Chiodi:«l’ospedale di Atri non chiude»

Alessandro Biancardi

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ATRI. Di un nuovo ospedale a Giulianova da costruire se ne vocifera da tempo. Oggi la notizia apparsa su quaclhe giornale si lega indissolubilmente con quella della chiusura del nosocomio di Atri.

«Le notizie diffuse dalla stampa in merito alla chiusura del San Liberatore ed alla realizzazione di un nuovo ospedale a Giulianova sono false e prive di alcun fondamento»

Queste le dichiarazioni del sindaco di Atri Gabriele Astolfi. Nel corso dell’ultima riunione del comitato ristretto dei sindaci dello scorso 5 aprile l’argomento «non è stato assolutamente oggetto di discussione», sostiene il primo cittadino che parla anche di «fantasie di una parte della classe politica giuliese e non solo,  che prosegue nella strumentalizzazione della sanità e nella diffusione di illazioni e inesattezze, senza alcun rispetto dei fatti, degli operatori del settore e soprattutto della collettività».

Nel corso dell’incontro, spiega il primo cittadino, è stato ufficializzato il Piano di sviluppo ed investimenti per il San Liberatore che, «per la prima volta dopo anni, manifesta la volontà di dare un futuro ed un progetto a lunga scadenza per l’ospedale».

E' stato confermato l’aggiornamento della gamma camera e la riapertura del servizio di Medicina Nucleare,  il potenziamento della diagnostica radiologica con una Tac a 16 strati ed una risonanza magnetica.

Prosegue, inoltre, l’iter per la conduzione universitaria dei reparti di Cardiologia ed Odontoiatria e l’attivazione del centro di Celiachia e Fibrosi cistica che da Teramo vengono trasferite ad Atri, mentre l’Endocrinologia verrà potenziata con l’unità di malattie dismetaboliche. L’unità operativa di Urologia avrà la possibilità di razionalizzare la sua attività con l’acquisto di un Litotritore a parità di organico, l’Utap è ormai attività consolidata e sono in corso di definizione due progetti importanti relativi alla riabilitazione fisica e all’analgesia del parto.

«Sono costernato dalle notizie diffuse a mezzo stampa», continua Astolfi, «e mi sento in dovere di rassicurare gli operatori della sanità e soprattutto la cittadinanza sulla reale situazione: non esiste alcuna ipotesi  di chiusura dell’ospedale San Liberatore sul quale, al contrario, sono stati dirottati considerevoli investimenti».

Anche il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, nella sua veste di presidente del Comitato Ristretto dei sindaci, smentisce la notizia della chiusura. «Non è ammissibile», dice il primo cittadino, «che si ricorra a strumentalizzazioni per avvalorare proprie ipotesi; la sanità teramana ha bisogno di risposte certe e concrete e questo Comitato sta lavorando in tal senso, tenendo conto delle reali esigenze che vengono dal territorio. Battaglie politiche di parte non sono più tollerabili».

Eppure anche oggi il sindaco di Pineto Luciano Monticelli ritiene che il pericolo chiusura sia dietro l'angolo. «La chiusura dell’Utic è un primo passo verso il forte ridimensionamento della nostra struttura sanitaria. Alla fine ci ritroveremo con un ospedale senza eccellenze, senza neppure più quei servizi essenziali. Sono tutti sudditi di una politica che tiene conto solo di forti interessi, fregandosene della salute dei cittadini. E guardate che parliamo di una vasta area».

Utilizza gli slogan di sempre il commissario straordinario e presidente della regione, Gianni Chiodi:«Stiamo lavorando per risanare il sistema sanitario, per migliorare la qualità delle prestazioni, per rendere i servizi razionali e fruibili per tutti. In questa logica operativa», dice Chiodi, «non è mai stata prevista o ipotizzata alcuna chiusura, né ridimensionamento, dell'ospedale 'San Liberatore' di Atri che invece sarà rafforzato sempre più per diventare punto di riferimento per il territorio».

«Per attualizzare la sanità», aggiunge, «stiamo invece portando avanti un piano di riconversione di cinque presidi, Pescina, Guardiagrele, Tagliacozzo, Casoli e Gissi, che già sta fornendo risposte positive. Per Atri non è prevista la dismissione di alcun reparto, ma è in atto una politica di riqualificazione, attraverso il coinvolgimento di figure professionali di valore provenienti dalle Università e la dotazione di attrezzature diagnostiche all'avanguardia».

07/04/2011 18.04