglia, anche se l’uomo continua a ribadire che non c’era stata alcuna relazione.

Ora la perizia balistica potrà forse fare luce sulla vicenda, e accertare se è stata la pistola di ordinanza a sparare e uccidere la donna.

19/04/11 11.29