IL DOCUMENTO

Dirigente comunale indagato. Pd: «sindaco sapeva: ecco le prove»

Il documento che proverebbe il debito del Comune nei confronti della ditta siciliana

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La diffida

La diffida

TORTORETO. Il sindaco di Tortoreto, Generoso Monti, era a conoscenza delle transazioni a nome del Comune disposte dal indagato per peculato e poi. E lo sapeva ancora prima che fosse aperta l’inchiesta a carico del funzionario.

A confermarlo è la diffida di pagamento di una ditta di Caltagirone indirizzata a sindaco e funzionario ad ottobre 2011.
Cadono dunque le giustificazioni di Monti che sin dall’apertura dell’inchiesta ha dichiarato di essere sorpreso ed all’oscuro di tutto.
I fatti si riferiscono all’indagine per peculato aperta dalla Procura di Teramo a carico di Pasqualino Saccuti dirigente del settore Finanze del Comune di Tortoreto, lo scorso febbraio. Il dirigente avrebbe tentato di acquistare un auto di grossa cilindrata per circa 100mila euro oltre ad aver disposto una serie di operazioni finanziarie in nome del Comune.
Sin da subito sindaco ha preso le distanze dalle vicende. Ma qualcosa non ha convinto il Pd Tortoreto che ha voluto vederci chiaro.
Durante la seduta consiliare del 27 febbraio scorso il consigliere Mauro Postuma (Pd) ha chiesto al sindaco se fosse a conoscenza delle operazioni messe in atto dal dirigente (due transazioni effettuate dal dipendente presso i negozi, Fargetta e Bortolussi). Monti, secondo quanto riferito dal Pd Tortoreto, «ha negato asserendo di essere stato all’oscuro di tutto. A quel punto il segretario generale comunale Maria Grazia Carpone, tirata in causa, ha affermato di essere stata informata delle irregolarità dal sindaco stesso diversi mesi prima che venisse resa nota l’inchiesta giudiziaria e avrebbe parlato dell’esistenza di un richiamo scritto nei confronti del dirigente indagato».

Una ditta dunque secondo quanto detto dalla Carpone ha chiamato il sindaco chiedendogli spiegazioni su un bonifico fatto dal dirigente ed intestato al Comune. Il sindaco ha passato la questione al segretario che ha richiamato il dirigente. Quella ditta è la Fargetta srl di Caltagirone.
Il documento di richiamo-diffida della Fargetta richiesto dal Pd e poi negato risale ad ottobre. L’inchiesta a carico del dirigente è scattata a febbraio 2012. Perché il sindaco ha taciuto? Perché ha negato durante la seduta consiliare di essere a conoscenza dei fatti riguardanti il dirigente? Si chiede il Pd.
Il documento della ditta è datato al primo ottobre 2011 ed indirizzato al sindaco e a Pasqualino Saccuti. Oggetto: diffida al pagamento ordine del 19 settembre 2011. Dice il documento: «in riferimento all’ordine in oggetto ed al bonifico numero come preannunciato telefonicamente vi diffido a provvedere entro e non oltre 10 giorni dalla presente al pagamento della somma di 5.556,40 euro quale corrispettivo della merce ordinata. Al contempo si informa che l’importo del bonifico disposto dal Comune è a disposizione e verrà rigirato al Comune successivamente all’incasso della somma pretesa con contestuale spedizione della merce. Nel caso di un vostro omissivo comportamento mi vedrò costretto a rivolgermi all’A.G. ed a rappresentare i fatti accaduti».

«Ci chiediamo come mai», ha concluso il Pd, «quando l'Ente fu contattato dal negozio Fargetta, il quale riteneva la transazione anomala, gli amministratori non hanno contattato anche l'altro negozio in oggetto al mandato per verificarne l'irregolarità che l'ufficio invece riscontrò fin da subito?Vorremmo sapere quanti, tra assessori e consiglieri, erano a conoscenza di tale documento e quindi del fatto, già dalla fine del mese di settembre. Spieghi il sindaco cosa l'ha spinto a omettere la verità nascondendo la giusta cronologia degli eventi ed il motivo per il quale, non solo non ha contattato i due fornitori, ma in qualità di ufficiale di Governo e quindi di ufficiale di Polizia Giudiziaria, ha omesso di informare tutti gli organi di controllo e di vigilanza preposti».

IL SINDACO: «HO SAPUTO DELLA DIFFIDA SOLO DI RECENTE»

«Nulla è stato sottovalutato sul caso Saccuti». A dirlo è il sindaco Generoso Monti in risposta alle accuse lanciate dal Pd Tortoreto.

Il primo cittadino ha chiarito di aver avuto copia della lettera con la quale la ditta Fargetta ha diffidato  il Comune a pagare la fattura per oltre 5.500 euro, solo il 19 luglio, all’indomani cioè della consegna della stessa copia all’opposizione (e non quando la lettera è stata recapitata in Comune, lo scorso ottobre), come invece attesta l’ opposizione.

Dice Monti: «un dipendente ha informato il sindaco che il consigliere Nico Carusi ne aveva avuto copia, su richiesta, da un altro dipendente. Che la consegna al sindaco sia avvenuta solo il 19 luglio lo sottoscrivono gli addetti al protocollo». La lettera di diffida, sempre secondo la versione del sindaco, all’atto dello smistamento della corrispondenza è stata inviata dal direttore generale direttamente alla ragioneria trattandosi di atto di liquidazione di cui non si conosceva l’esatto oggetto (cioè articoli di abbigliamento sportivo). Sull’originale, infatti, non c’è la sigla che il primo cittadino appone quando gli viene sottoposta la corrispondenza del giorno.

 Il sindaco ha poi precisato che l’amministrazione non è rimasta a guardare ma si è attivata con tutti i mezzi a sua disposizione. Il 4 ottobre (il giorno prima della registrazione della diffida), dice Monti, «abbiamo intercettato una mail con la quale la ditta Fargetta si lamentava della condotta di Saccuti sul ritardato pagamento della somma, chiedendone la liquidazione. Così il 10 ottobre scorso, ho convocato per iscritto il funzionario per sentirlo e lui per iscritto, il 15 ottobre, ha risposto che erroneamente aveva disposto il mandato di pagamento a due ditte, la Fargetta e Bortoluzzi srl. Il 20 ottobre tutto il fascicolo è stato rimesso alla segretaria comunale per il seguito di competenze. Il 31 ottobre il direttore generale, alla fine, a conclusione delle indagini conoscitive e degli accertamenti posti in essere, ha avviato le procedure disciplinari per comportamento negligente a carico di Saccuti».