LA SENTENZA

Escluso dalla scuola musicale «senza motivo». Il Tar gli dà ragione

Bambino escluso dopo un ottimo provino

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Escluso dalla scuola musicale «senza motivo». Il Tar gli dà ragione
GIULIANOVA. La scuola media “Bindi-Pagliaccetti” ha sbagliato ed il Tar dell’Aquila (Sezione Prima) l’ha condannata a pagare.

Infatti, la sentenza nel merito del 27 giugno scorso, depositata in segreteria il 21 luglio, ha accolto il ricorso di Ugo Pepe, rappresentato e difeso dagli avvocati Olga Liberatore ed Albert Pepe, ottenendo il reintegro del figlio nella classe ad indirizzo musicale dalla quale era stato escluso «senza ragioni plausibili».
Sono state accolte tutte le doglianaze del ricorso. Il ragazzo aveva precedentemente partecipato alla prova preselettiva di strumento musicale, risultando fra i primi idonei a partecipare alla classe Strumento Musicale con il punteggio di 20,50 su 21. Praticamente quasi il massimo. Nonostante questa importante qualificazione l’alunno è stato poi escluso «senza motivazione alcuna e senza il prescritto preavviso alla famiglia» dalla graduatoria di ammissione alla classe (formata da 27 elementi, pur a fronte di un massimo di 28) ed inserito in un elenco aggiuntivo, e da qui poi assegnato alla classe prima E dell’Annunziata in via Di Vittorio a Giulianova.

Dopo che il dirigente scolastico non ha dato le risposte che il genitore aspettava quest’ultimo ha deciso di rivolgersi al tribunale amministrativo.
I giudici hanno ritenuto che «tale modus operandi dell’amministrazione scolastica non possa superare lo scrutinio di legittimità, per evidente difetto di motivazione e di travisamento di risultanze istruttorie, anche in relazione al fatto che il criterio del bacino di utenza, che pure sembrerebbe esser stato adottato nel caso di specie (assegnazione della scuola più vicina alla residenza dell’alunno), risulta come noto ormai superato, o comunque fortemente limitato dal diverso principio di libera scelta in capo i genitori della scuola in cui iscrivere il figlio minore, in base all’offerta formativa tenendo conto delle attitudini del minore stesso». Per il tribunale non c’è comunque spazio per «alcun ristoro risarcitorio per equivalente, genericamente richiesto dai ricorrenti» ma ha condannato l’amministrazione alla refusione in favore della famiglia delle spese di lite, liquidate in 2.500 euro oltre agli accessori di legge ed al rimborso del contributo unificato